Negramaro, Il Posto dei Santi live a Che tempo che fa (Testo e video)

I Negramaro hanno aperto la nuova stagione di che Tempo che fa con un’intensa interpretazione de Il Posto dei Santi, una canzone molto importante per Giuliano Sangiorgi.

I Negramaro sono tornati da poco con il nuovo disco La rivoluzione sta arrivando e per forza di cose sono impegnatissimi nella promozione. Per la nuova stagione di Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio, la cui seconda puntata è andata in onda domenica 27 Settembre su Rai 3, la band di Giuliano Sangiorgi è stata ospite in studio e ha presentato proprio un brano del nuovo album dal titolo Il posto dei santi.

Questa canzone, ha spiegato il frontman dei Negramaro intervistato da Fazio, ha un significato particolare: Giuliano Sangiorgi ha raccontato che nasce proprio dalla necessità di parlare di lutti e elaborarli attraverso le parole. Una chiosa importante è arrivata alla fine dell’intervista:

“Io penso che quando pubblichi una canzone poi non appartiene più a te… la riempiono gli altri di significati”.

Qui sotto l’audio completo della canzone, mentre in apertura di post troverete a breve il video dell’esibizione live a Che Tempo Che Fa.

Negramaro, Il Posto dei Santi: testo

Ho leccato via il sale dagli occhi
per saperti più forte degli altri
ho nascosto le pieghe del nostro cuscino perché tu non possa annoiarti
ho rubato l’odore dei sensi
ti ho sentito con il naso che menti
ho tenuto ben stretto tra i denti il respiro per non far sapere i tormenti
ho sentito il rumore del cielo
diventare ogni giorno più grande
ho copiato i frastuoni
che fanno anche gli alberi quando la vita è ingombrante
ho ingoiato il sudore del mare
indossando le nuvole grigie
ho capito che tutto appartiene al resto che manca non solo se esiste
vivere non è abbastanza se
non c’è distanza che
non ti permetta di desiderare
perdersi per poi riprendersi
non è dividersi
siamo sostanza che non può sparire.
ho strappato le ali dei sogni
per cadere ogni volta sui tetti
preferisco restare coi gatti sul mondo che tanto comunque ritorni
e ti accorgi che quello che senti
ha radice nel posto dei santi
ma tradotto nei gesti dell’uomo che sbaglia ogni volta si torna perdenti
ho invitato le nuovi stagioni
per cambiare la pelle del giorno
ho coperto ogni singola parte di pelle del corpo con petali e fiori
ho chiamato per nome coi santi
troppo comodi troppo distanti
li ho convinti ad avere paura di quelli che giocano a fare i potenti.
vivere non è abbastanza se
non c’è distanza che
non ti permetta di desiderare
perdersi per poi riprendersi
non è dividersi
siamo sostanza che non può sparire.
vivere non è abbastanza se
non c’è una danza che
non ti convinca di poter volare
liberi senza rinchiudersi e infine arrendersi a questa stanza che non sa dormire.
mi sono accorto proprio adesso
che non ha muri quest’inverno
dagli occhi passa solo vento
e porta via con se il rimpianto
di un cielo che non si è più spento
illudimi che adesso posso
vivere
vivere
vivere non è abbastanza se
non c’è una danza che
non ti convinca di poter volare
liberi senza rinchiudersi e infine arrendersi a questa stanza che non sa dormire.
a questa stanza che non sa dormire
in questa stanza che non sa dormire
siamo sostanza che non può sparire
non puoi sparire
tu non sparire.

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