Sanremo 2008: il miglior testo è dei Tiromancino

Proprio ieri Sorrisi e Canzoni ha anticipato i testi di tutte le canzoni in gara al prossimo Festival di Sanremo. Poche ore dopo la direzione artistica del prestigioso “Premio Lunezia” ha decretato i migliori scritti, da un punto di vista puramente letterario.Il testo migliore risulta essere quello dei Tiromancino e ottengono pareri molto positivi anche

di dodo

Proprio ieri Sorrisi e Canzoni ha anticipato i testi di tutte le canzoni in gara al prossimo Festival di Sanremo. Poche ore dopo la direzione artistica del prestigioso “Premio Lunezia” ha decretato i migliori scritti, da un punto di vista puramente letterario.

Il testo migliore risulta essere quello dei Tiromancino e ottengono pareri molto positivi anche i brani di Mario Venuti, Eugenio Bennato, Frankie Hi-Nrg e la canzone scritta da Gianna Nannini che sarà presentata da Giò Di Tonno e Lola Ponce.

Di seguito le motivazioni dettagliate.

Si può citare una canzone come quella dei Tiromancino – già Premio Lunezia della Critica 2005 – “Il rubacuori” che gioca su una geniale ambiguità tra il titolo che richiama una situazione da Don Giovanni, disimpegnata e ammiccante, e la tangibilità di cui parla la canzone: la drammatica e tutt’altro che disimpegnata realtà della perdita del lavoro nella descrizione delle azioni di un manager che licenzia trentacinque persone di un’azienda. Il “rubacuori” diventa così, nella pragmatica testuale, un soggetto che con quest’azione ruba la vita della gente, delle famiglie che campavano con quello stipendio. Molto riuscita è anche la citazione di Friedrich Nietzsche nel “Il modo in cui dirglielo, la faccia da fare / sono al di là del bene e del male”, apparentemente buttando lì con noncuranza il titolo dell’opera nicciana, ma catturandone sapientemente tutta la valenza di forma e contenuto.

Merita un occhio di riguardo, inoltre, l’atmosfera del testo della canzone “A ferro e fuoco”, di Mario Venuti, che sembra rispolverare lo stile dell’amor cortese medievale, della “fin’amor” cavalleresca dei trovatori provenzali, con “duelli di cappa e spada”, per combattere il fato e guadagnarsi l’amore della bella. I rimandi testuali ammiccano a questo stile ad esempio nel passo “Se mi battessi per avere un tuo sorriso / a singolar tenzone”. Sarà curioso ascoltare la musica di questo brano, musica che, a detta dello stesso Venuti, mescolerà sonorità rock allo stile medievaleggiante: l’arte che nasce dall’unione della diversità, perfetta complicità, tanto ricercata dal Lunezia, tra musica e testo.

E ancora il Premio Lunezia non può non prestare viva attenzione a un brano come quello di Eugenio Bennato “Grande sud” dal testo che esprime già tutta la magia del miscuglio di particolarismi di tutti i sud del mondo. Il testo unisce buone immagini poetiche a metafore riuscite, come la voce dei braccianti che diventa canzone, canzone del vivere che nel testo diventa memoria storica tramite l’uso del dialetto: e si trova una grande varietà di dialetti, dal sud dell’Italia – il napoletano e il pugliese – allo swahili del Mozambico, fino alla lingua araba. La lingua si fa musica del cuore, della sofferenza e già vengono fuori mille colori e ritmi frenetici: l’uso dei diversi dialetti rappresenta un metodo meta-poetico, in cui il messaggio di fratellanza nella sofferenza e la visceralità dell’essere uomini si racconta nell’arma che permette alle persone di comunicare – la lingua, appunto –, facendolo con ciò che meglio descrive le proprie radici, la propria terra, il proprio essere.

L’esempio di uso sapiente della lingua si ha anche nella canzone di Frankie Hi-Nrg MC. Il testo di “Rivoluzione”, infatti, è tutto giocato nei paradossi della società, denunciandoli tramite le immagini e tramite dei giochi semiotici degli stessi termini: passi come “Afa tutto l’anno – più brevemente affanno” o “Non si fa la rivoluzione, l’hanno detto in televisione… chi c’è andato che delusione! Era chiuso anche il portone” in cui la forza della frase idiomatica “Si chiude una porta, si apre un portone” dà per scontata la prima parte spiazzando così l’ascoltatore, che comprenderà d’impatto solo a livello inconscio il gioco di parole.
Questi stratagemmi servono come le frasi chiare per rendere la sensazione di paradosso e denuncia che è presente in tutto il testo e per temi importanti: il nepotismo, la corruzione, l’egoismo, espressi anche in modo ben più diretto come nel passo “Mettiamo al bando i vertici politici”.
I tre livelli di espressione – di costruzione inedita; di partenza dall’edito e abusato per creare l’inedito; di costruzione edita e abusata – dimostrano una forte padronanza del mezzo espressivo.

Infine va segnalato anche il bel testo di “Colpo di fulmine”, canzone che sarà cantata in coppia da Giò Di Tonno e Lola Ponce, scritta da Gianna Nannini. Il testo è un duetto che descrive lo scoccare della scintilla d’amore tra il personaggio della Commedia di Dante Pia de’ Tolomei – delicatissima figura del V del Purgatorio – e il marito Nello dei Pannocchieschi. Il duetto descrive la nascita dell’amore, il fuoco che avvampa all’improvviso e ciò che davvero lo rende unico è la consapevolezza che quell’amore finirà male, col marito che ucciderà la moglie, probabilmente rinchiudendola in una torre della Maremma: è un dettaglio imprescindibile perché in questo senso assume maggior valore la dolcezza voluta dal testo, l’estasi sognante di un amore che si è voluto fermare alla descrizione dell’attimo. Il testo sembra rivendicare l’inimitabile momento fotografico della nascita dell’amore, alchimia sempre inspiegabile – importante e inequivocabile l’inizio: “Il cuore è chimico / la notte è magica” – e sempre preziosa, anche in una storia finita così atrocemente. Qui si descrive l’amore e, anche se solo per questo attimo, l’amore vince, come a dire: “Anche in tutta questa inumanità, quest’attimo d’amore ha tutta la bellezza del fiore che sboccia, di un momento eterno”.

Via | Premio Lunezia

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