Royal Blood in concerto a Milano, 29 Marzo 2015: foto, scaletta e live report

I Royal Blood asfaltano l’Alcatraz dimostrando che la sostanza del rock è il miglior nutrimento per la musica dal vivo: la recensione del concerto su Blogo.

Il rock è Lazzaro? La domanda è questa, ormai da parecchi anni. Deceduto? Vivo? Se davvero fosse stato dichiarato morto, i Royal Blood devono avergli infuso dell’ottimo sangue per farlo riprendere degnamente e tornare in vita.

Il duo inglese di basso e batteria composto da Mike Kerr e Ben Thatcher può essere definito in una sola parola: solido. O anche compatto, se vi piace di più. Insomma, sanno di pietra tagliente lanciata a bomba contro la plastica di tanta musica moderna.

L’Alcatraz è sold out in anticipo ed è ripieno di gente di tutte le età. Ottimo segno che si spazi dai liceali sovreccitati fino a consumati rocker quarantenni, con magliette nere consunte dal sudore dei troppi concerti vissuti: i due ragazzi sono trasversali e questo è sicuramente un motivo di vanto.

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I Royal Blood salgono sul palco verso le 21.35 dopo i dimenticabili Bad Breeding, che sono troppo ripetitivi e piatti nei loro urli continui nonostante un discreto pezzo di saluto. Mike e Ben mettono le cose in chiaro: scenografia scarna, qualche gioco di luce e fumo, ma qui siamo per la solidità del rock senza fronzoli inutili e manierismi da poser. E che tu sia un brufoloso adolescente o una donna con la borsa firmata alla musica dei Royal Blood non importa, perché la loro grandezza è indubbiamente nel non fare alcuna distinzione, unificando tutto sotto la bandiera avvolgente del rock’n’roll.

Cominciano con la potentissima Hole come da copione e si intuisce subito che non stiamo parlando di scaldarci: siamo già a bollore. L’Alcatraz attende giusto il riff di Figure It Out per esplodere definitivamente, sudando e doppiando con le voci i riff sensuali di Mike al basso. Mike che, peraltro, dimostra di essere un eccellente cantante e in alcuni pezzi supera per intensità emotiva anche i migliori momenti di Matthew Bellamy dei Muse. Il drumming di Ben è una rotolata di sassi continua, esplosiva e travolgente in discesa libera lungo una collina.

Sono di poche parole i due ragazzi di Brighton e d’altronde hanno ragione: ci pensano le loro canzoni a parlare. Si scusano soltanto per il concerto cancellato a Novembre scorso, promettono di tornare, lanciano qualche “f*ck” di prammatica che si capisce essere genuino e proseguono nella cavalcata. Ten Tonne Skeleton è l’apoteosi definitiva, la dimostrazione di quanto una sezione ritmica affiatata possa fare sfracelli senza stare a costruire castelli di marketing sopra.

Si chiude dopo un’oretta di intensità: d’altronde con un solo disco è difficile fare set più lunghi e i ragazzi hanno rinunciato alle cover altrui per allungare il brodo, il che a mio avviso è stata una scelta ottima e coerente con loro. Posto d’onore finale a Out Of The Black e ad un profetico “Merry f*cking Christmas” gridato con le bandiere dell’Italia allacciate al collo tipo mantello di Superman.

Siamo fuori dal buio del rock con i Royal Blood. Che qualche dio della musica misericordioso ce li preservi sempre.

Royal Blood a Milano, 29 Marzo 2015: le foto


Royal Blood, foto del concerto all’Alcatraz di Milano, 29 Marzo 2015

Royal Blood a Milano, scaletta 29 Marzo 2015

Hole
Come On Over
Cruel
Figure It Out
Better Strangers
Little Monster
Blood Hands
One Trick Pony
Careless
Ten Tonne Skeleton
Loose Change
Out Of The Black

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