Enrico Ruggeri contro i talent: “Creano divi senza repertorio”

Enrico Ruggeri, in promozione del suo primo giallo La brutta estate, spara a zero sui talent show in un’intervista al quotidiano Libero

Enrico Ruggeri è rimasto coerente. Già mentre faceva il giudice di X Factor, nella quinta e ultima edizione andata in onda in Rai, si mostrava possibilista sui trionfalismi discografici post-talent, dicendo che bisognerebbe aspettare dieci anni per fare bilanci. Oggi, in occasione dell’uscita del suo terzo libro, La brutta estate (per la prima volta un giallo, degno del suo amore per il Mistero), il cantante si mostra definitivamente scettico sui talent show in un’intervista al quotidiano Libero.

“I meno colpevoli sono proprio i ragazzi che da tali trasmissioni vengono lanciati. le case discografiche non hanno più soldi per fare investimenti a lungo termine su un musicista o un cantante e così chiedono aiuto alla tv, la quale fornisce loro delle ‘star’ a cui è già stata garantita la promozione. Se uno passa da X Factor o da Amici diventa famoso prima ancora di avere realmente iniziato il suo percorso artistico”.

Poi aggiunge, a favore della sua generazione artistica:

“I successi non effimeri sono nati sempre in maniera graduale: l’esordio in un loca,e un primo disco che magari non aveva venduto bene, ma era stato notato da un produttore provvisto di intuito e competenza. Oggi il processo è inverso: questi esordienti vengono trattati da divi senza avere un repertorio alle spalle. Poi nei talent show, per forza di cose, si tende a privilegiare chi canta meglio. Se uno è sulla breccia da trent’anni non è perché santi bene bensì perché ha delle cose da dire: la gente non ascolta Vasco Rossi, Conto o Battiato in virtù del bel canto, ma perché si riconosce in ciò che questi artisti, da decenni, sanno proporre”.

Per Ruggeri oggi non è possibile un’inversione di tendenza, al punto che lancia una provocazione:

“Se oggi apparisse un nuovo De André, sarebbe un fenomeno di nicchia. Premesso che comporre una canzone oggi è molto più difficile di quanto non lo fosse trenta o quarant’anni fa, perché nel frattempo sono stati scritti migliaia di nuovi brani e sperimentate migliaia di combinazioni, qui vedo un problema ulteriore. Il compiacimento del proprio elitario. E’ un fatto che da nessuno dei nuovi musicisti sia ancora arrivato un pezzo capace di lasciare il segno. Uno di quei pezzi che è impossibile non amare”.

Quel che Ruggeri non capisce delle linee di tendenza attuali è l’eccessivo riferimento all’amore, a cui lui preferiva l’attualità:

“Ritengo inconcepibile, in un momento come questo, fare ancora riferimento a vicende minime o a microcosmi privati. E invece continuo a imbattermi in testi a base di ‘A me piaceva lei’ o ‘Tu sei andata con lui…’.

Quindi non guarderà il prossimo Festival di Sanremo?

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