Fabi Silvestri Gazzè, Alzo le mani (Video e testo)

Il trio delle meraviglie fa un nuovo regalo ai fan, il video di Alzo le mani.

di grazias

Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè hanno appena concluso il loro trionfale tour. Giusto in tempo per fare un graditissimo regalo a tutti i fan: un concerto speciale all’Arena di Verona il prossimo 22 maggio. Ma, tornando al presente, c’è una bella novità: proprio oggi il trio delle meraviglie ha pubblicato il video di una nuova canzone che poi apre la tracklist del loro primo album in comune, Il padrone della festa, già disco di Platino. Il titolo del brano è Alzo le mani. E il video è davvero spettacolare.

Nel testo ritroviamo tutta la poesia a cui questo magico terzetto di cantautori ci ha abituati ormai da tempo, mentre il video del brano è stato affidato all’artista Bruno D’Elia che ha realizzato per loro un vero e proprio capolavoro per immagini. Ispirato all’immaginario pittorico di inizio Novecento il clip si avvale di disegni che scivolano gli uni sugli altri in 2D attraversati e uniti da una vecchia locomotiva a vapore.

Gli stessi Fabi Silvestri e Gazzè sono a loro volta immagini inserite in oggetti vivi che danno stabilità alle emozioni. Insomma, tranquilli, si fa prima a vederlo che a spiegarlo. E a questo punto, se vi va, trovate il video di Alzo le mani in apertura del post. Non perdetevi la luna di Méliès. E occhio ai carciofi!

Fabi Silvestri Gazzè – Alzo le mani

Schermata 2014-12-23 alle 15.54.16

Il rumore della pioggia nel pomeriggio.
Le cicale a luglio in un campeggio.
Il suono del traghetto che entra in porto.
La frenata prima del botto.

La sirena dell’ambulanza in avvicinamento;
quella che si sente in guerra guardando in alto.
L’urlo della folla in uno stadio.
Il rumore della vita.

Io non suonerò mai così.
Posso giocare, intrattenere,
far tornare il buonumore o lacrimare.
Ma non suonerò mai così.
Non è solo cosa diversa,
è una battaglia persa: alzo le mani.

Il telefono che squilla quando lo aspetti.
Le dita di mio padre sulla sua Olivetti.
Il cannone del Gianicolo a mezzogiorno.
La serratura, al tuo ritorno.

La campanella che suona il tram quando riparte;
quella che in un attimo svuota la classe.
Il respiro di un bambino lieve.
Il silenzio della neve.

Io non suonerò mai così.
Posso giocare, intrattenere,
far tornare il buonumore o lacrimare.
Ma non suonerò mai così.
Non è solo cosa diversa,
è una battaglia persa: alzo le mani.

E poi capita che un suono sbatta addosso
come un vento di cristallo,
che si aggrappa a una follia,
prigioniero dello stallo come un mare.
E come l’albero d’autunno lascia foglie sull’asfalto
ad ammucchiarsi contro i muri.
Chi si arrende, senza sonno, senza scorie,
senza volti, quella sfilza di respiri.

Io non suonerò mai così.
Posso giocare, intrattenere,
far tornare il buonumore o lacrimare.
Ma non suonerò mai così.
Non è solo cosa diversa,
è una battaglia persa: alzo le mani.

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