Kaligola a Sanremo 2015, Oltre il giardino: testo e video intervista

Kaligola, il rapper tra le Nuove Proposte a Sanremo 2015, si esibisce al Festival: ascolta la canzone, guarda il video intervista e leggi il testo su Blogo.it

Kaligola, o meglio Gabriele, con i suoi 17 anni è il più giovane delle otto Nuove proposte di Sanremo. Si esibisce nella prima sfida di mercoledì 11 febbraio contro i KuTso. Per lui il codice di televoto. E per lui dirige il nonno.
Tenerezza. Ma non passa il turno, battuto con il 41% dei televoti dai Kaligola. In bocca al lupo.

Sanremo 2015, Kaligola, Oltre il giardino: testo e video intervista

Update: Oltre al testo e all’audio della canzone, ecco l’intervista video su Blogo.it di Kaligola che potete ascoltare qui sopra, in apertura post.

Kaligola è tra le Nuove Proposte in gara a Sanremo 2015. La notizia è stata ufficializzata da Carlo Conti che ha inserito il giovane rapper tra gli otto nomi dei finalisti della prossima edizione del Festival. Qui sotto potete ascoltare Oltre il giardino, il brano con cui parteciperà.

Sanremo 2015, Kaligola, Chi è

kaligols

Kaligola è il suo nome d’arte e, all’anagrafe, è Gabriele Rosciglione. Ha 16 anni ed è stato notato già dai media quando era ancora quattordicenne con il brano postato per gioco su Youtube, “Ego sum Kaligola”. Oltre ad essere giovanissimi, è stato anche autore delle musiche, dei testi e anche del montaggio video: ha colpito l’attenzione soprattutto per aver inserito nel suo testo frasi in latino. Il suo canale ufficiale su YouTube è GabboFilm e ha poi inciso il suo primo Ep con sette canzoni, dal titolo “Fanciullino rap”. Un’ispirazione nata a scuola grazie a Giovanni Pascoli e ai suoi contenuti (“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, ma lagrime ancora e tripudi suoi”). Kaligola rivendica una gioia e una malinconia un po’ poetica, senza voler con questo insegnare niente a nessuno, ma con il solo desiderio di esprimere totalmente se stesso.

Sanremo 2015, Kaligola, Oltre il giardino

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Questa è la storia di un uomo senza pi catene
Da dove sia venuto nessuno lo sa bene
Lui conosce il dolore ma lo tiene lontano
Stringe solo ciò che regge il palmo di una mano

Ha affermato la sua mente all’altezza del suo cuore
E dipinge ogni gesto coi colori dell’amore
Ogni grigio mattone è caduto tempo fa
Ora è un uomo diverso senza più necessità

Il suo nome è Giovani ha 64 anni, sorride ogni giorno sin dal primo mattino
Passa il tempo rovistando in un cestino
Qui nel parco lo conosce ogni bambino
Ma nessun vuol sapere o guardare oltre il giardino
La distanza e proiezione di quello che in realtà
Ci è più vicino
Così ciascuno passa avanti e riprende il suo cammino

E non cerca domani
E non sente più ieri
Tra le mani di sabbia
Non trattiene i pensieri
Solo il 10 novembre
Puoi sentirlo gridare

Lo si può trovare sempre al parco comunale
Un angelo barbone che fa guardia contro il male
Per i grandi è solamente un matto da evitare
Ma lui veglia sui bambini perché l’orco può tornare
Come un santo protettore
Scappato dall’inferno
Cammina a piedi nudi
Sia d’estate che di inverno

Ogni falsa speranza è caduta tempo fa
Ora è un uomo diverso senza più necessità
Come un santo mendicante ora non possiede niente
S’è spogliato del passato
Ha lasciato alle sue spalle
La sua forma più arrogante
Si trascina per la strada fischiettando dolcemente
Il dolore pesa meno se disciolto in ogni istante
E la sola melodia che adesso sente
E’ l’eternità illusoria del pensiero

E non cerca domani
E non sente più ieri
Tra le mani di sabbia
Non trattiene i pensieri
Solo il 10 novembre
Puoi sentirlo gridare

Per la gente del quartiere è un povero demente
Che cammina senza meta
con uno sguardo assente, non ricordano che un tempo
Controllava la sua vita ma
che quella di suo figlio dalle dita gli è sfuggita

Il tempo è denaro e non si può sempre giocare
Ti ho portato anche ai giardini, fammi lavorare
Questo sempre diceva, ma è stato tempo fa
Ora il figlio non chiama, non cerca il suo papà

Il suo nome è Giovanni, ha 64 anni
Ha inventato un calendario senza affanni
Solo il 10 di novembre
nella nebbia del mattino
puoi sentirlo urlare il nome di un bambino

E’ il passato che ritorna e lascia senza fiato
Una crepa che si apre nel suo viso ormai strappato
E guardando oltre quel muro puoi vedere il suo destino
Stilla il sangue delle rose sulla neve del giardino

E non cerca domani
E non sente più ieri
Tra le mani di sabbia
Non trattiene i pensieri
Solo il 10 novembre
Puoi sentirlo gridare

Una voce nel vuoto
E un nome che ormai
Non sa più pronunciare.

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