Claudio Cecchetto: “A X Factor mi hanno respinto. Tiziano Ferro? Mi spaventa”

Claudio Cecchetto era stato chiamato per X Factor e ammette di aver sempre avuto problemi con cantanti malinconici come Tiziano Ferro: lo ha dichiarato a Vanity Fair per promuovere la sua autobiografia, In diretta

Claudio Cecchetto ha deciso di ricostruire la sua carriera In diretta. E’ questo il titolo del suo libro autobiografico appena uscito, in cui ripercorre le sue mille vite. Il talent scout più popolare della discografia e della radio – grazie a lui sono nati Fiorello, gli 883, Jovanotti, Amadeus e Gerry Scotti – è ancor’oggi un punto di riferimento per le nuove generazioni. Lo ha ammesso lui stesso su Vanity Fair:

“Ancora tanti ragazzi vengono da me, pensano che io sia Re Mida. Il problema è che dovrebbe esserci uno come me, ma più giovane. Mi guardo in giro, ma ancora non ne vedo”.

Non a caso lo abbiamo visto prima “giudice” di Ti lascio una canzone e poi di Io canto, anche se – come ha rivelato lui stesso – si era pensato a lui per il primissimo X Factor:

“Nella prima edizione, in Rai, mi avevano chiamato ma sono stato un po’ presuntuosetto. Non avendo visto il format, voelvo essere un giudice che partecipasse alla stesura del programma, quindi decisero giustamente che non andavo bene. Poi non se ne è più parlato”.

Oggi, però, segue X Factor con i suoi figli:

“Quest’edizione mi piace molto, apprezzo i giudici. Morgan è un numero uno, Fedez l’ho visto qualche anno fa su YouTube ed l’ho chiamato: volevo dirgli che, nel giro di pochi anni, avrebbe riempito San Siro”.

Cecchetto ha ribadito un’idea già espressa di recente, quella di un talent contrario a The Voice:

“Ho in mente un talent che cerchi l’attitudine artistica più ceh la voce: ormai, come i giovani sono tutti bene, sanno anche tutti cantare. Io prima ti guardo sul palco e poi decido se voglio sentirti cantare”.

Con i suoi artisti lui ammette di aver sempre vissuto in simbiosi:

“Non sono mai stato un discografico, uno che lavora con i numeri, i miei artisti sono sempre stati anche la mia famiglia. In Lorenzo vedevo la passione che ci metteva, lavorava 24 ore su 24 e non l’ho mai visto vestito male. Voglio dire che anche quando aveva una maglietta arancione, si capiva che non l’aveva presa a caso nell’armadio ma era stata una scelta, perché era in armonia con il resto. Jovanotti per me è il più grande artista che abbiamo in Italia. Mi ha dato del suo burattinaio perché è una persona grata. Ma star si nasce: il talento è un dono, il successo è un mestiere. Le star non sono i famosi, ma chi ha una qualità artistica congenita che è come un’aura. Io l’ho sempre vista subito. Tutti i miei artisti, anche Fiorello, arrivavano da me senza essere capiti. Anche dopo mezzo milione di dischi venduti con Jovanotti, c’era chi mi diceva: quello non va bene”.

L’ex dj è profondamente legato a ciascuna delle sue scoperte, anche un po’ egoisticamente:

“Volevo essere troppe cose e sempre al top, e siccome essere al top in tutto è un casino, identificavo qualcuno per farlo diventare il numero uno nel campo che mi interessava. Tutti i miei artisti rappresentano qualcuno che avrei voluto essere: grazie a loro ho vissuto tante vite. Anche il deejay è qualcuno che si fa rappresentare dal lavoro degli altri, i dischi, e sceglie i migliori. Io ho iniziato a farlo perché volevo far divertire la gente in discoteca e, visto che ero stonato e non sapevo suonare, per riuscirci usavo la musica dei numeri uno. Sono stato molto criticato come dj perché nella stessa sera ripetevo i dischi, ma quando faccio una scelta la spingo al massimo, come con i miei artisti”.

Peccato che abbia sempre avuto un problema con Tiziano Ferro e con gli artisti malinconici come lui…

“Con Tiziano, che è bravissimo, mi succede una cosa strana: ascoltare le sue canzoni mi spaventa. Esprime emozioni così intense che io non ho mai provato e mi prende il panico di essere un arido. Poi guardo mia moglie e i miei figli e mi dico ‘Dai, non puoi essere proprio così male’. A volte la malinconia produce anche capolavori. Con un carattere come il mio non credo però sarei mai riuscito a produrre un malinconico”.

De gustibus…

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