Gianni Morandi, Autoscatto 7.0: tutte le dichiarazioni dalla conferenza stampa

Gianni Morandi presenta il suo nuovo disco, Autoscatto 7.0. Scopri tutte le dichiarazioni dalla conferenza stampa!

di grazias

Abbiamo incontrato Gianni Morandi alla presentazione del suo nuovo disco, Autoscatto 7.0. Si tratta di un doppio album, uscito il 25 novembre, che raccoglie venti tra i suoi più grandi successi più il brano Io ci sono e alcune inedite sorprese. Come Lascia il Sole e Amor Mio, canzoni scritte da Cesare Cremonini e reinterpretate per l’occasione dal papà di Uno su mille. Nel corso della presentazione, Morandi ha toccato tutti gli aspetti del proprio successo, lanciandosi anche in esibizioni chitarra e voce davvero impagabili. In apertura ve ne proponiamo una sulle note di Stringimi le Mani, mentre qui di seguito trovate tutte le sue dichiarazioni:

Autoscatto 7.0: il doppio disco

L’ho chiamato 7.0 perché forse avevo paura di dire 70. Ho pensato di fare un’istantanea di quello che sono oggi non potendo dimenticare però la mia storia musicale. Da due anni ho aperto un rapporto con il mio pubblico tramite Facebook e quindi ho pensato che sarebbe stato bello farmi aiutare per la costruzione della scaletta del disco da tutti i fan che mi seguono su quel social. Così è stato. Domandai: “Ditemi quali sono le 20 canzoni più significative della mia carriera” e le risposte arrivarono eccome. Certo, ne ho incise 600 negli ultimi cinquantadue anni, quindi qualche titolo è inevitabilmente rimasto fuori ma sono soddisfatto. Se l’avessi pensata interamente io, forse sarebbe stata leggermente diversa.

Autoscatto 2.0, un disco…social!

La mia canzone preferita del mio repertorio è C’era un ragazzo, è quella in cui più mi identifico. La più votata su Facebook, invece, è stata Uno su Mille che ha avuto un enorme margine di distacco rispetto alle altre. Forse perché è un momento di difficoltà, con tutti questi problemi che capitano. È, comunque, il pezzo che da sempre nei concerti fa più effetto, colpisce moltissimo.

Io ci sono, l’inedito

È indubbiamente una canzone d’amore ma ha un suo significato anche dal punto di vista strettamente professionale. Dice “Io ci sono finché tu lo vorrai” quindi finché c’è gente che mi viene a vedere o che mi cerca su Facebook io ci sono, ma vorrei capire venti minuti prima quando è il momento di mollare. Io guardo Charles Aznavour, 92 anni e ancora fa concerti. Io ho iniziato nel 1962 quando mi incontrai con Migliacci ed Ennio Morricone. Nessuno, me per primo, poteva immaginare che sarei stato ancora qui oggi e a questi livelli. La parola fortuna nella mia vita è sempre presente, diciamo. Ma non si sa mai.

Gianni Morandi, lo stile negli anni

Io ho avuto modo di cambiare e di sperimentare sempre nel corso della mia carriera. Questo soprattutto grazie al fatto di affidarmi ad autori sempre diversi: ho cantato Lavezzi, Battiato, Ramazzotti, Mogol, Migliacci, praticamente tutti! Una canzone di De Gregori quando la ascolti capisci subito che è sua, lui ha uno stile molto più definito del mio. Per quanto mi riguarda, invece, Fatti mandare dalla mamma non è come c’era un ragazzo, per intenderci. È bello avere una varietà nel repertorio anche perché così quando vado a fare la scaletta per un concerto, mi diverto.

Gianni Morandi, la carriera tra alti e bassi

Ho vissuto l’insuccesso. Negli anni Sessanta sono passato da 30 milioni di copie all’anonimato. Questo dipendeva da me perché non mi ero adattato al vento che stava cambiando. In tutti gli anni sessanta i miei coetanei hanno avuto difficoltà. Sono arrivati i Led Zeppelin, c’era un rifiuto verso la canzone italiana. La mia carriera era partita in modo così forte che poi perdere il contatto con il pubblico, vedere che la gente ti guarda con occhi diversi, era stata proprio una bella doccia fredda. Oggi però posso dire di aver vissuto praticamente due carriere, una vita lunghissima. Direi che potrei accontentarmi. Ho avuto fortuna perfino anche quando ho dovuto ricominciare. È ripassato un treno e ci sono salito sopra. Certo, se andassi a vincere l’Oscar sarebbe bello. Ma l’Oscar l’ho già vinto: ho avuto una vita meravigliosa. perfino i miei momenti più brutti sono stati belli. adesso mi tocco le palle ma ho avuto la fortuna di stare sempre bene.

Morandi e Mogol

Mogol mi ha voluto nella Nazionale Cantanti. Musicalmente, però, non era mai soddisfatto di me. Come di nessun altro, del resto. Voleva farmi diventare un crooner, quando sentì Uno su mille profetizzò che sarebbe stata un disastro perché “urlavo troppo e dovevo smetterla”. Nel 1983 la mia carriera non stava vivendo ancora un momento molto buono e feci un tentativo con Sanremo. Mogol mi invita a correre la mattina seguente e io gli rispondo: “Non posso, devo fare la copertina di Sorrisi con tutti gli altri cantanti in gara domani”. Lui, preoccupatissimo: “Non ci andare, sembrerai un ripetente!”. Guardate, ho davvero mille aneddoti su di lui, è una persona speciale. Come vi dicevo, non è mai soddisfatto di nessun artista che gli capita a tiro. Fece le pulci perfino a Celentano a cui disse “Stai sbagliando tutto” in un periodo in cui vendeva qualcosa come un milione e mezzo di copie e addirittura a Mina che gli rispose: “Va bene, ora ti do tre secondi per andare a cagare”.

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