Sanremo 2008: i criteri di selezione di uno show tv / 2

Continuiamo l’analisi cominciata ieri dei cantanti di Sanremo 2008. Obiettivo conclamato è spiegare quanto (per noi, nella maggior parte dei casi) sia peculiare la scelta di cantanti che coprano tutti i target di pubblico italiano con un ampio spettro da qualità e pop utile ma senza sostanza. Continuiamo con L’Aura. E’ un artista che stiamo

di aleali


Continuiamo l’analisi cominciata ieri dei cantanti di Sanremo 2008. Obiettivo conclamato è spiegare quanto (per noi, nella maggior parte dei casi) sia peculiare la scelta di cantanti che coprano tutti i target di pubblico italiano con un ampio spettro da qualità e pop utile ma senza sostanza.

Continuiamo con L’Aura. E’ un artista che stiamo seguendo con grande attenzione e che nonostante abbia già un suo pubblico fatica (forse non lo vuole) nel trovare un’identità precisa musicale. Vediamo cosa accadrà. Tiriamo fuori la voce.

Little Tony
è il nome che fa la differenza, ma che potrebbe anche non esserci. Nessuna papabilità commerciale per il futuro. Una scelta amarcord tra la gamma di artisti che ogni anno vengono scelti a ruota perchè c’erano, non ci sono più e se tornano qualcuno si chiede perchè.


Paolo Meneguzzi
penso sia l’artista preferito dai blogger. Loro (o voi) sanno (o sapete) perchè. La cosa interessante è che ha certamente il suo pubblico di giovani che lo amano qui in Italia, ma non si capisce come mai dal 2001 ad oggi abbia fatto praticamente 5 volte in otto anni. O presenta ogni anno canzoni stupende, o c’è un principio del ricambio di artisti che si inceppa.

Mietta, un momento di spettacolo vocale che ci può stare. Anche qui andiamo a toccare una categoria effettivamente poco smerciabile, ma può anche darsi che ci emozionerà. La voce di Mietta è la voce di Mietta. Abbiate pazienza.

Amedeo Minghi è davvero l’unico al quale non so trovare una spiegazione logica della sua presenza, devo essere onesto. Non perchè non abbia amato alcune delle sue canzoni, ma non riesco a collocarlo. Ed è strano.

Fabrizio Moro è un Povia. Mi spiego. Rientra nella categoria che a Sanremo si presenta con stupore e brividi tra gli spalti, vince, poi svanisce, poi riappare e ci riprova di nuovo, tendenzialmente deludendo.


Anna Tatangelo
è tutto: gossip, una canzone che passa e va, un album che vende, l’ammirazione di una parte dei giovanissimi, il bersaglio del pregiudizio e delle critiche e a coronare tutto questo una canzone sull’omosessualità. Perfetta per Sanremo.

Tiromancino lo vedo un po’ come un outsider. Un superospite tra i concorrenti. Ci proporrà un bel pezzo che lascerà il segno anche dopo la gara. Quantomeno ci conto.

Tricarico farà due cose: o ci sbaraglia tutti o al contrario sorrideremo al brano con un lieve sberleffo. Non vedo vie di mezzo. Sulla sua presenza, anche qui non so trovare collocazione: una giovane sorpresa già di successo.

Concludiamo la carrellata con Michele Zarrillo. Probabilmente di suo non comprerei mai nulla, forse. Ma ha fatto dei pezzi che hanno davvero lasciato il segno nella storia di Sanremo. Aspettiamo si ripeta, questa volta.

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