Foo Fighters, Sonic Highways: storia di un viaggio, alla scoperta di un’eredità musicale

Esce oggi, 10 novembre, il nuovo lavoro di Dave Grohl e soci: un omaggio lungo 8 tracce alla musica americana

Dopo 20 anni di onorata carriera, qual è il compito di una rock band – alla facciazza di chi dice che il genere è morto – se non quello di insegnare qualcosa alle nuove generazioni?

E’ quello che i Foo Fighters hanno deciso di fare (e lo hanno fatto in maniera egregia) con il nuovo e atteso progetto “Sonic Highways”, che include un documentario girato in otto città cruciali per la storia della musica americana (e non solo) e un disco di inediti che esce proprio oggi.

Sono due lavori che in un certo senso si completano e che vanno assimilati in simbiosi per essere compresi fino in fondo. Austin, Chicago, Los Angeles, Nashville, New Orleans, New York, Seattle e Washington, le protagoniste di questo viaggio sonoro, hanno infatti davvero molto da tramandare ai posteri e la band guidata da Dave Grohl è riuscita nell’intento di far emergere i princìpi sacri che animano il fuoco interiore di chi fa musica e quell’alchimia che ha reso possibile la nascita di alcune scene musicali – perchè lì e perchè in quel momento -.

Niente talent, niente scorciatoie, niente mezzucci tecnici in studio che rendono i suoni tutti uguali, solo ore e ore sudate su uno strumento: quello che i Foo hanno fatto è stato captare l’essenza vera di una passione più forte di ogni evento della vita per tramandarla a chi verrà dopo. Perchè si sa, “tutto nasce da quello che c’era prima” (cit Buddy Guy).

Tutto questo lungo preambolo, paragonabile allo stillicidio con cui la band ha regalato ai suoi fan l’atteso regalo, settimana dopo settimana, canzone dopo canzone, per introdurre un disco che racchiude in sè tutto ciò che c’è da dire sui Foo Fighters.

Dave Grohl, Taylor Hawkins, Nate Mendel, Chris Shiflett e Pat Smear – insieme ovviamente al produttore/mastermind Bitch Vig – sanno scrivere canzoni. E sanno farlo come si deve, miscelando quello che sanno fare meglio (anche stilisticamente parlando) insieme ad un amore genuino per la musica davvero difficile da ritrovare in una band che ha fatto lo stesso percorso. Con grande umiltà i Foo si sono fermati ad ogni tappa, hanno ascoltato le testimonianze di ogni città, si sono lasciati ispirare e hanno restituito quello che hanno imparato.

In ogni canzone ci sono le tracce della città che l’ha ispirata, ci sono i racconti degli intervistati del documentario (Grohl ha scritto i testi solo durante l’ultimo giorno di permanenza, traendolo dalle trascrizioni delle lunghe chiacchierate), e ogni pezzo è inevitabilmente diverso dall’altro.

Dopo le sferzate di “The Feast and The Famine”, “Something From Nothing” e “Outside”, forse il brano che merita più attenzione è “Subterranean”: è quello più intimo, registrato a Seattle con Ben Gibbard dei Death Cab for Cutie. Perchè quello che è successo a Seattle beh, lo sapete.