I dieci dischi più inspiegabilmente di successo degli anni 2000

Maroon 5, Norah Jones, Michael Bublè e moltissimi altri artisti nella classifica dei dischi più brutti (ma incomprensibilmente celebri) degli anni 2000 stilata dal prestigioso sito NME.

di grazias

Nella prima decade degli anni 2000 c’era un sacco di musica. E non tutti i dischi uscirono col buco. Ne è convinto il prestigiosissimo sito NME che ha stilato una lista dei diciannove album più inspiegabilmente di successo di quel periodo. This is not what we call music, si precisa nel titolo dell’articolo. Noi ve ne riportiamo dieci perché, ne siamo certi, già questi faranno discutere molto. L’elenco completo lo trovate qui. Ma, per ora, godetevi una piccola visita guidata nei meandri dell’abisso musicale. Ve la sentite?

Moby – Play (1999)

Play di Moby uscì nel 1999 ma fece il botto nel 2000. Complici hit del calibro di Why does my heart feel so bad (la trovate qui sopra, in caso i vostri padiglioni auricolari si sentano coraggiosi) e Find My Baby, l’album è passato alla storia come il disco indipendente più venduto della prima decade del Duemila, ma NME lo definisce: un testamento al periodo in cui nessuno spot di detersivi per lavastoviglie, condizionatori o macchine famigliari poteva esistere senza avere in sottofondo un po’ di onesta e scialba musica elettronica firmata da Moby.

Maroon 5 – Songs About Jane (2002)

Molto tempo prima di Moves like Jagger, i Maroon 5 pubblicarono il loro primo album, Songs About Jane, sei volte disco di platino in Inghilterra con un milione e ottocentomila copie vendute. Tutto da dimenticare per NME che si sente in vena di interrogativi molesti: Povera Jane, chissà come si sente sapendo di aver ispirato tutto questo. Probabilmente rosica. Un sacco. Ma questa è un’altra storia.

Norah Jones – Come Away With Me (2002)

Ventisei milioni di copie vendute in tutto il mondo col disco di debutto, Come Away With Me, Norah Jones non incontra il gradimento di quei cattivoni di NME che stroncano l’album definendolo: quel disco di stupido pop-jazz che i vostri genitori mettono su quando fanno una cena con gli amici. Sarà mica un po’ riduttivo?

Black Eyed Peas – Elephunk (2003)

E niente, NME boccia senza appello pure i Black Eyed Peas. Per carità, per essere tamarri sono sempre stati tamarri. Ma almeno Shut Up era un innocente pezzo dancereccio fatto rispettando tutti i canoni del genere, no? La risposta del sito è, naturalmente, un secco no. Anzi l’intero disco, Elephunk, sarebbe un’accozzaglia di pop irritante e fastidioso. E Let’s Get it Started diventa subito Let’s Get Retarded. Maligni.

Dido – Life For Rent (2003)

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Non si salva nemmeno Dido. Il suo secondo disco, Life for Rent, ha venduto dodici milioni di copie in tutto il mondo ma per NME altro non sarebbe che pura aria fritta. Ciò non significa che a loro avviso No Angel, album di debutto di Dido, fosse superiore ma è proprio Life for Rent a scavare le profondità dell’abisso. Nonostante la presenza di un pezzo come White Flag. O forse proprio per questo. C’è un motivo per cui Eminem ha scelto di campionare Thank You e non White Flag, chiosa sibillinamente il sito.

Michael Bublè – Michael Bublè (2003)

Il 2003 è per NME l’annus mirabilis dell’atrocità musicale. Nel calderone finisce pure Michael Bublè con il suo omonimo disco di debutto uscito proprio quell’anno lì. Il crooner che piace alle mamme, questa la definizione data dal sito a Bublè, ha costruito la sua intera carriera facendo piacevoli, leggeri e del tutto dimenticabili album.

James Blunt – Back to Bedlam (2004)

L’album più venduto del 2005 con due milioni e quattrocentomila copie acquistate nel solo Regno unito. Un successo clamoroso per Back to Bedlam grazie a hit del calibro di High e You are Beautiful che, ad oggi, restato le canzoni più amate e conosciute del repertorio di James Blunt. Ma anche questo non basta. NME, sempre in vena di cordialità, definisce questo album: lo zenit dei dischi noiosi ma inspiegabilmente di successo.

Jack Johnson – In Between Dreams (2005)

Davvero davvero noioso. Non usa giri di parole NME per definire In Between Dreams, il disco pubblicato dal surfista-cantante Jack Johnson nel 2005 che è stato in grado di vendere un milione e seicentomila copie. Un insonne che racconta la sua vita, chiosa insindacabilmente il sito. Vetriolo puro. E comunque la sua Sitting Waiting Wishing non era poi così male, su.

Duffy – Rockferry (2008)

Nessuna Mercy per Duffy. NME si mostra particolarmente impietoso anche verso di lei e, soprattutto, nei confronti del suo album di debutto, Rockferry, in grado di rimanere per venticinque settimane consecutive nelle prime quattro posizioni della classifica britannica. Voce da androide, disco di pessimo gusto. Un epitaffio.

James Morrison – Undiscovered (2008)

Se solo tu fossi rimasto “undiscovered”, scrive NME rivolgendosi senza troppi giri di parole a James Morrison che nel 2008 riuscì a vendere 850mila copie nell’arco di sei mesi nel solo Regno Unito con il suo disco di debutto, Undiscovered, appunto. Purtroppo, invece, il tuo pop-soul da ragazzo della porta accanto ha fatto il botto in Inghilterra, chiosa acidamente il sito.

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