Vittorio Cosma si racconta a Soundsblog: “Chi vorrà campare di musica non lo farà per diventare ricco, ma per una vera passione”

Una chiacchierata con il direttore artistico del festival Microcosmi che si svolgerà a Comerio dal 12 al 14 settembre 2014

Comerio è una piccola località in provincia di Varese, che da un anno a questa parte è diventata ‘famosa’ – se ne è sentito parlare tanto durante l’edizione 2013 e se ne sente già parlare ora che è alle porte l’edizione 2014 – per un festival, Microcosmi. Una tre giorni (12-13 e 14 settembre 2014) di incontri, concerti, laboratori per adulti e bambini, letture e spettacoli in cui protagonisti sono realtà locali e nazionali in diretto contatto con il territorio. Il perfetto esempio di connubio tra territorio, cultura ma anche istituzioni lungimiranti.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il creatore di tutto e direttore artistico Vittorio Cosma (che è anche pianista, compositore e produttore discografico). Ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è nato l’anno scorso il festival Microcosmi, che ormai è giunto alla sua seconda edizione?

E’ nato dall’incontro tra me ed un mio vecchio amico che un giorno mi ha chiamato dicendomi: “Sono diventato sindaco di Comerio!” e mi chiedeva di fare qualcosa insieme. Comerio è il paesino dove sono cresciuto da ragazzino.

Qual è stata la partecipazione dello scorso anno, che tipo di riscontro hai avuto?

E’ stata ottima, pensa che sono arrivati circa il doppio degli abitanti del paese che sono 2500.

C’è qualcosa che ti aspettavi e qualcosa che ti ha sorpreso in particolare nell’edizione dello scorso anno, e cosa ti aspetti dall’edizione 2014?

La cosa bella è stata la partecipazione e collaborazione di tutto il paese con gli artisti, senza barriere generazionali o culturali. Nel 2014 mi aspetto una amplificazione di questa interazione tra persone diverse.

Quando gli artisti vengono chiamati per il festival, come funziona? Hai una linea che rispetti?

Essendo un festival multidisciplinare cerco fondamentalmente di selezionare gli artisti insieme alle associazioni che già lavorano sul territorio. Ovviamente la mia figura è quella del direttore artistico e cerco ospiti che abbiano una affinità con la filosofia del festival, che è di essere trasversale e mischiare cultura alta e cultura popolare.

Spesso chi si mette ad organizzare un festival in Italia deve andare incontro a numerosi problemi – soprattutto con le amministrazioni locali, come è successo al Radar Festival -: chi te lo fa fare? E, più seriamente, cosa ne pensi?

Mi ritengo molto fortunato perché l’idea stessa del festival è stata concepita in primo luogo con il sindaco del paese, ovvero con le istituzioni stesse. Più in generale dipende dalla lungimiranza delle amministrazioni comunali. Io ad esempio sono stato fortunato anche a Cremona (Le Corde Dell’Anima) nel trovare un partner istituzionale lungimirante.

Si parla spesso del (difficile) stato della cultura oggi, tu che idea ti sei fatto in generale? Con ‘cultura’ intendendo diversi settori ovviamente.

Penso che sia uno dei settori che fanno migliorare la società e, (assolutamente in seconda battuta), uno dei settori che economicamente più si espanderà in futuro, un concetto che in Italia fatica ad emergere.

E invece per quanto riguarda la musica, dal vivo, come accennavamo prima, ma anche il semplice ‘campare di musica’?

E’ un momento sicuramente molto difficile ma che sta già producendo un nuovo ‘francescanesimo’. Chi vorrà campare di musica non lo farà per diventare ricco e famoso ma per una vera passione di cui non potrà fare a meno. Sarà un fortunato perché potrà campare facendo quello che più gli piace.