Rolling Stone: Ilaria Bernardini intervista Ligabue

E’ sorprendente dover denotare quanto in una rivista musicale qualsiasi (bhè, qualsiasi non direi) come Rolling Stone Italia, andiamo a prendere il dato di fatto che certi scrittori sono persino più interessanti dei personaggi musicali che intervistano. Parliamo della copertina più intervista dedicata nell’ultimo numero del mensile al buon Luciano Ligabue, che si destreggia promozionalmente

di aleali

E’ sorprendente dover denotare quanto in una rivista musicale qualsiasi (bhè, qualsiasi non direi) come Rolling Stone Italia, andiamo a prendere il dato di fatto che certi scrittori sono persino più interessanti dei personaggi musicali che intervistano.

Parliamo della copertina più intervista dedicata nell’ultimo numero del mensile al buon Luciano Ligabue, che si destreggia promozionalmente tra frasi fatte e qualche raro punto di interesse nell’eccellenza delle parole della bravissima scrittrice Ilaria Bernardini.

Vi consiglio di leggerle anche voi queste pagine, che sembrano un bell’incipit di un libro incastrato dentro una parentesi di lavoro doverosa. L’artista che passa in secondo piano rispetto al giornalista, robe da matti. Proviamo a fare un breve riassunto dei contenuti della chiacchierata con Luciano. Giusto perchè ci sono due punti di rilievo.

Come sanno pure i muri, Ligabue ha realizzato il suo best of per obbligo contrattuale. La grande produzione discografica dell’artista (11 album in 17 anni di carriera, più due libri) è legata all’esigenza di recuperare tempo rispetto all’età piuttosto avanzata nella quale il Liga è arrivato con successo al grande pubblico.

Matrimonio, influenze culturali e musicali, qualche vergogna ben espressa su qualche video un po’ tanto sfigato del passato e la consapevolezza di essere nella posizione di poter fare quello che vuole senza rischi. Uno dei pochi artisti che è certo di avere sempre le spalle parate da un pubblico di inossidabili fedeli.

Sulla questione palco e adrenalina dice:

“Io non penso ma so che quando mi toglieranno il palco da sotto il culo sarà un momento molto difficile. Sono dipendente da quella cosa. Come ti dicevo sono un timido cronico, però resta il fatto che io sul palco mi sento a casa. Non so il perchè ma si attivano tutte le parti di me che vivono solo lì”.

Qualche considerazione sulla sua vicinanza emotiva ma apolitica alla situazione disastrosa del nostro Paese (“Il paese (è) tirato da una classe dirigente politiche che, da quando sono consapevole, non l’ha mai reso un paese moderno, attuale e non dipendente da altri paesi e sempre pieno di vecchi vizi”).

L’ossessione per il tempo che passa, la voglia di fare grandi cose sempre diverse (ne è un esempio la nuova formula di tour Ellesette) e l’educazione esemplare dei propri figli, seguendo le loro aspirazioni e lasciando grande libertà di scelta individuale.

Insomma, non è che si deve per forza marcare la mano, di cose se ne sono dette. Ma c’è un intro e un finale di una bellezza letteraria schiacciante verso il solito chiacchiericcio con l’artista di turno. Sbaglierà a porsi in maniera così marcata la brava Bernardini? In fondo non ci dobbiamo dimenticare che fa tutto parte della linea di Rolling Stone, dove il giornalista è un uomo e un bravo scrittore prima di essere il mezzo per fare marchetta.

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