Vasco Rossi: “Dal vivo sono il numero uno, due e tre. Mi piacciono solo Caparezza e Jovanotti”

Il rocker di Zocca rievoca le sue partecipazioni a Sanremo, esalta i Rolling Stones a dispetto dei Beatles e assicura di essere tornato in grande forma

Vasco Rossi, a due mesi dal ritorno sul palco (sette concerti, il 25, il 26 e il 30 giugno all’Olimpico di Roma, dove nessuno aveva mai suonato finora per tre date consecutive, e il 4, il 5, il 9 e il 10 luglio a San Siro a Milano), ha concesso una lunga intervista al quotidiano La Repubblica dove si è raccontato a 360 gradi. Il rocker di Zocca, colpito dall’infezione batterica nel 2011, ha amesso di sentirsi più in forma rispetto allo scorso anno, quando comunque il suo ritorno in scena fu apprezzato da pubblico e critica:

Mi sento decisamente più in forma. Il fatto è che l’anno scorso uscivo da due anni di antibiotici, ero ancora convalescente. Poi, una volta arrivato a Torino e Bologna, puntualmente è venuto fuori l’animale da palco che sono, c’era la voglia di tornare.

Il Blasco ha svelato che la scorsa estate “dopo il giro di concerti organizzai una cena con gli amici a Zocca, la chiamai la “Cena del terzo risorgimento””. Il perché è presto detto:

Perché ero già morto nell’84 quando mi misero in galera per droga, e la prigione è una morte civile. Poi nel 2001 quando ebbi la mia prima depressione, dopo la morte di mio padre, di Massimo Riva e di un mio caro amico di infanzia. Pensavo a come farmi fuori in un modo che non creasse troppi problemi agli altri, ma non l’ho trovato.

Vasco ha poi detto senza troppi giri di parole di sentirsi ancora il numero uno in Italia:

Per quanto io guardi in giro, un altro Vasco Rossi in Italia non lo vedo di sicuro. Dal vivo sono ancora il numero uno, il numero due e il numero tre. Per il quarto posto là dietro c’è una gran bagarre. Io dico: largo ai giovani, però non c’è n’è ancora uno che possa prendere il mio posto.

Qualcuno in realtà si salva, ma soltanto perché in qualche modo somigliano a lui almeno in fatto di provocazione:

Io sono stato e resto un provocatore di coscienze, mi piacciono dunque i provocatori e gli unici che provocano oggi sono Caparezza e Jovanotti, i rapper insomma.

Rossi ha ricordato quando incontrò Fabrizio De André scoprendo il lui soprattutto “un fenomeno di cattiveria, a 17 anni ascoltandolo ho capito che si potevano dire le cose con un’ironia feroce, io alla mia maniera ovviamente”. Quindi dopo aver rivendicato il fatto di aver usato il rock per penetrare e provocare meglio, ho dato credibilità al rock in italiano, adesso ha la credibilità del rock di Springsteen e dei Rolling Stones”, Vasco ha rievocato le sue partecipazioni al Festival di Sanremo, rivelando come le giurie e i voti fossero praticamente inutili:

Su Vita spericolata non andai via per polemica, volevo lasciare il palco con l’inquadratura sul microfono, come in un film. L’anno prima con Vado al massimo ero sicuro di passare in finale, mi aveva voluto Ravera, e infatti fu così: Claudio Villa fu eliminato e io passai, fu Ravera a volere il cambio epocale, altro che voti e giurie.

Dopo aver riservato una frecciata ai “benpensanti”, secondo cui quando cantò Vita Spericolata all’Ariston era ubriaco (“ero diversamente lucido”, (…) “gli stava crollando il mondo addosso, pensavano io fossi l’esempio cattivo, ma non è il personaggio che fa la droga – e a quei tempi lì neanche mi facevo le canne – io rappresentavo il nuovo. Non è la realtà che fa l’artista, l’artista interpreta la realtà”), Vasco ha spiegato perché cita sempre i Rolling Stones e non i Beatles:

I Beatles sono pop, scrivevano le canzoni con gli urletti e i coretti. Gli Stones sono sberleffo, provocazione, sesso. Quando senti Elvis non puoi stare fermo, i Beatles li puoi ascoltare addormentandoti. Tu pensa il re del rock’nroll che si vede questi quattro con i caschetti che gli rubano lo scettro: capisco perché abbia cominciato a drogarsi

Infine il giudizio cinico sul nuovo Pontefice (“Credo che Papa Francesco sia un personaggio che rilancia l’immagine della Chiesa, ma non ha chiuso lo Ior”) e quello più misurato sul Vasco Rossi padre:

Con mio figlio sono suo padre, non siamo amici, gli dico le cose che deve fare poi naturalmente fa come gli pare, ma sono contento di tutti, anche degli altri perché so che se la caveranno. Pensare che io non volevo neanche dei figli, ne devo vedere di tutti i colori prima di evaporare, perché a un certo punto bisogna evaporare. Di Laura mia moglie mi sento quasi padre, di mio figlio Luca sono nonno, e ora Davide, il più grande che ha 28 anni e aspetto un bimbo dalla sua ragazza, mi renderà bisnonno.

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