The Voice 2, J-Ax: “Non voglio fare ascolti sulla pelle dei concorrenti”

Le dichiarazioni del nuovo giudice del talent show di Rai2

Al settimanale Chi, J-ax si racconta così: “Sono un loser da quando sono nato. Ma ho goduto, eccome se ho goduto. Il mio mito è Fantozzi. Il re dei loser che, alla fine, vinceva sempre”. Il rapper ha spiegato perché si ritiene un perdente, nonostante il successo dagli anni 90′ non lo abbia praticamente mai abbandonato:

Quando con gli Articolo 31 vendevamo mezzo milione di copie, un certo tipo di stampa e di tv non ci considerava. I tg storpiavano sempre il mio nome, eravamo degli ‘invisibili’ di successo. Io e Max Pezzali degli 883, per tutti, eravamo zero. Lottavamo per finire in rassegna stampa al Festivalbar, nonostante vendessimo più di tutti. Avevo il complesso del povero.

Tante cose sono cambiate dall’epoca; anche il fatto che oggi il rapper 41enne faccia parte di uno show televisivo come The Voice of Italy (stasera il liveblogging della seconda puntata). Un’apertura alla televisione che alcuni fan non gli hanno ancora perdonato:

Due che litigano in tv per me sono ancora una porcheria. Ma ho scoperto che c’è anche un pubblico intelligente. Per quanto mi riguarda cerco di mescolare musica, arte e intrattenimento. Non voglio fare il gioco al massacro con i concorrenti. Sa, quando un giudice dice: “Questo è un no grande come una casa!”. Oh, ma chi sono io per fare del male a qualcuno? A The Voice ho detto ad una ragazza: “Hai passato più tempo a scegliere il look che la canzone”. Questa ha pianto! Mi sono sentito male. Dietro le quinte le ho detto che mi dispiaceva.

Ribadito il concetto che “non voglio fare ascolti sulla pelle dei ragazzi”, J-Ax ha raccontato di quando Maria De Filippi, un anno fa circa lo contattò per sapere se avesse qualche rapper sotto mano. E in effetti Moreno arrivò ad Amici e trionfò (“La vera rivoluzione è Maria De Filippi, che chiama J-Ax e, poi, insieme fanno gol”). J-Ax ha ripercorso anche i suoi inizi:

Il rap nasce nei centri sociali, perché avevano etichette indipendenti, e io lì non potevo entrare. Non possedevo le basi culturali e i centri erano esclusivi. Non avevo nemmeno i soldi per fare il fighetto. Ero tagliato fuori, mi sono infilato tra i tamarri. E ho iniziato ad essere arrabbiato, ma non sapevo nemmeno contro chi. Il rap era il linguaggio più facile. Raccontavo la strada.

Infine, il J-Ax più ‘politico’. Come risolvere la crisi economica che attanaglia l’Italia?

Guadagno più di 100 mila euro all’anno, sono favorevole alla patrimoniale e voglio essere tassato e regalare il mio 5 per cento, non lo 0,2 per cento, sul mio totale degli introiti. Cari cantanti, facciamolo tutti. I soldi, però, li versiamo a una società fiduciaria svizzera, che poi li distribuisce ai cittadini. Non passiamo dalle nostre banche.

Perché bypassare gli istituti di credito italiani? Per evitare di restare impantanati nella burocrazia italiana, come è avvenuto per i proventi derivati da Domani, una special cover pensata per aiutare i terremotati dell’Abruzzo:

Dopo un anno ancora questi soldi non erano arrivati. Ad oggi non so come sia finita.

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