Giuseppe Verdi, compositore tra l’antico e il progresso

È sufficiente Va’ pensiero, sull’ali dorate – uno dei cori più celebri e noti a tutti del Nabucco – per collegare direttamente il pensiero a Giuseppe Verdi. Lui non ha sicuramente bisogno di presentazioni, è uno dei compositori italiani più famosi di tutti i tempi.

Nato nel 1813 a Le Roncole (nella bassa parmense), inizia fin da ragazzino a suonare l’organo in Chiesa appoggiato e guidato successivamente da Antonio Barezzi, amante della musica e anche direttore della società filarmonica del luogo. Un destino veramente scritto che vede il negoziante diventare mecenate del giovane Giuseppe, presto trasferitosi a Milano per seguire gli studi musicali. Tenta di entrare al Conservatorio eppure, anche se sembra assurdo da credersi, nella sua vita non riuscirà mai ad entrarvi. Non si arrende e così, a 26 anni, ecco la prima opera rappresentata alla Scala. Si tratta dell’Oberto, conte di San Bonifacio, che ottiene un grande successo confermato da quattordici repliche. Dopo un cocente insuccesso con Un giorno di Regno, arriva proprio il Nabucco, scritto da Temistocle Solera. Sebbene all’inizio non sia del tutto convinto, mette in scena l’opera che debutta il 9 marzo del 1842: così ha inizio la carriera di Verdì che lo rende immortale nel tempo.

Grazie (o a causa?) del successo ottenuto proprio con questa rappresentazione, ecco una serie di opere richieste su commissione che il compositore accetta ed esegue. Sono opere che se per un lato continuano a cementare il suo nome nell’ambiente, da un altro da lui vengono viste quasi come un’imposizione implicita. Per questo motivo, Verdi stesso definisce quel periodo della sua vita come “anni di galera”. Nonostante ciò, nel 1847, ecco prendere forma il Macbeth, ispirato ovviamente a Shakespeare, e da molti indicato come il suo vero e proprio capolavoro.

E se parliamo di capolavoro non possiamo certo trascurare La Traviata. Devono passare sei anni, e il 6 marzo 1853 al Teatro La Fenice di Venezia, avviene il debutto dell’opera in tre atti tratta dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas, La signora delle camelie. È la terza parte di quella che viene comunemente definita e indicata come “trilogia popolare” insieme a Il Trovatore (19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma) e Rigoletto (l’11 marzo 1851, sempre al Teatro La Fenice di Venezia).

Con il passare degli anni anche l’ambiente musicale dell’epoca subisce dei cambiamenti obbligati e Verdi non sempre riesce a ottenere il medesimo consenso degli anni precedenti (ad esempio, Simon Boccanegra non ottiene il consenso del pubblico e della critica). E tra momenti positivi e periodi meno fortunati, ecco arrivare l’Aida, opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni. È il 24 dicembre 1971, e dopo quest’opera, ecco maturare nel compositore la scelta di voler abbandonare la sua carriera per potersi dedicare a se stesso, alla sua vita privata e alla lontananza dalle scene. Solo l’intervento di Arrigo Boito fa in modo che Verdi componga le musiche dell’Otello e di Falstaff, interrompendo quel silenzio artistico nel quale l’uomo si è ritirato di sua volontà. La prima di Falstaff va in scena al Teatro alla Scala, il 9 febbraio 1893. Otto anni dopo, il 27 gennaio 1901, Giuseppe Verdi muore al Grand Hotel et de Milan.

“Torniamo all’antico e sarà un progresso”. È una delle citazioni più note del compositore. Si tratta della chiusa di una lettera che lui stesso aveva inviato a Francesco Florimo, il 5 gennaio 1871 e pubblicata dallo stesso in Riccardo Wagner e i Wagneristi. Uno sguardo verso un passato che più che mai, a oltre un secolo di distanza, appare moderno e sempre attuale. Il tempo che fu è simbolo non solo del presente ma anche di quello che sarà. E proprio questa frase potrebbe essere un indizio interessante per un oggetto misterioso che scoprirete prossimamente sulle pagine di Fashionblog. E se siete curiosi di capire di cosa stiamo parlando, tenete d’occhio uno dei prossimi articoli pubblicati su Travelblog. Altri indizi in arrivo…

Iniziativa realizzata in collaborazione con un partner di Populis

Giuseppe Verdi

I Video di Soundsblog