Braccialetti rossi, Niccolò Agliardi a Soundsblog: “Ho vissuto una delle esperienze più deflagranti e rivoluzionarie della mia vita”

Con la sua band The Hills Niccolò Agliardi è stato direttore musicale e compositore della colonna sonora della serie tv

La serie tv “Braccialetti rossi”, partita da poco su Rai1 e che racconta la convivenza in ospedale di sei giovani dagli 11 ai 17 anni, ha ottenuto un ottimo riscontro.

Abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Niccolò Agliardi, direttore musicale e compositore della colonna sonora: sono 9 le canzoni inedite contenute nel disco “Braccialetti Rossi”, interpretate da Francesco Facchinetti, Ermal Meta, Il Cile, Simone Patrizi, Edwyn Roberts, Greta e dallo stesso Agliardi, accompagnati dalla sua band The Hills.

Il singolo in radio che anticipa l’uscita dal disco è “Braccialetti Rossi (Io Non Ho Finito)”.

Come nasce il progetto della colonna sonora di Braccialetti Rossi?

Nasce da una richiesta di questo produttore secondo me molto illuminato, Carlo degli Esposti, che ha deciso di produrre Braccialetti Rossi dopo aver visto l’edizione spagnola. Lui si è innamorato di questa serie, e ha trasferito tutto l’amore che aveva ai suoi collaboratori, me compreso. Quando mi ha chiamato, mi ha fatto vedere le prime puntate, e ho capito che c’era già una potenza in fase iniziale altissima. Il coinvolgimento è stato rapido, e vorrei dire indolore, ma non è vero perchè io vivevo già un periodo tosto, e avevo bisogno di uscire da quel tipo di apnea. Ma sono stato abbracciato da un’altra apnea, che a livello di intensità era forte tanto quanto la mia. Il livello di commozione era molto più interessante, perchè mi stavo commuovendo per le storie degli altri e non per la mia.

E l’incontro con i Braccialetti Rossi?

Ho fatto prima una conoscenza virtuale, con quelli della serie spagnola, mentre gli altri li ho incontrati in Puglia, in estate. Ci sono stato cinque mesi. Ho vissuto una delle esperienze più deflagranti e rivoluzionarie della mia vita professionale e non solo. Stare a contatto con sei adolescenti, rivivere la mia adolescenza a distanza di 20 anni, con la consapevolezza che ero lì a fare un mestiere però raccontando di loro e con loro. Questa forse è la novità sia della fiction che del disco. E’ stata un’esperienza fortissima. Quando le cose sono così forti e pulsanti, il risultato arriva. E’ difficile non cedere alla commozione.

A livello proprio ‘tecnico’, come hai scritto la colonna sonora?

Io ho letto prima tutta la sceneggiatura italiana, poi ho visto la serie spagnola, e poi sono stato con i ragazzi. Quando ho scritto il disco – interpretato anche da altri artisti – l’ho scritto sulla storia del film, l’ho scritto parlando con i ragazzi. Portavo a casa tutto ciò che apprendevo sul set e lo trasferivo ai miei musicisti, che erano già pronti in studio per assemblare le mie idee e le loro capacità musicali. The Hills, che è la mia band, ha fatto un grande lavoro di ricompattamento della mia emotività, che in quel momento era molto confusa.

Facevi cenno agli altri artisti presenti sul disco: Francesco Facchinetti, Ermal Meta (del gruppo La Fame di Camilla), Il Cile, Simone Patrizi, Edwyn Roberts e Greta.

Quando sono stato chiamato per questo progetto, ho pensato che a parte le canzoni che volevo interpretare io, qualche canzone doveva essere interpretata dagli amici o da persone che avessero una buona dose di profonda ironia. Perchè per cantare con leggerezza le canzoni di “Braccialetti Rossi” ci vuole carattere e ironia. Avevo bisogno di gente di fiducia e di gente che sapesse sorridere.