Nitro: il ‘rapper mezzo metallaro’ risponde al test di personalita’ di Soundsblog

Conosciamo più da vicino il rapper di Vicenza, astro in ascesa della scena Italiana.

2013, anno d’oro per Nitro. L’abbiamo visto tornare a MTV Spit, l’abbiamo ascoltato con il suo primo album solista, Danger, uscito fra gran lodi in Luglio e arrivato quarto nella classifica di vendite in Italia. L’abbiamo visto nel video di Space Invaders con Salmo, e accanto a Salmo è salito sul palco molte volte: all’inizio dell’anno era circondato dai King Supreme del Machete Crew, guest su un paio di pezzi, ma ora di Dicembre è salito da solo in apertura per Salmo, nello show finale del Midnite Live Sessions a Milano.
Il suo definirsi “rapper mezzo metallaro” ha attirato la mia attenzione, tanto quanto la sua grinta e la rabbia sul palco: un atteggiamento decisamente ‘metal’ che mi ha portato a voler scambiare qualche parola con lui, per saperne di più su un astro in ascesa del rap Italiano…

Ti auto-definisci “rapper mezzo metallaro”: sai benissimo che per molte persone questi sono come due universi musicali difficilmente conciliabili. Tu come riesci a farli convivere?
Non ho mai incontrato difficoltà a conciliare le due cose. Ho sempre ascoltato molta musica, indipendentemente dal genere. Penso che una persona che ha intenzione di mettersi in gioco musicalmente debba avere una conoscenza musicale poliedrica, al fine di creare qualcosa di innovativo e originale.

Ma nasci prima rapper, o prima metallaro? Cosa ricordi dei tuoi primi ascolti musicali?
In realtà nasco prima rocker. Mio padre suonava la chitarra in una band quindi fin da piccolo in casa mia potevi sentire i Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath, Pink Floyd ecc. ecc. Mia madre invece era più appassionata di black music e blues, quindi era destino che io ascoltassi metal (che è un po’ l’estremizzazione del rock) e rap (che attinge molto da blues, soul e black music in generale).

Una cosa che accomuna rap e metal, comunque, è il fortissimo senso di appartenenza, e la continua ricerca di chi è poser, chi è fake… quali sono le tue regole per riconoscere chi non ci crede fino in fondo?
Per me la regola è solo una: chi lo fa con il cuore merita rispetto. E poi penso francamente che prima di andare a cercare negli altri chi è il fake, dovremmo farci i nostri conti in tasca e cercare di fare il nostro lavoro. Sono concentrato al 150% su quello che voglio fare, non posso stare a guardare cosa fanno gli altri, se non musicalmente.

Sei decisamente uno dei membri più “fedeli” del Machete Crew. Come e quando hai capito che per te la Machete era la casa giusta, la famiglia giusta?
Sicuramente quando li ho conosciuti di persona ho capito che facevano per me. Anche loro “outsider”, da una regione un po’ esclusa dalla scena rap nazionale se non per rari casi, e poi mi sono accorto che scrivevamo le stesse cose. Mi spiego: ascoltandoli, prima di conoscerli, pensavo “cazzo, questi scrivono le stesse cose che scrivo io, come se mi conoscessero, e non li ho mai visti in faccia”. Ho aspettato, ho rifiutato alcune proposte perché volevo vedere se arrivava LA proposta. Fortunatamente è arrivata.

Una domanda che mi gira in testa da quando ho visto il video di “Space Invaders” con Salmo: ma quanto vi siete divertiti a girarlo? Puoi concepire, al momento, qualcosa di ancora migliore, a livello di citazioni cinematografiche?
Penso sia stato il video più divertente che abbia mai fatto. Io e lui poi quando siamo insieme troviamo sempre qualche cazzata per ridere, ti assicuro che se uscisse un filmato con i fuori onda di Space Invaders forse farebbe ancora più ridere del video. Non per fare il presuntuoso, ma penso che a livello di citazioni di film in Italia non esisteva ancora un video del genere. Ora sì.

I ritornelli di ‘Danger’ e ‘Kill Them all’ sono in inglese, e spesso le tue rime sono chiuse proprio con parole inglesi – ti sentiresti di scrivere un pezzo per il “pubblico internazionale” e magari andare face-to-face con qualche rapper americano, visto anche l’infame trattamente riservato a Emis Killa in America ai Bet Hip-Hop Awards, preso in giro solo perchè aveva cantato in Italiano?
Certo, sto solo aspettando di avere una pronuncia scorrevole, allenandomi tutti i giorni. Scrivo molto in inglese, ma c’è differenza da mettere una barra, un ritornello, una parola, a fare un testo intero in lingua. Mi piacerebbe molto. Però penso che se potessi andare ai Bet Hip-Hop Awards, rapperei comunque in italiano con molte chiusure in inglese, come faccio sempre insomma. Per la lingua italiana, alcune parole che fanno rima non “suonano” in americano. Abitudine/attitudine, per un americano NON suona come rima… è troppo articolata come parola. Io mi sforzo molto a far suonare i testi come quelli americani, quindi per me sarebbe una bella prova andare lì. Sarebbe un sogno.

E ora, consentici qualche breve domanda come ‘test di personalità’…

Qual è la cosa che sai fare meglio di chiunque altro fra le tue conoscenze?
Giocare a Tekken (hahahahahhaha)

Qual è l’album che hai ascoltato più di tutti, nella tua vita?
Extinction Level Event di Busta Rhymes, del 1998.

Com’è disposta la tua collezione di cd? Per nome, per data, per etichetta, colore…?
Purtroppo essendomi trasferito a Milano l’ho lasciata in Veneto e non l’ho più curata, però mi ricordo che era in ordine alfabetico per artista.

Qual è la celebrità incontrata che più ti ha lasciato senza parole?
Fabri Fibra, non ho mai visto tanta umiltà in un artista del suo livello.

Qual è la cosa migliore della tua città natale, Vicenza?
Che la gente sa bere come si deve.

Spiegaci perchè il rap è lo stile musicale più importante mai creato dall’uomo.
Perché è lo stile musicale più diretto e immediato di sempre.

Come si intitolerebbe la tua autobiografia?
Storia di un presunto Artista.

Cosa faresti se domattina ti svegliassi e scoprissi di essere nel corpo di James Hetfield?
Canterei tutto il giorno stronzate che lui non canterebbe mai (tipo: “voglio le coccole, mamma mi prepari la minestrina?”), solo per sentire come suonano con la sua voce. AHHAHAHAHA!!