Lady Gaga e Justin Bieber difesi dall’accusa di flop sul sito Billboard

Billboard ha tuonato: basta parlare di flop!

Lady Gaga ha scritto una lettera ai suoi fan proprio pochi giorni fa, rivelando di essersi sentita tradita dalle persone che la circondavano e ha chiesto scusa ai Little Monsters per il ritardo dell’uscita del video di Do What U Want. Sempre in quelle ore, invece, usciva la notizia del flop di “Journals”, l’ultimo album di Justin Bieber, pubblicato nel mezzo del ciclone di “Mi ritiro” e “No stava scherzando”.

Periodi e momenti delicati per i due artisti che si vedono così “accomunati” dallo spettro della parola flop. Sia chiaro, Lady Gaga non ha sicuramente venduto poche copie, né Artpop ha fallito la sua impresa di raggiungere la prima posizione (a differenza delle base cifre raccolte dalla giovane star canadese). Poco ore fa, però, su Billboard è apparso un articolo a cura di Jason Lipshutz, impegnato a tentare di mettere la parola fine alla corsa e alla crociata contro il termine FLOP.

L’autore prende ad esempio i titoli che parlano della “caduta di Justin Bieber” e ne sottolinea il (quasi) senso di soddisfazione nel raccontare la storia iniziata quasi come una favola e poi destinata a evaporare inaspettatamente, anni dopo. Però, sottolinea, non si predono in considerazione i ricavi ottenuti dai concerti, ad esempio. E la qualità di Journals.

“(…) le canzoni non ortodosse, l’introspettivo R&B segnale (si spera ) di scelte musicali più interessanti a venire. E se “Believe” (il suo film/documentario uscito nei cinema americani) ha solo incassato 3,1 milioni dollari nei suoi primi tre giorni di proiezioni rispetto ai 29,5 milioni dollari per il 2011 di “Never Say Never “, è anche vero che il periodo natalizio è intensamente occupato al multiplex ( “Never Say Never ” è uscito a metà febbraio) e sarà comunque ancora un profitto positivo, essendo solo costato 5 milioni di dollari”

E si arriva poi a Lady Gaga. Pochi giorni dopo il primo posto ottenuto da ARTPOP, la cantante si era sfogata su Twitter:

“Ho messo tanto amore nella mia musica, nei miei show, faccio tutto per voi. Non capirò mai l’odio indirizzato nella mia strada”

Lipshutz continua così:

“Al tempo di quel post, Gaga aveva appena segnato il secondo album alla numero 1 della sua carriera e il primo singolo, “Applause”, aveva trascorso più di tre mesi nella Top 10 della classifica Hot 100. Ma poiché ” ARTPOP” ha debuttato con 258.000 copie vendute secondo Nielsen SoundScan- dopo il 2011 di “Born This Way ” che aveva iniziato con 1,1 milioni venduti – e siccome “Applause” non ha raggiunto la vetta della Hot 100- come la precedente title track di “Born This Way” aveva fatto – il pubblico ha pensato che lo stimolante album sia stato un passo falso imbarazzante per Gaga. Non importa che “Applause” contenga il ritornello di Gaga più sontuoso dai tempi di “Bad Romance” o che il debutto di “ARTPOP” sia esattamente in linea con il debutto di Miley Cyrus e Katy Perry o che Gaga ancora una volta delizierà i milioni di fans in tour nel 2014. Un numero sufficiente di persone (e qualche tabloid privo di fatto ) ha deciso che “ARTPOP” non era all’altezza delle aspettative e ne ha decretato una pubblica esecuzione”

Discorsi sensati, in parte. Ma che devono essere discussi anche con un minimo di obiettività. Perché se il film di Justin Bieber è passato da un boom di 25 milioni a un misero 3, non possiamo sicuramente parlare di successo. Poi il periodo sarà diverso, la pellicola comunque otterrà dei guadagni e tutti ne saremo felici. Ma la febbre di Bieber sembra essersi almeno ridimensionata. E questi sono dati ufficiali che non possiamo non vedere o prendere in considerazione. Stessa cosa per Lady Gaga: ARTPOP non è un flop. I flop sono un’altra cosa. Era fisiologico che il disco vendesse meno di Born This Way. Quello che, in questo caso, ha pesato, è stato sicuramente l’aspettativa (la stessa che, ad esempio, riguarderà il prossimo lead single del nuovo album di Katy Perry che verrà, per forza di cose, paragonato a Roar…). E quello è umana. E non è solo in male, anche in positivo. In molti, quando aspettano l’uscita del disco di un proprio beniamino si aspettano grandi numeri. Un conto è (non) deludere, un conto è fare flop. E sono due cose diverse. Ma i flop e i boom continueranno ad esistere. Proprio come era stato boom per la stessa Germanotta nel 2011, come per Roar di Katy Perry e, recentemente, Beyoncé. Con la pace di tutti.