X Factor 7, Violetta: “Sono arrivata terza e speravo andasse così, io senza ukulele? Mai!”

X Factor 7, Violetta Zironi, terza classificata, si racconta a SoundsBlog tra il suo rapporto con Mika e quell’insopprimibile voglia di…ukulele!

di grazias

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Quando l’abbiamo vista apparire ai casting di X Factor 7, ce ne siamo tutti innamorati all’istante. Di lei, della sua voce e soprattutto del suo ukulele. Stiamo parlando di Violetta Zironi, colei che molti di noi, almeno per un momento, avrebbero visto benissimo come vincitrice del talent con la X. E invece è andata diversamente. Come ben sappiamo, ieri sera l’allieva di Mika, si è classificata terza dietro a, nell’ordine, Ape Escape e Michele Bravi, il trionfatore di questa edizione. Oggi abbiamo incontrato la fanciulla per raccogliere le sue emozioni a caldo su finale e dintorni. Ma partiamo proprio dalla serata di giovedì: è andato tutto come aveva previsto o si sarebbe aspettata di più?

Ieri sera è stato un momento molto importante e sono contenta di come si è conclusa la mia esperienza a X Factor. Il terzo posto per me è stato un grandissimo premio perché ho lavorato tanto e speravo andasse così. Ho avuto l’occasione di cantare il mio inedito, questa è la cosa più importante. Poi ho anche duettato con Marco Mengoni, un’esperienza bellissima: c’è stata un’empatia che non credevo potesse esserci. Infine, cantare davanti a ottomila persone in un grandissimo Forum è stata davvero un’emozione mai vissuta prima. Mi sento un po’ vincitrice anche io nel mio piccolo perché arrivare in finale, secondo me, è il vero obiettivo di qualunque concorrente.

Quindi, detto in sintesi, la ragazza non rosica. Ma davvero non ha mai pensato di poter vincere? Eppure nel corso delle puntate iniziali, prima del concretizzarsi del tornado Michele, era data per favorita…

Come credo sappiate tutti, nel loft non riceviamo notizie dall’esterno, anche lo staff che lavora con noi è ermetico, non fa filtrare niente. Vivevo le mie cose giorno per giorno, facendo del mio meglio. Cercavo sempre di guardare alla puntata seguente. Potevo immaginare che la mia squadra potesse essere favorita grazie a Mika che è famoso a livello internazionale, ma niente di più.

E allora parliamo un po’ di Mika: come si è trovata ad avere una star internazionale come giudice e guida?

Mika è stato per me come un fratello maggiore. Lui ha tanta esperienza ed è stato in grado di darmi consigli, avvertimenti e accorgimenti che non avrei potuto trarre da nessun altro. Sono arrivata fin qui anche grazie all’aiuto della mia vocal coach Rossana Casale che è stata il mio angelo custode. Loro due formano una coppia atomica. Mika ha una sua visione delle cose molto internazionale. Proprio per questo, lui presta attenzione a delle cose che magari qui in Italia non vengono considerate più di tanto. A partire dall’immagine che può essere vista come una cosa secondaria, ma per lui è fondamentale. Anche nella scelta dei brani si è vista la sua internazionalità perché le sue assegnazioni non erano mai scontate. Erano pezzi più ricercati. Ogni tanto non capivo le sue scelte nell’assegnazione dei brani, soprattutto all’inizio. A fine settimana, però, mi dicevo puntualmente: “Ah, ecco perché mi ha dato questo pezzo!”. E’ raffinato, ha buon gusto ed è una persona intelligente, è davvero difficile che si sbagli.

Solo elogi da parte di Violetta nei confronti di Mika e tanta soddisfazione per la sua esperienza nel talent. Eppure sui social e non solo, c’è chi sarebbe pronto a scommettere che la ragazza non sia davvero così entusiasta del risultato ottenuto. Anzi, già nel corso dell’edizione, in molti la definivano “snob”, “una che si sente già arrivata”…

Ognuno può pensare quello che vuole, io so di non essere così. Ma proprio per niente. C’è da dire, però, che all’inizio io non cantavo per gli altri: ho sempre fatto musica per me perché era una cosa che mi faceva stare bene e pensavo che questo bastasse a far star bene anche il pubblico. Poi Mika mi ha detto: “Guarda che non è così, devi essere meno introspettiva e più generosa con chi ti ascolta se no a loro non arriva niente di quello che fai”. Le critiche sul fatto di essere “snob”, forse, derivano un po’ da questo mio atteggiamento iniziale. O almeno, questa è la spiegazione che mi sono data, perché io non sono assolutamente snob né mi sento “arrivata”.

Non si sentirà “arrivata” in senso “negativo” ma ciò che è certo è che sia arrivata, orgogliosamente, al momento della presentazione del proprio inedito, Dimmi che non passa. Brano che la ragazza si sente davvero cucito addosso:

Il mio inedito credo che mi rappresenti al 100 %. Non so se qualcuno si ricorda del manifesto artistico di cui avevo parlato con Mika: quel brano ne è la massima espressione. E’ strumentale, acustico, folk, country, è suonato, easy, tranquillo, spensierato e leggero come sono io. E’ una canzone che serve per far star bene le persone che la ascoltano, per farle rilassare. Mi immagino una persona che va al lavoro al mattino nella nebbia milanese, sente “Dimmi che non passa” e le infonde un pizzico di allegria. Questa è esattamente la linea che voglio seguire. Certo, qualche aggiustamento non guasta mai, ma questo pop folk devo dire che mi piace e mi rispecchia molto.

Come accennavo in apertura, suo fedele compagno nel corso di questa avventura tv, è stato un simpatico ukulele, presente anche nell’inedito di cui ci ha appena parlato, naturalmente. Chissà se se ne separerebbe mai…

Non mollerei mai il mio ukulele, non tanto perché è l’ukulele: potrebbe essere un qualsiasi altro strumento. Io suono anche la chitarra, spesso nei concerti che facevo prima di X Factor suonavo pure il pianoforte o il banjo. Mi sono presentata ai casting con l’ukulele perché portavo un pezzo che stava bene suonato così. Più che una cantante in sé io credo di essere una musicista, una musicista anche della voce perché pure quella è uno strumento. Quindi, anche per tutte queste ragioni, non lo mollerei mai il mio ukulele!

Infine, un’ultimissima domanda: qualche rimpianto?

No, è stata una crescita progressiva anche grazie a degli errori che, se non ci fossero stati, non avrei fatto dei miglioramenti. Oggi mi verrebbe da dire che sarebbe stato meglio fare alcune cose in un altro modo, ma quando le ho fatte non avevo ancora l’esperienza che ho maturato poi proprio grazie a quei piccoli sbagli lì. Quindi alla fine no, non c’è nulla che non rifarei.

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