Jim Hall è morto: il ricordo di Soundsblog

E’ scomparso a 83 anni il chitarrista jazz che aveva suonato con Bill Evans, Art Farmer e Sonny Rollins.

Il chitarrista jazz Jim Hall, uno dei più conosciuti della scena jazz internazionale sia come solista sia come elemento di ensemble, è morto stamattina nel sonno all’età di 83 anni nella sua casa di Buffalo, a New York.

Autodidatta alla chitarra in una casa di musicisti, Jim Hall studiò poi in Conservatorio a Cleveland e cominciò a guadagnare la sua fama di musicista presente ma discreto intorno al 1955, quando iniziò a dedicarsi professionalmente alla musica e si trasferì a Los Angeles, entrando nel gruppo del batterista Chico Hamilton (anche lui scomparso di recente).

Numerosissimi gli artisti del jazz internazionale con i quali ha collaborato: Ben Webster, Bill Evans, Paul Desmond, Ella Fitzgerald nel tour in Europa, Lee Konitz, Sonny Rollins e Art Farmer, tutto questo fino a metà degli anni Sessanta. La sua fama crebbe a pari merito con le sue capacità compositive e accompagnatrici sul palco: lavorare con questi grandi nomi della musica incrementò ulteriormente la sua carriera, concedendogli di dedicarsi all’autoproduzione e allo sviluppo del suo stile personale.

L’abilità chitarristica di Jim Hall ha influenzato moltissimi musicisti dell’area jazz internazionale, con particolare predilezione per il Canada dove suonò con Don Thompson e Terry Clarke; tra i nomi dei chitarristi che hanno ripreso molti degli stilemi di Jim Hall allo strumento, tra cui il fraseggio simile al suono dei fiati (mutuato da Sonny Rollins) e il suono caldo e vibrante, molto pastoso e intenso nella sperimentazione, vanno segnalati Bill Frisell, John Scofield, John Abercrombie e naturalmente l’allievo numero uno, Pat Metheny, con il quale incise anche l’album Duets.

A proposito del suo maestro, Pat Metheny ha dichiarato:

Jim è il padre del jazz moderno per me, è il ragazzo che ha inventato la concezione che ha permesso alla chitarra di funzionare anche in altri contesti musicali che non erano considerati  una possibilità, assieme alla sua capacità come musicista. Ha reinventato quello che era la chitarra come strumento del jazz. Jim trascende lo strumento… il significato dietro alle note è quello che comunica alle persone.

La più nota delle sue collaborazioni è quella con Bill Evans, col quale incise quattro dischi a metà degli anni Sessanta, assolutamente da recuperare: Undercurrent (1963) e Intermodulation (1966), registrazioni del periodo newyorkese, sono due piccoli trattati di purezza di suono e pulizia che riconcilierebbero chiunque con il suono della chitarra jazz.