Dieci mode musicali dalle quali liberarsi nel 2014: la classifica

Una lista di cose che NON vorremmo portare nella musica il prossimo anno, con una provocazione tutta italiana.

Scena: in macchina, accendete la radio. Passa un pezzo che non vi piace, cambiate stazione: altro brano che non vi convince. Terzo tentativo: parlano di scandali delle popstar. Quarto: stesso brano del primo. Quinto: pubblicità. Sesto: ancora lo stesso brano del primo e del quarto. Settimo: parlano e mandano il brano di una popstar che dovrebbe destare scandalo di cui al terzo. Trenta metri di strada e vi viene voglia di autoestirparvi dall’auto.

Quante volte le mode e i trend musicali ingolfano le radio, i giornali e il web di incredibili contorni, dalle chiacchiere futili ai video tutti nello stesso stile, fino alla nausea suprema? Spesso e volentieri sembra di ritrovarsi in un gigantesco calderone di suoni e immagini dove non si riesce più a distinguere l’inizio e la fine.

Analizzando il flusso dei dati musicali e del contorni mediatici del 2013, il magazine inglese Gigwise ha selezionato nove mode musicali dalle quali liberarsi nel 2014, alle quali noi di Soundsblog abbiamo aggiunto una decima chicca modaiola tutta italiana (ed endemica, aggiungeremmo): leggetele qui sotto.

1. Riferimenti a droghe di ogni tipo, specialmente alla maria: ok, abbiamo capito che le avete provate e vi piacciono. Congratulazioni.

2. La EDM: il suono sempre uguale dell’etichetta discografica che ha lanciato Avicii e David Guetta costringe le popstar che vogliono restare sulla cresta dell’onda (Britney? J.Lo? Christina?) a cantare su basi tutte identiche e piene di auto-tune. Piantatela.

3. Twerking. Mandato in orbita da Miley Cyrus nella ormai -bastaaa!- esibizione ai VMA 2013, il twerking è diventato un soporifero fenomeno di costume. Lily Allen lo ha ripreso nel video di Hard Out Here per scherzo, ma ha francamente stancato (non offenderti, Lily, ma veramente non se ne può più)

4. I lyric video ufficiali. Seriamente, è uno scherzo o cosa? Fate uscire i video e basta, che è ‘sto cuscinetto contentatore?

5. La scomparsa delle vocali: in Inghilterra e stati uniti sono frequenti gli artisti che troncano le vocali nei nomi delle band o nelle canzoni, tipo i The Weeknd. Che avete contro la sacra sequenza A E I O U Y?

6. I cantanti maschili metros*xual come Robin Thicke: non vi vogliamo. E non vogliamo nemmeno R. Kelly con quei look improponibili. Toglietevi gli occhiali da sole e l’aria da sciupafemmine e tornatevene al vostro posto.

7. I nomi reali dei cantautori: se ti chiami Dan Smith, come pretendi che ti trovi su Google? Come dire Paolo Rossi in Italia e sperare di beccare un musicista al primo colpo. Provateci.

8. Le lettere aperte: Sinéad O’ Connor, Miley Cyrus, Amanda Palmer, Annie Lennox: mandarsi un sms privato no? Grazie, a nome di tutti.

9. I video epici: persone normali che accorrono tutte a vedere qualcosa di meraviglioso assieme al musicista del video. Magari girati anche al rallenty. Avicii e Calvin Harris sono i progenitori di questi generi qui.

10: Il rap italiano a tutti i costi: è la nostra provocazione nei confronti di quello che è stato il vero e proprio fenomeno musicale italiano di questo 2013. Ci rivolgiamo a chi sfrutta il fenomeno mediatico del rap nel nostro paese per creare dei mostri commerciali: anche basta, per favore.

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