“Ormai” Silvia Salemi si è dimenticata del pubblico

Silvia Salemi ha una voce bellissima, una profondità emotiva eccezionale, distrutta oggi dalle canzoni che interpreta. Il ragionamento è semplice: tutti, ripeto, tutti, ricordano a memoria ogni singola parola di “A casa di Luca“. Poi stop, è come se tutto il bello della sua produzione artistica accessibile a tutti fosse morto lì. Una carriera la

Silvia Salemi ha una voce bellissima, una profondità emotiva eccezionale, distrutta oggi dalle canzoni che interpreta. Il ragionamento è semplice: tutti, ripeto, tutti, ricordano a memoria ogni singola parola di “A casa di Luca“. Poi stop, è come se tutto il bello della sua produzione artistica accessibile a tutti fosse morto lì. Una carriera la Salemi oggi la ha, continua, esiste e non è fallimentare. Ma è come se si fosse dimenticata che il totale del pubblico la ama per una strada musicale che l’ha portata al successo e che non ha voluto (potuto?) perseguire. Quando è moderna, quanto è viva dopo 10 anni quella canzone: “A casa di Luca” non era una canzoncina di una meteora, eppure. Ripercorrendo in questi giorni la sua carriera, fino ai più recenti brani di “Il mutevole abitante del mio solito involucro” trovo solo brani che sembrano esclusivi, circoscritti, respingenti a volte. La cosa che volendo fa rabbia è che “Ormai” è un bel pezzo, ma è come se fosse costruito affinché diventi meno accessibile. Provate ad ascoltare il brano dal primo minuto e 45, una canzone che appare un po’ lagnosa cambia volto e diventa bella, potente, efficace, per non parlare della crescita al secondo minuto e quaranta. Peccato che l’inizio sia una muraglia cinese anche per l’ascoltatore più paziente. Insomma, Silvia, facci una chiamata prima del prossimo album, parliamone.

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