Roberto Vecchioni, Io non appartengo più è il nuovo disco: la conferenza stampa

Roberto Vecchioni, Io non appartengo più è il nuovo disco: tutti i dettagli in diretta dalla conferenza stampa.

13.30 La conferenza stampa è terminata.

13.27 Vecchioni sul caso Barilla:

Io non sapevo nulla della vicenda. Mi ha avvicinato una giornalista e mi ha chiesto cosa ne pensassi dicendomi che Barilla non voleva che i gay lavorassero per lui. Io ho risposto dicendo: “Beh, è un cretino”. Valanghe di messaggi su Twitter. Per insultare me, ovviamente. Ma tra tutti questo è il più divertente: “Tu hai scritto “Voglio una donna con la gonna”. Avresti dovuto scrivere “Voglio un uomo con kilt”!”.

13.25 Vecchioni parla di “Due madri”, brano del nuovo disco dedicato alla figlia Francesca e alla sua compagna:

Mia figlia e la sua compagna sono riuscite ad avere un figlio, grazie ad un viaggio in Olanda in cui le ho accompagnate e ci siamo divertiti tantissimo. L’uguaglianza dei diritti prima o poi arriverà, per forza. In quel brano canto il diritto di due persone dello stesso sesso di amarsi e anche di avere dei figli. Non canto questa canzone per farmi bello con i gay, ma perché questa situazione la vivo.

13.22 Vecchioni torna a parlare dei social:

Perché uno mi deve dire che alle 15.25 va a far pipì? O che la sera è uscito con la sua ragazza, che lei era vestita di viola, che sono andati al cinema e che poi hanno fatto l’amore? A me cosa me ne frega? Un tempo per parlare di queste cose c’erano gli amici, cioè gente a cui tutto questo interessava o che, in ogni caso, era disposta ad ascoltarti. Io non so nemmeno chi sei, figurati se mi interessa. In Italia c’è il 41 % di disoccupazione, qualcuno potrebbe andare a riempire quei posti di lavoro vacanti, piuttosto di stare tutto il giorno su Twitter, per dire.

13.18 Roberto Vecchioni definisce Vasco Rossi:

Vasco Rossi è il Quasimodo moderno. Non sto facendo paragoni letterari, eh? Ma porta avanti il tema della solitudine. Solitudine che oggi è descritta benissimo dall’immagine di uno depresso che va al bar a raccontare i caz*i suoi e tutto ciò che non va nella sua vita.

13.16 Come sta la canzone italiana oggi? Ecco il parere di Vecchioni:

Un tempo le canzonette avevano coscienza di essere canzonette. Oggi invece si danno arie da cantautorato facendo delle figure bruttissime. Ogni tanto piazzano un congiuntivo al posto giusto e si sentono grandi autori. Purtroppo capita anche che i cantautori si prendano una vacanza dalle proprie difficoltà e mi dispiace molto. In ogni caso quelli che sono stati davvero grandi vengono ascoltati ancora oggi: mi fa molto piacere, ad esempio, che i giovani universitari, e anche i liceali, ascoltino tantissimo Guccini e De Andrè. Mio figlio conosce tutto lo scibile umano della musica di oggi. Ma quando ha scoperto De André non ha ascoltato altro per mese!

13.04 Vecchioni torna sul Nobel e apre una parentesi sulla differenza tra poesia e canzone d’autore:

Per quanto mi riguarda, la mia candidatura al Nobel è già una vittoria. Non mi interessa altro e mai ho pensato e penso di potermelo meritare o di arrivarci. De André l’avrebbe meritata molto più di me, almeno la nomination. Ma ai tempi non c’era proprio la concezione di equiparare la canzone d’autore alla poesia. In effetti sono due cose diverse ma considerare la canzone inferiore è un errore perché si sottovaluta l’arrivabilità, se mi passate il neologismo. Io non darei via Sapore di Sale di Paoli in cambio di tutte le poesie del mondo. La canzone, dove non è banale o sgrammaticata come purtroppo spesso capita, è un’altissima forma di poesia. La poesia è fare, creazione. Cioè è rapportare una persona che hai davanti al sentimento che gli dai, farla felice questa persona. E lo stesso vale per le canzoni, direi. Canzoni come “La Gatta” o “Senza Fine” sembrano quasi da bambini e invece dicono tutto. Con DeGregori, poi, il modo di fare cantautorato è cambiato. All’estero non ci sono i grandi cantautori che abbiamo in Italia.

13.00 Vecchioni sulla situazione di Taranto:

Sono stato a Taranto ed è assurdo scoprire che esista un ragionamento tipo: “O si lavora e si muore o non si lavora e si vive”. Però è così. Ed è terribile che sia così. Tutto nasce dal fatto che una delle colpe maggiori della nostra Italia è che non sembra essere in grado di programmare, di pensare al futuro e lascia che le cose capitino anche se potevano essere prevedibili e quindi evitabili.

12.55 E su Sanremo…

In un momento di debolezza mi son detto: “Vabbè, vado a Sanremo. Un domani mi sputerò allo specchio per questo ma ci vado perché non è possibile che non mi conosca nessuno!”. E alla fine è stato pure bello. Oggi mi sentivo di fare un piccolo bilancio: cosa son riuscito a cambiare? quasi niente. Cosa son riuscito a dire? Qualcosa, eh? Ma non questa grande rivoluzione poetica. Quando sto bene? Quando sono con le mie nipotine, ad esempio. O quando mi rifugio nell’umanesimo. E quindi io non appartengo più, non appartengo più a ciò che mi infastidisce, che mi fa stare male, che mi urta i nervi. E’ un tirarsi fuori tranquillo, spassionato, allegro. Probabilmente non sono mai stato bene come in questo periodo. E tutto nasce grazie al fatto di non avere più riferimenti.

12.52 Vecchioni su Papa Francesco:

Questo Papa è una Ferrari anzi è Vettel! “Io non appartengo più” non si riferisce certo a lui che ascolto sempre volentieri.

12.49 Vecchioni e il suo rapporto con Dio:

Non ho follie e derive divinatorie ma sento una grande calma nella consapevolezza che esiste una presenza che sa tutto quello che succede, come dice Papa Francesco di Gesù Cristo. Anche il Male ha un senso perché fa splendere il Bene dall’altra parte. E’ una grande consolazione sapere che nel momento in cui soffri, c’è una sentinella, qualcuno che vigila per te e su di te. Non capisco perché durante una canzone, una sinfonia o un film bellissimo ci venga quel groppo allo stomaco e le lacrime agli occhi. Questo non è per niente pragmatico, da cosa deriva? Sicuramente da qualcosa che va oltre la chimica. Il sentimento non ha una nascita che si possa riferire soltanto a fatti pratici o reali, credo che sia riferibile invece a qualcosa di più grosso, di più aulico.

12.46 Vecchioni racconta il brano “Ho conosciuto il dolore”:

Anche se non ci fosse un Dio, una strada percorribile per eliminare le complicazioni che troviamo nella nostra vita, noi siamo uomini e possiamo superare tutto. La risposta a questo tipo di domande è laica. Quando mi è stato tolto un tumore dal rene, non è che avessi vicino Gesù Cristo o Budda, per capirci.

12.42 E Vecchioni ha qualcosa da dire sui ragazzi che si presentano ai talent show:

Io non ce la faccio più a sentire un ventenne che sale sul palco di X Factor o di Amici dicendo: “La mia vita è cantare”. Bisogna fargli capire che ci sono altre cose, bisogna insegnargliele. Fargli capire che se non canta vive lo stesso, eccome se vive. Non sopporto l’idolatria dello stare sul palco fine a se stesso, non ha senso.

12.39 Vecchioni racconta gli italiani, il mondo, l’impossibilità di capirsi:

L’insegnamento di Gaber è stato alla base: ha previsto con largo anticipo che noi italiani viviamo questa dicotomia tra l’essere i più bravi e i più intelligenti, se vogliamo, e l’incapacità di prenderci le nostre responsabilità, di ammettere i nostri errori. Il tema va molto più in là dell’Italia, è mondiale. La mia è una vita di battaglie sociali, di università, di 300 canzoni di cui se ne conoscono dieci, forse. Noi viviamo in una spaccatura di modi di pensare che non ha vie di unione né possibilità di incrocio. Va avanti questo dramma del non capirsi.

12.36 E sul Nobel…

Su Twitter mi sono arrivati messaggi di ogni tipo. Uno mi ha chiesto “E allora perché non candidiamo Pupo al Nobel?”. Ma mi sono arrivate anche offese personali quando, ovviamente, l’eventuale candidatura al Nobel non dipende da me. Io sono orgoglioso ma non tanto per me, più che altro per la canzone italiana che finalmente viene riconosciuta. La cosa che mi ha fatto riflettere è che quelli che ne hanno gioito per la mia nomination non mi hanno scritto nulla, quelli che invece si sono infastiditi, mi hanno spalato moltissima mer*a intorno. Solo in Italia può succedere una cosa del genere.

12.32 Vecchioni spiega la sua avversione verso i social:

La nostra democrazia è una demomania, una demotrofia. Non sopporto più il fatto che tutti possano parlare, come succede su Twitter, senza sapere nemmeno di cosa stanno parlano. Non sopporto più la frase: “Non la penso come te, ma mi batterò con tutte le mie forze perché tu possa esprimere la tua idea”. Non è vero, non me ne frega un caz*o di quello che dici perché non ha senso, punto!

12.26 Il cantautore racconta Io non appartengo più:

Ho settantanni che in realtà è come se fossero venti. Nella vita o si accelera o si decelera. Io, al momento, sono in una fase di stallo e me la sto godendo. Ho voluto interpretare i brani di questo disco come una sorta di recitar cantando. Vorrei precisare che non sono né passatista né bigotto (per quanto ultimamente abbia molti dialoghi con Dio): io non ho malinconia per il semplice fatto che i miei ricordi sono tutti dentro di me. Non c’è da voltarsi a piangere perché quella che ricordo era un’epoca e questa è un’altra. Ora lasciatemi cogliere la bellezza delle cose che mi è sfuggita perché ero impegnato a dare tanto alla realtà e poco al sogno.

12.22 Roberto Vecchioni saluta i giornalisti e inizia a parlare della cover del disco e dei temi che ha voluto trattare nel nuovo lavoro:

Sulla cover di Io non appartengo più sono su un ring. Ma su questo ring non ci sono pugilatori, ci sono io in poltrona in un momento di riflessione perché non ho riferimenti: non mi riconosco nel digitale, nella fretta, nel mondo moderno. E da tutto questo devo avere un riparo che trovo nell’umanesimo. Nel disco parlo poco della politichetta italiana perché non ne voglio più parlare. Dirò solo che sono sempre più deluso da una parte e che una persona, che sta dall’altra, per ora mi ha sconfitto. Anzi, ci ha sconfitti. Ma automarcirà da sola.

Uscirà l’8 ottobre il nuovo disco di Roberto Vecchioni, Io non appartengo più. L’album è anticipato dal singolo Sei nel mio cuore che è già in rotazione radiofonica. Io non appartengo più arriva a sei anni di distanza dall’ultimo lavoro del cantautore, Di Rabbia e di Stelle, pubblicato nel 2007. Dodici sono invece le tracce del disco che Vecchioni sta per raccontarci a Milano nel corso della conferenza stampa di presentazione. Se volete sapere tutto, non perdetevi questo post. A fra poco!

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