Alessandra Amoroso, Amore puro: recensione

Ecco la recensione del nuovo album Amore Puro

E’ uscito oggi Amore Puro, il nuovo album di Alessandra Amoroso.

Un disco anticipato dal singolo omonimo e che vede una fittissima collaborazione con Tiziano Ferro che le ha scritto la maggior parte dei testi e che ha prodotto l’intero progetto. A distanza di due anni dall’album live “Cinque passi in più” e dal precedente “Il mondo in un secondo” -datato, invece 2010- l’album vede una serie di tentativi di novità in una tracklist curata e variegata.

Troviamo classiche ballad (come l’apripista) brani più frizzanti (Starò meglio) e anche l’incursione nella musica soul con un pezzo cantato in inglese (Hell Or High Water). Come ogni lavoro, incontriamo canzoni che conquistano al primo ascolto e altre che invece necessitano di maggiore attenzione per conquistare. Ma il risultato finale sarà convincente? Scopriamo insieme in questa recensione di Amore Puro

Si apre con la canzone scritta da Alessandra, Da casa mia, descritta così dalla cantante durante la conferenza stampa:

“Quando ero piccolina avevo un diario dove scrivevo le cose che non si potevano dire. Ho iniziato a scrivere Da casa mia basandomi su queste cose. Ho scritto la canzone nella tratta da Milano a casa e ho mandato queste parole a Tiziano via mail”

Un pezzo sentito, tra ricordi e malinconia su un viaggio che è all’orizzonte e che porterà a dover dire addio/arrivederci al passato, tra corse sulla spiaggia e ‘gli amici che non mi lasceranno mai’. Un omaggio sincero trasformata in dedica sulla sua città, sul suo Salento, la sua famiglia e quello che dovrà abbandonare. Il secondo brano che incontriamo è la title track e primo singolo lanciato per promuovere il disco, Amore Puro una ballad accompagnata dal piano insistente e delicato, per un pezzo che esalta la voce della Amoroso e viene accompagnata dallo stile di scrittura cantata e parlata di Tiziano Ferro.

Fuochi d’artificio mantiene il ritmo precedente da ballad, per una canzone che racconta di un amore finito, tra sentimenti provati da entrambi e bilanci futuri (“Eri una luce così gigante, che anche lontano mi sembravi grande, Temevo che un giorno il tempo ti avrebbe portato via”). Un ritmo più intimo del precedente, raccolto e amaro. Un potenziale estratto, per giunta molto potente.

Starò meglio smorzo i toni e nonostante il titolo, il ritmo è di rivalsa, rivincita, con un canto liberatori che unisce italiano e inglese con il “Please” del ritornello. Difendimi per sempre è una richiesta d’amore, protezione (“Difendimi per sempre amore mio, almeno tu, in questi angoli del mondo agonizzante di bugie, rimane la ferita rimane la mia vita”) ed è molto amata dalla cantante, tra le sue canzoni preferite. Bellezza, incanto e nostalgia è un nuovo viaggio nella memoria tra disincanto e malinconia per un pezzo che comunque prende le distanze dalla facile autocommiserazione dell’addio raccontato.

L’hai dedicato a me parla di ferite, delusioni e della capacità di rialzarsi senza però abbandonare mai il ricordo, lì, in un angolo alimentato da convinzioni e dalla speranza che il tempo possa riportare tutto come era prima (“Guarderò passare il tempo, mi godrò ogni momento, e se cambierai in fondo resterò sempre convinta che l’hai dedicato in segreto a me”). Molto radiofonica, fin dal primo impatto.

Non devi perdermi è forse, a mio parere, il pezzo meno incisivo ascoltato fino ad ora, con un ritmo che non prende mai quota se non nella parte finale, il brano più tiepido, anche dopo più ascolti. Innocuo. Non sarà un arrivederci è un saluto d’addio, con la consapevolezza che non sarà più come prima (“Per quanto amore è stato ciò che è stato, odiarti non mi fa riaverti indietro”/”Eri il centro e tutto attorno e poi in un attimo tu te ne vai, non dici neanche arrivederci, Eri l’acqua e avevo sete, eri il quadro e la parete e poi un minuto e non so più chi sei”) Niente di nuovo sotto al sole ma lontano, anche in questo caso, dallo struggimento vero e proprio.

Hell Or High Water è il primo pezzo in inglese che troviamo e finalmente ascoltiamo la tanto amata atmosfera gospel agognata e spesso cercata dalla cantante. Non ha mai nascosto la sua passione per questo genere e finalmente la possiamo sentire alle prese con un pezzo energico dalle atmosfere e dal sapore internazionale. Non sfigura affatto e la sua voce si sfoga, con naturalezza ed entusiasmo

L’album finisce con La vita che vorrei una ballad perfetta per chiudere il disco con un’altra riflessione dopo l’incipit d’apertura con Da casa mia. Un pezzo che difficilmente ha la forza per poter diventare singolo ma che non stona nell’album come lento e delicato bilancio di se stessa.

A conclusione, Amore Puro sarà un album amato dai fan che non si sentiranno traditi e ritroveranno la Amoroso che conoscono, più raffinata, più intensa in certe parti, ma sempre a proprio agio tra ballad, pezzi intensi e brani più originali di quanto aspettato (anche grazie all’ennesima conferma di Tiziano Ferro autore). Chi voleva trovare una completa novità, invece, rimarrà deluso perché l’album è un prodotto ben curato ma non certo inaspettato. E’ il suo stile, è vincente, perché cambiarlo se rappresenta e rispecchia il sound amato dalla cantante?

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