Michael Jackson è ancora vivo? Teorie e complotti sulla morte del cantante

Dubbi, rumours e indiscrezioni sulla morte improvvisa di Michael Jackson

Era il 25 giugno 2009. Un giorno come tanti altri divenne, involontariamente, da quell’anno, quello che ricordava la morte improvvisa di Michael Jackson.

Fu una notizia bomba, inaspettata, assurda da credere per chiunque. Sia per i fan del re del pop, sia per chi non amava particolarmente la sua musica. Perché, in ogni caso, la scomparsa inaspettata di un artista internazionale di quel calibro diventa improvvisamente qualcosa di sconvolgente per chiunque. Michael, poi, proprio poco tempo prima, aveva tenuto una conferenza stampa per raccontare il suo ritorno sulle scene.

Il 5 marzo dello stesso anno, Jackson scelse lo 01 Arena di Londra per annunciare una serie di concerti per il mese di luglio. Ufficialmente le sue ultime esibizioni. Una sorta di biglietto d’addio, di modo per ringraziare il proprio pubblico e ritirarsi elegantemente dalle scene. Ad impedirlo fu quel 25 giugno. Michael si era diretto a Los Angeles per le prove del suo grande comeback.

Attesissimo. Un evento. Pochi dettagli ancora noti sul numero effettivo delle serate. Quello chiaro a tutti quanti era la portata mediatica di un simile This Is It tour. Voci parlavano di appuntamenti addirittura fino al marzo 2010. Ma come? Non erano solo poche date?

Torniamo a quel maledetto giugno. Michael si trova nella sua villa a Holmby Hills. Si sente male. Ha un malore. Con lui c’è solamente il dottor Murray, il medico assunto dalla Aeg Live. Spiega che nella notte del 24 giugno ha somministrato benzodiazepine a Michael ma che non aveva sortito alcun effetto. Così, alle 10.40 decide di dargli anche il Propofol. E’ un anestetico. E per riceverlo, il paziente deve essere attaccato ad una pompa d’infusione. Così non è. Il medico si allontana. Dice per un paio di minuti, solo per andare in bagno.

Quando alle 10.52 ritorna in camera, si accorge che non respira più. Anche la rianimazione cardiopolmonare non funziona a nulla. Secondo le indagini, nell’ora in cui il dottor Murray somministra il farmaco, sarebbe stato al telefono contemporaneamente con due cellulari. E da uno di questi, avrebbe mandato una mail alla Lloyd’s Insurance,l’assicurazione dei concerti londinesi per rassicurarli sulla condizione di salute del cantante. Ma Michael era già morto.

Sarà Alvarez, guardia del corpo di Jackson, a chiamare i soccorsi ben un’ora dopo. Sono le 12.21. I paramedici arrivano alle 12.28. Il trasferimento d’urgenza alla UCLA Medical Center è inutile. Sono le 14,26 quando la popstar viene dichiarata ufficialmente morta. Secondo l’autopsia la causa è proprio il Propofol.

Iniziano i misteri. In tanti ritengono assurda questa condizione di salute così delicata del paziente quando, alcuni video delle prove, mostrano l’artista in perfetta forma mentre, qualche giorno prima, si esercita nelle prove per il tour imminente. Un crollo fisico così improvviso?

Si parla di stress. Michael era spaventato per le più di cinquanta date previste. Un grande peso, una tensione importante. Addirittura alcune persone vicino a lui rivelano che era solito arrivare a prendere anche 40 Xanax al giorno. Falso. L’autopsia nega la presenza di altri farmaci o droghe nel corpo oltre al Propofol e alle precedenti somministrate da Murray. Inoltre, in particolare per lo Xanax, non era presente né nell’organismo né nell’abitazione del cantante.

Poche ore dopo la sua morte poi apparve quel video su Internet. Lo ricordate? Fu smentito e si parlò di incoerenze con il ricovero del cantante nella clinica. Era questo. Fu definito falso ma fece discutere per giorni e giorni.

C’è anche la teoria di molte persone che ritengono tutto questo una messinscena. La morte non sarebbe mai avvenuta e, ovviamente, Michael sarebbe ancora vivo da qualche parte del mondo, libero dalla pressione mediatica, dagli impegni del tour che gli provocava ansia e angoscia. Libero da tutti e da tutto.

Infine, la tesi secondo la quale, Michael era pieno di debiti e minacciato dagli illuminati. Quale modo migliore se non quello di fingere la sua morte? A sostenere questa idea, c’è la convinzione di alcune persone sulla partecipazione di Michael al “Larry King Live” mascherato come l’amico David Rothenberg. Lui era un ragazzino a cui Jackson si era affezionato dopo che il padre, a soli sei anni, gli aveva buttato addosso della benzina dandogli fuoco. Circa il 90 per cento del corpo era rimasto ustionato. Ma in realtà, ospite nel programma non era Dave ma il cantante, sotto mentite spoglie. Era il suo modo, secondo alcuni fan di tranquillizzare chi lo amava, certo che lo avrebbero comunque riconosciuto. Questo, prima di sparire poi per sempre

Ci sono tante tesi e ulteriori teorie che mettono in dubbio questa misteriosa morte e comunque la analizzano con scrupolosa attenzione.

Questa sera, alle 21, Adam Kadmon tratterà anche questa storia nello speciale di Mistero