Antonello Venditti, l’inno della Roma, lo striscione sotto casa e la risposta del cantante

Polemiche e recriminazioni: ecco cosa è accaduto tra alcuni tifosi e Antonello Venditti nei giorni scorsi

“Il mio inno non è più identificativo della squadra che conoscevo. Mi piacerebbe se lo togliessero”

Sono state queste parole a scatenare polemiche furiose nei confronti di Antonello Venditti. Non appena pronunciate, sono iniziate numerose risposte e critiche verso il cantante, da sempre romanista convinto e, soprattutto, autore di celebri inni che hanno accompagnato la squadra nel corso degli anni e delle stagioni calcistiche.

Successivamente, Venditti ha provato a spiegare il suo commento, contestualizzando il tutto in un discorso più generale e incisivo. Insomma, erano volutamente provocatorie ma solo per scatenare una reazione. E non quella ottenuta:

“Una forte provocazione per spronare il presidente ed i dirigenti a riportare l’AS Roma alla nostra cultura, rendendola più simile nei contenuti e nei risultati alla nostra grande storia di tifo calcistico, di sportività e di amore. Sempre orgoglioso di essere con voi, uno di voi….per sempre! Gli Inni sono nel cuore e non appartengono più all’autore, ma ad ognuno di noi. Forza Roma!”

Pace fatta? Ma nient’affatto. Ecco, infatti, sotto casa del cantante, apparire, in piena notte, uno striscione scritto sicuramente da un tifoso (o un gruppetto?) che gli ha esposto, a modo suo, un pensiero:

“Nel 2001 c’hai magnato, nel 2013 c’hai sputato. Venditti verme”

Il riferimento è al nuovo inno che aveva composto dodici anni fa, Che c’è, dopo Roma Roma del 1975 e Grazie Roma, datato 1983. A questo punto, l’artista ha tentato nuovamente, pubblicamente, con una lettera a Repubblica, di specificare il suo pensiero, rinnovando la sua totale appartenenza al team della Roma senza volerci “sputare” (cit.) sopra:

“Caro direttore, da un lenzuolo appeso vicino a casa mia di notte ho scoperto di essere un verme. Perché amo Roma e la Roma? Perché sono una persona libera, persino di dire ciò che pensa? Perché vorrei una società all’altezza della storia, della cultura e dei valori della squadra che amo da sempre? Perché Roma non può essere a Boston, e i miei colori sono il giallo e il rosso e non il verde dei Celtics? Perché ho voluto regalare i miei inni e i miei Circo Massimo alla città, per una festa collettiva, di tutti? (…) Ho scoperto
di essere un verme, ma non credo di esserlo. Vivo soltanto lo smarrimento di chi soffre nel vedere il progetto che resta una parola senza contenuti. Voglio da sempre una squadra che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. In un calcio che è diventato altro da ciò che conoscevo e in cui non sempre mi riconosco, vorrei che resistessero le bandiere, la voglia, la passione. In Internet ho letto tanti interventi su questa polemica decisamente eccessiva: è così grave esprimere un’idea e un auspicio?”

Infine, specifica anche di non aver mai approfittato del suo ruolo, nemmeno per un abbonamento:

“Proprio per essere lontano da ogni tipo di potere, speculazione e privilegio, ho sempre rifiutato tessere ad honorem che tutti i presidenti della Roma mi hanno gentilmente offerto, per mantenermi una libertà di critica che sarebbe stata contraddittoria se avessi accettato le offerte. Il mio posto è sopra lo striscione Roma Capoccia e anche quest’anno ho rinnovato il mio abbonamento. E la mia libertà di pensiero non ha padroni ne padrini in nessuna radio e in nessun giornale”

Mentre aspettiamo che torni il sereno, ecco “Che c’è”, direttamente dal 2001