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Putin odia il playback? Ecco cinque rock band che finirebbero sul lastrico.

I video di alcuni dei playback più controversi del mondo. Molti dei quali accaduti in Italia…


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A Putin non piace che si canti in playback. E’ per questo che ieri ha approvato una legge che multa con 100,000 euro chi suona in playback. Ma anche a molti musicisti, in effetti, non piace suonare in quel modo, anche se forse sarebbe più facile, meno rischioso e meno costoso. Spesso le band più “serie” hanno protestato in maniera ironica contro il playback, mostrando in diretta tv che in realtà non stavano suonando davvero. Molti dei casi più clamorosi sono successi proprio in Italia, nazione in cui il playback televisivo è quasi obbligatorio. Ecco alcuni divertenti video, per rinfrescare la memoria.

Queen @ Sanremo 1984

Anni fa, al Festival della Musica il playback era di casa. Strano (e triste), ma vero. Se per i cantanti italiani era la norma, per gli ospiti internazionali sembrava una cosa bizzarra, e i Queen furono costretti per l’unica volta in tutta la loro carriera a suonare in playback. Freddie Mercury fece cadere subito il muro della finzione, tenendo il microfono a metri dalla bocca, usandolo come spada e ridendone con Brian May.

Muse @ Quelli Che Il Calcio 2009

Sono passati 25 anni dal Sanremo dei Queen, eppure alla RAI si preferisce ancora il playback. Invitati a “Quelli che… il calcio”, i componenti dei Muse si sono scambiati i ruoli per protesta. Il batterista passò a basso e voce, il cantante alla batteria, il bassista alla chitarra. Dimostrando grande lungimiranza, Simona Ventura intervistò poi il batterista a fine canzone, pensando che fosse il cantante Matt Bellamy. Una delle scene più surreali di sempre, tormentone immediato su internet (clicca sul link per leggere l’intera storia dei Muse a Quelli Che).
Qualche settimana dopo gli Elio e le Storie Tese hanno eseguito un brano nella stessa trasmissione, in playback, invertendosi i ruoli e Christian Meyer, in quel caso “cantante”, indossava una maglietta dei Muse.

Elio E Le Storie Tese @ Festivalbar 2009

Parlando degli Elio e le Storie Tese, la loro protesta anti-playback più devastante fu al Festivalbar del 1999, all’apica della loro carriera. Essendo fermi sostenitori delle esibizioni dal vivo, lottarono per suonare in diretta ma furono obbligati al playback. La canzone Discomusic, così, venne eseguita dalla band immobile sul palco.

Iron Maiden @ PIT (Germany) 1986

Nel 1986, durante la trasmissione tedesca PIT, i membri degli Iron Maiden si scambiarono vicendevolmente i ruoli nel bel mezzo dell’esecuzione della canzone Wasted Years.

Nirvana @ Top Of The Pops (England) 1991

La trasmissione inglese Top of the pops chiese a Kurt Cobain di registrarsi a casa una versione “live” di Smells Like Teen Spirit, per poi far finta di suonarla in diretta (un modo per assicurarsi che, viste le condizioni tossiche del cantante, in diretta filasse tutto liscio). Kurt obbedì, registrando una versione con voce bassissima (versione tra l’altro piacevole!), eseguendola però in trasmissione senza mai suonare la chitarra e facendo sesso orale con il microfono, anzichè cantare.

Questi sono esempi epici di protesta, ma c’è anche chi, in effetti, preferisce risparmiarsi la fatica e usare il playback. Rischiando però epiche figuracce. Il caso più recente di playback clamoroso (e poi confessato) è quello di Beyoncè all’insediamento di Obama, quando cantò in lip-sync l’inno americano.

Foto | YouTube (Kurt Cobain succhia il microfono anzichè cantare)