Putin vieta i concerti in playback in Russia

Multe di 100,000 euro a chi verrà scoperto a far finta di cantare.

E’ forte lo sdegno internazionale causato dalle recenti leggi contro gli omosessuali in Russia, ma una bizzarra proposta legislativa del leader Vladimir Putin attirerà invece ironici consensi da tutto il mondo: si tratta di una legge contro il playback.
Stando a La Repubblica, chi fosse scoperto a suonare in playback senza averlo dichiarato prima del concerto, potrebbe essere multato per l’equivalente di 100,000 euro. La cosa potrà sembrare strana alle nostre latidudini, e qualcuno potrebbe sembrare una prova di serietà verso la Grande Madre Russia, che vuole solo esibizioni dal vivo. Invece è il contrario: in Russia il fenomeno del lip-sync è talmente diffuso da aver quasi minato la credibilità di qualsiasi concerto, facendo perdere l’interesse verso ampie fasce di pubblico e al contempo consentendo a promoter e band senza scrupoli di incassare cifre enormi spendendo il minimo: con un impianto di amplificazione finto, microfoni finti e tutto il resto si risparmia parecchio, ma la gente “sente lo show come se stesse ascoltando il disco”.
La legge, comunque, non è la prima al mondo: in Australia è obbligatorio sottolineare sui biglietti di un concerto se la musica sarà live o in playback, e anche in Cina c’è una legge che multa i cantanti scoperti a far finta di cantare.

Tornando alla Russia, però, forse Putin ha spinto la legge dopo essere rimasto sconvolto dal tragico playback fail dei Lordi, che nel 2006 si esibirono proprio nella Piazza Rossa con un risultato passato alla storia, grazie ad un cd che si incantò…