Buon compleanno B.B. King. Auguri al Re del Blues

Buon compleanno B.B. King. Auguri al Re del Blues

Questa storia è una storia d’amore. Lui si chiama Riley, lei Lucille. La storia si svolge nei primi decenni del secolo scorso, lungo le sponde del Mississippi e nei confini dello stato omonimo. Lei è una chitarra: una Gibson, nera. Lui è un ragazzo che ha iniziato a lavorare nei campi di cotone, pagato una miseria, giovanissimo. Ha poco più di vent’anni quando arriva a Memphis. A Memphis c’è il blues e Riley si è appassionato alla musica cantando i gospel in chiesa.

A Memphis ci sono anche le emittenti radiofoniche, Riley inizia a fare il DJ. Si sceglie un nome d’arte: The Beale Street Blues Boy. Poi semplicemente Blues Boy. Aggiunge le iniziali al suo cognome: il risultato è B.B. King, con cui firma le prime canzoni. Il suo produttore è un certo Sam Phillips, l’uomo che avrebbe poi fondato la Sun Records. Intanto il Blues Boy ha acquistato la sua prima Gibson e suona un po’ ovunque, caratterizzando i suoi assoli con una tecnica nuova. La chiamano “hummingbird” (colibrì) e consiste nel produrre un suono vibrato con piccoli movimenti, scivolando sulla corda.

Una sera B.B. King si è appena esibito in concerto in una sala da ballo dell’Arkansas. Fa freddo e l’ambiente è riscaldato da una stufa a kerosene. Il combustibile invade il pavimento e scoppia un incendio. Tutti corrono fuori e King si accorge di aver lasciato la chitarra all’interno. Torna dentro e la salva dalle fiamme. Due ragazzi avevano fatto a pugni per una donna, poco prima. Una ragazza di nome Lucille. il Blues Boy coglie l’analogia decide di non separarsi mai più dalla sua chitarra e di darle quel nome. Da quel momento, tutte le sue sei corde, compresa l’inseparabile Gibson ES-355 custom, si chiameranno così: “Lucille”.

Il resto della storia d’amore dura fino ad oggi, venerdì 16 settembre. Giorno dell’ottantaseiesimo compleanno di quello che è poi diventato il King of Blues. Più di quaranta dischi registrati, quindici album live, un numero incredibile – e probabilmente incalcolabile – di concerti. La stima e gli omaggi sono unanimi: jazzisti, bluesmen, chiunque cita B.B. King come ispiratore e gli tributa il rispetto dovuto. C’è una ragione su tutte, un motivo principale per cui il coro degli ammiratori è compatto e convinto. Una ragione che – se non lo avete mai visto suonare – difficilmente può essere descritta con le parole. B.B. King, quando suona, è energia e sofferenza. Polpastrelli che grondano passione e sudore sulla tastiera. Poi un fazzoletto bianco per asciugare il viso e il sorriso di chi sta facendo quello che ha sempre desiderato. Da una vita. Quella a cui facciamo i migliori auguri, ancora una volta, oggi.