30 anni dopo, le 10 canzoni più belle di Bob Marley

Tributo in memoria di Bob Marley nel trentennale della scomparsa. Si parte con l’unica cosa che gli era rimasta, a lui nero schiavo portato dall’Africa: la canzone di libertà e redenzione – emancipazione dalla schiavitù mentale, non si può arrestare il tempo che ci è dato. Dopo il salto la mia personale lista delle canzoni

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Tributo in memoria di Bob Marley nel trentennale della scomparsa. Si parte con l’unica cosa che gli era rimasta, a lui nero schiavo portato dall’Africa: la canzone di libertà e redenzione – emancipazione dalla schiavitù mentale, non si può arrestare il tempo che ci è dato. Dopo il salto la mia personale lista delle canzoni di Bob Marley che conservo nel cuore da tanti anni.

Trenchtown Rock, partiamo dal suo quartiere, Kingston 12. Raccogli quello che semini, e se fai piangere i bambini non puoi andare lontano. Una cosa di buono ha la musica, quando colpisce non senti male.

Kinky Reggae, parte col ritornello di un gioco di strada da bambini, e poi mi porta via fino a Piccadilly a Londra. I rasta vendevano bene anche a Londra, bubbling on the top one hundred cantava in Roots, rock, reggae – riascoltiamocela qui di seguito. Reggae nella classifica R’n’B, anni d’oro per i musicisti giamaicani, 1976.

Andiamo con un classico del 1975, ormai siamo alla traccia numero cinque, ho scelto un live. Fallo come vuoi, non ci sono regole per il reggae: se ci sei non è difficile guardarti dentro l’anima.

Una version per Bad card, che sul lato B si intitolava Ina Rub A Dub Style. Il reggae ha una prerogativa, che più rallenta e più diventa magico. Lento, e a volume alto. Possibilmente in una dance hall dopo le tre di notte, quando al bar non vendono più il rum.

One drop, in versione extended. Ve lo ricordate? Dateci l’insegnamento regale, niente filosofie diaboliche. Dread, dread, dread, dread…

Quando l’acqua abbonda, lo sciocco ha sete.

Se il cappello non ti calza, è inutile che lo indossi. Se ti sta bene, non toglierlo. Chi è benedetto da Dio, non può esser maledetto da un uomo.

Una volta lavoravo in un ufficio dove si faceva la giornata Bob: tutto il giorno solo Marley, e non c’erano molte canzoni da ascoltare due volte, erano veramente troppe per le nostre otto ore di servizio. Figuriamoci sceglierne dieci. Io vi lascio con questa romantica ed elegante Guava Jelly, che su Youtube trovate anche in un medley acustico. Di seguito le altre dieci che non si potevano tralasciare, me le ha ricordate lo speciale su Alias de Il Manifesto in edicola sabato scorso (stasera su RaiStoria alle 21 “Bob Marley, il profeta del reggae” con replica su Rai2 alle 24.30).

Una seconda canzone senza politica e ribellione. Semplice suadente amore, lontano mille miglia dal sesso sfrontato cui siamo abituati dalla dance hall degli ultimi trent’anni.

Dal momento che i miei occhi han benedetto la tua vista, il cuore mi dice: “Segui la strada”. Ooh ragazza, si può fare? Mi lasci bussare ancora un po’ alla tua porta?

Easy skanking. Scusami un attimo, accendo la canna e sono tutto tuo.

Sveglio al mattino, tre uccellini bussano alla porta con un messaggio per l’ambasciatore del reggae.

Lively up yourself.

Torniamo alla canzone di protesta, questa era andata al numero uno in classifica grazie alla cover di Eric Clapton. Un pubblico ufficiale andato al creatore, un secondo appioppato sul gobbo per fare un processo come si deve.

Fortissima anche la cover di Dennis Brown con Ranking Joe, Slave Driver non poteva mancare.

Davanti al fuoco in cortile la sera, i ricordi che volano da qualche parte tra il quartiere di Trenchtown e una notte in macchina passata da tanti anni.

Imboscata nella notte, il rasta osserva. Gente che combatte per il potere, senza saper bene l’ora indicata dal quadrante dell’orologio che segna la storia del cosmo.

Ecco il truffatore che arriva col pacco pronto da tirare. Non prendiamo mazzette, la corruzione non è vita da vivere.