Tricarico a Soundsblog: “Canto favole per essere Invulnerabile (ma il mio disco non datelo ai bambini)”

Intervista a Francesco Tricarico per l’uscita del suo nuovo disco, Invulnerabile.

di grazias

Il nuovo disco di Francesco Tricarico si chiama Invulnerabile e ha detto il suo buongiorno all’Italia tutta nella giornata di ieri. Proprio ieri, infatti, il cantautore l’ha presentato alla Feltrinelli di Milano e ho pensato che se l’avessi raggiunto, avrebbe potuto raccontarvi molto meglio di chiunque altro le dieci tracce (più una) di Invulnerabile. In effetti non avevo tutti i torti. Nonostante la fortissima tentazione di intervistare sua zia, un’arzilla settantaseienne che sosteneva che anche lei avesse sempre cantato durante tutte le stagioni della vita, mi sono fatta raccontare da Francesco i temi del suo disco, com’è che sul retro di Invulnerabile campeggi la scritta “Parental Advisory – Explicit Content” e perché lui ritenga che la copertina di Invulnerabile sia la più bella del mondo. Curiosi? Eccovi tutte le risposte (e pure le domande, su):

Francesco, il tuo ultimo disco si chiamava L’Imbarazzo e ora sei tornato con un titolo decisamente più forte, anzi Invulnerabile. Cos’è cambiato?

Sono cambiate tante cose. Come scelta del titolo sicuramente: L’imbarazzo e Invulnerabile sono in contrasto. L’imbarazzo è un momento di sensibilità, di timidezza, di ascolto. Sono due dischi molto diversi. Se il primo era più intimista, questo è un po’ più forte o meglio è un augurio di forza, di riuscire a superare tutte le avversità. Sono proprio due pensieri diversi.

E quindi adesso hai lasciato perdere l’imbarazzo e ti senti Invulnerabile?

No no, io non mi sento invulnerabile. L’invulnerabilità è solo un augurio, come dicevo. Però è anche vero che c’è in ognuno di noi una parte di invulnerabilità anche nell’atomo stesso che è alla base del nostro corpo per cui mi piaceva far diventare uno dei brani, Invulrabile, la titletrack del disco.

Nei testi di Invulnerabile una delle parole più ricorrenti è “favola”. Pensi che servano le favole per diventare invulnerabili?

La vita dovrebbe essere una favola, ognuno dovrebbe vivere la propria favola perché la favola è immaginazione, la capacità di immaginare la vita per come la si vuole. Ogni riferimento alle favole nel mio disco lo interpreto in questo senso, non c’entrano niente con le storie infantili. Il fatto è che purtroppo la capacità di immaginare è legata all’infanzia e crescendo la si perde. Immaginare la propria vita il più bella possibile è un ottimo modo per cercare di farla diventare così davvero perché se prima non immagini una cosa non può accadere.

Durante la presentazione del disco hai detto che la copertina di Invulnerabile è la più bella del mondo…

E’ vero, ma anche le canzoni sono le più belle del mondo! Perché uno non dovrebbe pensarlo? Scherzi a parte, sulla cover c’è un mio disegno e comunque uno si augura sempre che le proprie cose siano molto belle anche per gli altri. Però a me piace disegnare e infatti anche nel libretto ci sono molti miei disegni…

Ho visto, ci sono i tuoi disegni ma non i testi delle canzoni…

Non ci sono i testi per scelta: non avevo voglia di vedere i testi scritti, volevo che restassero legati alla registrazione, all’ascolto. Le parole delle canzoni una volta scritte e stampate nel libretto mi mettono un po’ tristezza perché trovo che la parola all’interno della canzone sia molto legata alla melodia e se la estrapoli rischi di perderla. Il testo di una canzone ha senso con la canzone. Poi magari ce l’ha anche di per sé però per questo disco ho preferito così.

Ho notato che sul disco c’è il Parental Advisory manco fossi un rapper americano. Perché?

E’ per via dei miei disegni, sono un po’ erotici. Beh, l’erotismo fa parte della vita, insomma, ma ho preferito avvisare che ci sarebbero stati dei contenuti grafici non ideali per i bambini, ecco. Comunque avrei in progetto di fare anche delle mostre coi miei disegni. A maggio dovremmo riuscire a farlo. Per ora ho fatto qualcosa di piccolino, ma mi piacerebbe organizzare qualcosa di più.

Mi dici com’è che Francesco è diventato un “fantasma”?

Io sono Francesco è la ghost track del disco. E’ un’idea nata a fine lavorazione. Un po’ come per i testi mi piaceva che quella canzone ci fosse ma non che comparisse perché i dieci brani del cd sono nuovi e hanno tutta una loro forza e quindi non lo so, mi piaceva così…

Vabbè, è in onore di Papa Francesco, su…

Ecco brava, è proprio così! No, abbiamo deciso molto prima di inserirla.

La canzone però ha una piccola differenza nel testo: non dici più “il mio capo mi ha salvato” ma “io mi sono salvato”:

Sì, alla fine mi prendo il merito di essermi salvato. E’ una cosa importante prendersi sulle spalle la responsabilità delle proprie scelte: nessuno ti salva se tu non vuoi essere salvato, alla fine. Nessuno vince se non sei tu il primo a vincere per te. Poi magari ogni tanto qualcuno ti può aiutare ma sei tu che lo permetti.

Ne “Il coraggio” canti: “E’ il sogno che aspetta che sia tu a dire basta”. Non credi a chi dice “non smettere mai di sognare”, dunque?

No, assolutamente. Nel brano io mi immaginavo questo discorso tra me e il sogno come entità. Nel brano rifletto sul sogno e mi chiedo perché non si avvera. Il sogno è come se rispondesse: “Io sono qua, sei tu che non sei sicuro e sto aspettando che tu ti decida”. Perché da parte del “sognatore” è difficile “fermarsi” e dire: “Questo è esattamente come lo volevo, va bene così”. Di solito uno ha sempre dei ripensamenti, ritiene di non averci pensato abbastanza. Quindi il “sogno aspetta che sia tu a dire basta” è da intendersi in senso positivo: il sogno per realizzarsi aspetta solo che tu smetta di rimuginarci sopra e cominci finalmente ad agire per renderlo realtà.

Ah, quindi era un discorso tra te e il sogno. Ti capita spesso di intrattenere conversazioni coi tuo sogni? Così, per sapere…

Sì, mi capita spesso. (ride)