Le più belle canzoni di Enzo Jannacci (video e testi)

Ecco le canzoni più belle di Enzo Jannacci

jannacci

E’ morto Enzo Jannacci, noto cantautore, nato a Milano il 3 giugno 1935 e autore di più di trenta dischi nel corso della sua carriera. Ha collaborato con grandi nomi della musica italiana, da Adriano Celentano a Luigi Tenco e Little Tony. Il sodalizio più importante e duraturo fu con Giorgio Gaber

Ha lavorato con ben sette case discografiche, in periodi differenti della sua vita:

Ricordi: 1959-1962, 1980-1983;
Jolly: 1964-1966;
RCA: 1967-1974;
Ultima Spiaggia: 1975-1979;
DDD: 1985-1994;
Columbia: 1998;
Ala Bianca: 2001-presente.

Ecco qui sotto, solo alcune delle canzoni più note alle quali ha collaborato, veri e propri classici per più generazioni

Qualcosa da aspettare

Ogni sera, fra i rumori
di serrande che si abbassano
e gli scoppi dei motori
delle macchine che passano,
alla luce dei lampioni
che si sono accesi appena,
puoi assistere agli amori
che si fan prima di cena…
Sporchi ancora del sudore
del lavoro appena smesso,
per un bacio, un pò d’amore,
ci si vuol bene lo stesso.
Basta già quell’ora sola
per tenersi per le mani
e per darsi la parola
di trovarsi all’indomani;
quella parola che è poi la sola cosa
che importa ed ha uno scopo:
ci fa sembrare un pò meno noiosa
la settimana dopo…
Basta che non ci debba mai mancare
qualcosa da aspettare!
Le domeniche che piove,
guardi i vetri che si bagnano;
e la goccia che si muove,
e le gocce che ristagnano…
Quando il buio è poi venuto,
nell’oscuro della stanza
tu ti accorgi che hai perduto
tutto un giorno di vacanza…
Ne hanno fatto miglior uso
dentro i cine ed a ballare
tante coppie che, anche al chiuso,
non rinunciano ad amare;
che poi, prima di lasciarsi,
si daranno brevemente
la promessa di trovarsi
la domenica seguente:
quella promessa che è poi la sola cosa
che importa ed ha uno scopo:
ci fa sembrare un pò meno noiosa
la vita e il giorno dopo…
Per sette giorni non ci potrà mancare
qualcosa da aspettare!
Per sette giorni non ci potrà mancare
qualcosa da aspettare!

El Purtava I Scarp Del Tennis

Che scusee, ma mi voeuri contà
d’un mè amis che l’era andà a fà el bagn
sul stradon per andare all’Idroscalo:
l’era lì e l’amore lo colpì.

El portava i scarp del tennis,
el parlava de per lú,
rincorreva già da tempo
un bel sogno d’amore.

El portava i scarp del tennis,
el gh’aveva dù oeucc de bon;
l’era el primm a menà via
perché l’era un barbon

On bel dì che l’era adrè a parlà
de per lù, l’avea vist a passà,
bianca e rossa che pareva il tricolore;
ma poeu lù l’è stà bon pù de parlà.

El portava i scarp del tennis,
el parlava de per lú,
rincorreva già da tempo
un bel sogno d’amore.

El portava i scarp del tennis,
el gh’aveva dù oeucc de bon;
l’era el primm a menà via
perché l’era un barbon

(On bel dì, vesin a quel poer diavol chì ghe riva una macchina, ven giò vun, ghe dumanda: « Ohè! ». « A mi? ». « Eh, a lù. La strada per andare all’aeroporto Forlanini? ». « Mi soo no per andare all’aeroporto Forlanini, non son mai stato io all’aeroporto Forlanini. Scusi ». « La strada per andare all’Idroscalo almeno la conosce? ». « Sì, l’Idroscalo el soo dove l’è, el soo. El su dove l’è l’Idroscalo, l’accompagni mi all’Idroscalo. Vegni sù anca mi sù la macchina. L’è bella questa macchina, son mai staa sù la macchina mi, sior, signore ». « Lassa stà la macchina, barbon, dimmi la strada per andare all’Idroscalo piuttosto, se la conosci ». « No, l’accompagni mì all’Idroscalo, sior, ch’el me faccia venire sù la macchina anch’io, vengo anch’io sulla macchina ». « Ven sù sùla macchina ». « l’è bella questa macchina, è forte, è forte. Son mai staa sù la macchina, bella questa macchina… Ferma sior, ferma signore, che mi son ‘rivà, son ‘rivà all’Idroscalo. Che ferma, che me lascia giò chi).

In piasè, che me lascia giò chì,
che anca mì, mì gh’hoo
avuu ‘1 mio grande amore:
roba minima, s’intend, roba de barbon ».

El portava i scarp del tennis,
el parlava de per lú,
rincorreva già da tempo
un bel sogno d’amore.

El portava i scarp del tennis,
el gh’aveva dù oeucc de bon;
l’era el primm a menà via
perché l’era un barbon

L’han trovaa sòtta a on mucc de carton,
gh’han guardaa el pareva nissun
gh’han toccaa, el’ pareva ch’el dormiva:
« Lassà stà, che l’è ròba de barbon ».

El portava i scarp del tennis,
el parlava de per lù,
el portava i scarp del tennis
perchè l’era un barbon.

El portava i scarp del tennis…

Se me lo dicevi prima

Eh, eh, eh, ma se me lo dicevi prima
Eh, se me lo dicevi prima
Come prima
Ma sì se me lo dicevi prima
Ma prima quando
Ma prima no
Eh, si prendono dei contatti
Faccio una telefonata al limite faccio un leasing
Se me lo dicevi prima
Ma io ho bisogno adesso, sto male adesso
Ma se me lo dicevi prima ti operavo io
Ma io ho bisogno di lavorare io sto male adesso
Eh sto male e sto bene macché il lavoro e mica il lavoro
Posso mica spedirti un charter
Bisogna saperlo prima che dopo non c’è lavoro, prima, capito
E allora è bello
Quando tace il water
Quando ride un figlio
Quando parla Gaber
E allora sputa su chi ti eroina
Perché il mondo sputa
Proprio quando nasce un fiore
Perché iniettarsi morte
è ormai anche fuori moda
Perché ce n’è già tanti che son venuti fuori
Oh, sei ancora qua
Vabbé, quanto sei alto
Uno e novanta
Eh eh eh non vai bene
Come non vado bene
Non vai bene
Se me lo dicevi prima ti dicevo che noi abbiamo bisogno della gente giusta
Tra l’1,60 l’1,60, tra l’1,60, capito
Cioè ho capito che quando uno sta male deve arrangiarsi da solo
E allora sarà ancora bello
Quando ti innamori
Quando vince il Milan
Quando guardi fuori
E sarà ancora bello
Quando guardi il tunnel
Che è ancora lì vicino e non ci credi ancora
Ne sei venuto fuori e non ci credi ancora
E ci hai la pelle d’oca e non ci credi ancora
Ti sei sentito solo
In mezzo a tanta gente
Sì ma guarda che di te e degli altri
A questa gente
Non gliene frega niente
E allora sarà ancora bello
Quando tace il water
E sarà anche più bello
Quando scopri il trucco
E allora sarà bello
Quando tace il water
Quando spegni il boiler
Quando guardi il tunnel
Quando, quando senti il sole.

Io e te

Io e te, io e te che ridevamo
io e te che sapevamo
tutto il mondo era un bidone da far rotolare..
sì perchè, la bellezza dei vent’anni è poter non dare retta
a chi pretende di spiegarti l’avvenire, e poi il lavoro e poi l’amore..
sì ma quì, che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è
l’avvenire è un buco nero in fondo al dramma
Sì, ma allora, ma che gioventù che è, ma che primavera è..
e la tristezza è lì a due passi, e ti accarezza e ride, lei
Sì ma quì, che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è
l’avvenire è un buco nero in fondo al dramma
Sì, ma allora, ma che gioventù che è, ma che primavera è..
e la tristezza è lì a due passi, e ti accarezza e ride, lei

Quelli che (qui l’esibizione nello speciale di Fabio Fazio del 2011)

Quelli che cantano dentro nei dischi perche’ ci hanno i figli da mantenere, oh yes!
Quelli che da tre anni fanno un lavoro d’equipe convinti d’essere stati assunti da un’altra ditta, oh yes!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che accendono un cero alla Madonna perche’ hanno il nipote che sta morendo, oh yes!
Quelli che di mestiere ti spengono il cero, oh yes!
Quelli che Mussolini e’ dentro di noi, oh yes!
Quelli che votano a destra perche’ Almirante sparla bene, oh yes!
Quelli che votano a destra perche’ hanno paura dei ladri, oh yes!
Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yes!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yes!
Quelli che vomitano, oh yes!
Quelli che tengono al re.
Quelli che tengono al Milan, oh yes!
Quelli che non tengono il vino, oh yes!
Quelli che non ci risultano, oh yes!
Quelli che credono che Gesu’ Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yes!
Quelli che la notte di Natale scappano con l’amante dopo aver rubato il panettone ai bambini, oh yes!
Intesi come figli, oh yes!
Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-a-ter, oh yes!
Quelli, quelli che sono dentro nella merda fin qui, oh yes! Oh yes!
Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yes!
Quelli che, quelli che non possono crederci neanche adesso che la terra e’ rotonda, oh yes!
Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e continuano a fingersi dispersi, oh yes!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yes!
Quelli che non vogliono arruolarsi nelle SS.
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yes!
Quelli che dicono “la mia serva”, oh yes! Oh yes!
Quelli che organizzano la marcia per la guerra, oh yes!
Quelli che organizzano tutto, oh yes!
Quelli che perdono la guerra… per un pelo, oh yes! Oh yes!
Quelli che ti vogliono portare a mangiare le rane, oh yes!
Quelli che sono soltanto le due di notte, oh yes!
Quelli che hanno un sistema per perdere alla roulette, oh yes!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yes!
Quelli che non ci sentiamo, oh yes!
Quelli diversi dagli altri, oh yes!
Quelli che puttana miseria, oh yes!
Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo e’ una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yes!
Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, oh yes!
Quelli che qui e’ tutto un casino, oh yes!
Quelli che per principio non per i soldi, oh yes! Oh yes!
Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yes!
Quelli che lo statu quo che nella misura in cui che nell’ottica, oh yes!
Quelli che non hanno una missione da compiere, oh yes!
Quelli che sono onesti fino a un certo punto, oh yes!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che aspettando il tram e ridendo e scherzando, oh yes!
Quelli che aspettano la fidanzata per darsi un contegno, oh yes!
Quelli che la mafia non ci risulta, oh yes!
Quelli che ci hanno paura delle cambiali, oh yes!
Quelli che lavoriamo tutti per Agnelli, oh yes!
Quelli che tirano la prima pietra, ma che anche la seconda,la terza, la quarta e dopu? E dopu se sa no…
Quelli che alla mattina alle sei freschi come una rosa si svegliano per vedere l’alba che e’ gia’ passata.
Quelli che assomigliano a mio figlio, oh yes!
Quelli che non si divertono mai neanche quando ridono, oh yes!
Quelli che a teatro vanno nelle ultime file per non disturbare, oh yes!
Quelli, quelli di Roma.
Quelli che non c’erano.
Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito e non sanno che cavolo fanno, oh yes!
Quelli li’…

Infine, ricordiamolo anche con la celebre Tintarella di Luna, scritta da Franco Migliacci e Bruno De Filippi, arrangiato da Tony De Vita in duetto con Giorgio Gaber