Smokey Robinson: come vive una vecchia gloria del r’n’b

Chi di voi si ricorda di Smokey Robinson? E dei suoi Miracles? E’ storia della musica, o meglio ancora storia della Motown: Smokey Robinson vuol dire Motown almeno quanto il fondatore Berry Gordy. Qualche giorno fa il Colorado Springs Independent l’ha incontrato…Il buon Smokey, classe ’40, ne esce alla grande: meglio di molti altri colleghi

Chi di voi si ricorda di Smokey Robinson? E dei suoi Miracles? E’ storia della musica, o meglio ancora storia della Motown: Smokey Robinson vuol dire Motown almeno quanto il fondatore Berry Gordy. Qualche giorno fa il Colorado Springs Independent l’ha incontrato

Il buon Smokey, classe ’40, ne esce alla grande: meglio di molti altri colleghi coetanei. Se volete approfondire il tema Motown qualche tempo fa era uscito un bel docufilm sul tema, si intitola “Only the Strong Survive”: c’erano tutti, Rufus e Carla Thomas, Isaac Hayes, Wilson Pickett, persino i Chi-Lites e moltissimi altri.

Un film bello, neanche troppo velatamente malinconico: che fine fanno le star di un genere musicale una volta che quel genere scompare dal mainstream e loro, inevitabilmente diventano vecchie glorie? Vediamo cosa ci racconta Smokey…

Se vi piacciono soul e rhythm and blues, i suoi singoli li avete stampati in testa, uno dopo l’altro, soprattutto quelli con i Miracles: “You’ve Really Got a Hold on Me,” “The Tracks of My Tears,” “Going to a Go-Go,” “I Second That Emotion” e naturalmente la classicissima “The Tears of a Clown.”

Nato a Detroit nel 1940, si spostò a LA nel 1972, quando aveva già 32 anni: si stima che abbia anche scritto circa il 95% delle canzoni che canta. Musica, parole, e voce, tutto unito. E anche con la sua band, ha intrattenuto un rapporto che dura da anni: la maggior parte dei musicisti suona con lui da dieci anni, un paio, da più di venti.

Da poco, leggo che è tornato anche Marv Taplin, co-autore di “The Tracks of My Tears”, “Going to a Go-Go” e di una delle hit di Smokey da solista, “Cruisin'”. Eppure Robinson non vive decisamente solo di memoria, basti pensare all’ultimo album, Time Flies When You’re Having Fun, con i featuring di India Arie, Joss Stone and Carlos Santana. Buona lettura.

Quando tempo passi in tour in questi mesi?

Bé, sono in giro da gennaio. ma siamo quasi in dirittura d’arrivo, sono stato in giro un po’ più di quanto volessi, ma abbiamo davvero girato ovunque quest’anno…

(…) la domanda successiva è sui posti dove non abbia mai suonato. Saltano fuori: Africa, Russia e Cina. Molto curiose le precisazioni di Smokey:

L’ultima offerta che mi fu fatta per suonare in Africa risale ancora ai tempi dell’apartheid: rifiutai. E una volta finito l’apartheid, non si presentarono più occasioni per andarci in tour in concerto. In Russia e in Cina non ho mai avuto offerte… eppure, pensa. La Cina si sta davvero aprendo.

Un mio ottimo amico – Bobby Taylor, anche lui era nella Motown, con i Vancouvers – si è trasferito in Cina. L’ho rivisto tre, quattro mesi fa, era entusiasta: si è trasferito in Cina, voleva che ci andassi anch’io! Lui da quelle parti produce artisti locali, è uno che maneggia roba grossa, è nel giro giusto. Io continuerò a produrre però, ma da queste parti, non credo che mi sposterò.

In forma Smokey anche per quanto riguarda qualche considerazione a tema passato, presente futuro dell’industria musicale:

Quando ero all’inizio alla Motown, offrivamo al mercato quello che voleva… La concentrazione era tutta sui singoli, poi pian piano iniziarono a partire gli album. E oggigiorno… bé, è un tutto un altro paio di maniche (Smokey nel testo originale usa una bella espressione: “it’s a whole different ball of wax”, ndt). Nessuno di noi aveva capito niente… l’arrivo del computer ha stravolto il nostro mondo, non solo nell’industria discografica, in qualunque settore

E sugli introiti? Come vive una vecchia – ma per niente appannata – stella Motown?

I miei guadagni sono soprattutto royalties, ma i tour sono altrettanto proficui. Stare davanti alla gente è importante per me (…) è stancante, ma quando la musica parte, bé, è una festa. Suoniamo per due ore e mezzo, a volte tre ore.

A questo punto Smokey “svernicia” gli autori poco prolifici…

Da che cosa sono ispirate le tue canzoni?

Dalla vita.

E’ sempre così interessante?

Cosa intendi, la vita? Oh certo che lo è: ogni giorno lo è, ogni minuto. Sai, io non sono uno di quegli autori che hanno bisogno di scapparsene sulle montagne due settimane per scrivere qualche canzone. Circa 10 anni fa, non mi ricordo se ASCAP o EMI, mi mandarono un elenco delle canzoni che avevo scritto, ce n’erano dentro 4mila. Le scrivo da sempre, io scrivo sempre…

Allucinante. Quante canzoni sono in un anno?

Non ne ho idea, amico. Ho un sacco di idee buttate giù al volo su pezzetti di carta… fogli volanti – e sai, questa è una cosa che avrei voluto fare diversamente – avrei voluto tener da parte ogni foglietto di carta sul quale ho buttato giù un’idea. Ogni cartoncino, ogni scatola di fiammiferi. Vorrei avere ancora tutto questo oggi, sarebbe inestimabile

Sul finale, Smokey racconta cosa ascolti oggi e che generi gli piacciano:

Bé, lo sai, io ascolto di tutto. Adesso mi piace un sacco Usher, con “There Goes My Baby,” dal suo nuovo album. Mi piace anche “Unthinkable” di Alicia Keys. E non mi dispiace “Pretty Wings” di Maxell. Ascolto di tutto amico. Non mi precludo nulla. Ascolto rap, hip hop, Bach e Beethoven! [ride]

Via | Colorado Springs Independent