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Le icone della musica: Elvis Presley

Il grande Elvis Presley quest’anno avrebbe compiuto 75 anni, e quanto ci avrebbe dato in più se avesse avuto la possibilità di vivere la sua vita pienamente. Il ragazzo dagli occhi dolci e il fascino irresistibile, nato a Tupelo da una famiglia semplice e in ristrettezze economiche, era un tipo schivo e fuori dal comune

Il grande Elvis Presley quest’anno avrebbe compiuto 75 anni, e quanto ci avrebbe dato in più se avesse avuto la possibilità di vivere la sua vita pienamente. Il ragazzo dagli occhi dolci e il fascino irresistibile, nato a Tupelo da una famiglia semplice e in ristrettezze economiche, era un tipo schivo e fuori dal comune per il suo modo di vestirsi, portare i capelli (con il lungo ciuffo) e la facilità con cui frequentava ogni genere di persone, di etnie e estrazioni diverse nonostante nel sud degli States si facesse molto caso alle differenze. Da lì nasce il suo dono nel mescolare generi e influenze diverse che spiccano dalle sue canzoni.

Tutto iniziò con la sua prima registrazione alla Sun Records di Sam Phillips di “My Happiness”(la potete ascoltare qui), un brano che avevo ascoltato alla radio che voleva dedicare alla madre. Sam Phillips, ascoltato il ragazzo, ne venne folgorato e comprese che aveva a che fare con un talento naturale.

“That’s All Right (Mama)”, “Blue Moon Of Kentucky”, “Good Rockin’ Tonight”, “Baby Let’s Play House”, sono i primi titoli che trascinarono il giovane Elvis, dalla voce suadente e una presenza scenica senza precedenti, tra le stelle della musica del sud degli States, tra i geni che hanno dato una svolta alla storia della musica. Tutti erano impressionati da questo ragazzo capace di cantare rock, blues, country con una naturalezza straordinaria facendo risuonare ogni brano in maniera indimenticabile. Ad accompagnare Elvis nella sua ascesa il mitico manager Tom Parker che capì subito le potenzialità e il suo innovativo stile nel cantare, diverso dalle tendenze di quel periodo. Il manager decise di portarlo in tv facendolo entrare nelle case di tutti gli americani, e al cinema facendogli interpretare quattro film tra il 1956 e il 1958.

Dal 1958 in poi dopo aver conosciuto Priscilla Beaulieu che sarebbe diventata sua moglie, e la morte della madre ci furono una decina d’anni piuttosto difficili per “Elvis The Pelvis” (chiamato così per l’insolito e sensuale modo di muovere il bacino). Non riusciva a vendere come prima e iniziava a doversela vedere con i nuovi artisti amati dai giovani come i Beatles, Beach Boys e Rolling Stones. Decise, così, di dedicarsi al cinema con una serie di B-movie che gli diedero soldi e ulteriore notorietà.

Ma giunse il momento di finirla con i film di poco conto, perché Presley voleva ritornare nell’universo della musica, la sua vera passione, di cui iniziava a sentire la mancanza. Il colonnello organizzò, così, uno speciale televisivo natalizio per la NBC nel 1968 dove un meraviglioso Elvis, in grande forma, vestito con un completo di pelle e t-shirt neri da capogiro, entusiasmò il pubblico ripercorrendo i suoi cavalli di battaglia. Lo show fece la storia della tv.

Decise così di ritornare a Memphis e di chiudersi in studio per registrare. Il frutto di questo periodo di lavoro furono due album molto amati da critica e pubblico, “Back In Memphis” e “From Elvis in Memphis”, che contenevano canzoni come “In The Ghetto” e “Suspicious Minds” le cui interpretazioni provocano brividi lungo la schiena per l’emozione.

Elvis iniziò il 1970 con una seconda serie di spettacoli durante i quali esibiva in completi bianchi, con cui cercò di riprendere il tempo perduto nei confronti del pubblico. Intanto però Presley si era mostrato sempre più schivo nei rapporti con la gente, e così che si era creata attorno a lui una serrata barriera di parenti, amici e guardie del corpo, denominata Memphis Mafia, che lo proteggeva, ma gli impediva, tuttavia, di avere contatti con l’esterno e lo isolava sempre di più nei confini di Graceland, la sua residenza.

Ma il 14 gennaio 1973 fu la volta di uno show trasmesso in tv via satellite da Honolulu, “Elvis: Aloha From Hawaii” seguito da oltre un miliardo di telespettatori nel mondo, nel corso del qule si presentò in completo bianco con lustrini colorati che avrebbe significato un nuovo corso per Elvis, durante il quale fece delle interpretazioni storiche a cominciare dalla mitica “Fever” o l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America cantato con un’intensità eccezionale (lo potete ascoltare qui), che rimangono live che rimangono negli annali degli show di musica in tv.

Ma il successo e lo stress iniziarono ad essere troppo per lui, uomo sensibile e fragile. La separazione della moglie Priscilla nel 1972 e il continuo isolamento lo portarono verso una forma di forte depressione, lo spinsero a fare uso di psicofarmaci e anfetamine, gli causarono molti ricoveri fino al suo decesso avvenuto nel 1977. L’ultima esibizione di Presley fu a Indianapolis al “Market Square Arena” il 26 giugno 1977 dove esegue il pezzo “Unchained Melody” con una potenza e una voce straordinaria che rimarranno impresse nella mia mente per sempre. Vi regalo l’intensa interpretazione, di seguito, provando una grande malinconia per non poter più ascoltare The King dal vivo.

Le icone della musica