Le Strisce in esclusiva a Soundsblog: “C’è una generazione di giovani che ha molto da dire ma…siamo un paese per vecchi”

Per la band de Le Strisce tutto è iniziato nel 2008, su MySpace. Il gruppo, composto da Davide (voce), Enrico (chitarra), Andrea (chitarra), Francesco “aka” Zoid (basso), Raffaele (batteria), ha realizzato la demo di due pezzi dal titolo “Marta” e “Revolver” e li ha caricati sul social network, due brani pop-rock diventati hit del web


Per la band de Le Strisce tutto è iniziato nel 2008, su MySpace. Il gruppo, composto da Davide (voce), Enrico (chitarra), Andrea (chitarra), Francesco “aka” Zoid (basso), Raffaele (batteria), ha realizzato la demo di due pezzi dal titolo “Marta” e “Revolver” e li ha caricati sul social network, due brani pop-rock diventati hit del web in poco tempo con migliaia di contatti e una lunga lista di amici.

Le Strisce colpiscono per il sound orecchiabile, i testi significativi, diretti, nei quali regna il sarcasmo e la realtà giovanile che ci circonda, per la voce di Davide molto personale. Le caratteristiche vincenti della band napoletana le hanno notate tutti, anche la Capitol/EMI con cui hanno prodotto, nel giugno 2008, il primo ep, che comprendeva tre brani taglienti come “Fare il cantante”, “Io non sto bene” e “Chi ti conosce meglio di me”. Poi, a maggio scorso é uscito il primo album “Torna ricco e famoso” composto da 12 tracce sempre su etichetta Emi. Mentre sono in giro per il tour, abbiamo sentito Davide che ha risposto a qualche domanda.

Ciao ragazzi! Attualmente, siete in tour per promuovere il vostro nuovo disco “Torna ricco e famoso”. Come è stato l’impatto con i vostri fan ai concerti?

L’impatto con i fan è fantastico, sono tutti miei fratelli e sorelle, perché credono in noi. Non siamo un gruppo che non si risparmia, che ci siano dieci, cento, mille o diecimila persone ad un nostro concerto, noi diamo sempre il massimo e suoniamo tante canzoni. Ogni concerto è il concerto più importante perché noi crediamo in loro, ci porteranno lontano.

Cosa pensate di Internet per promuovere e vendere dischi? E cosa pensate su quanto ha detto Prince che “Internet è out” e che non venderà il suo prossimo disco in Rete, né lo promuoverà via web o youtube?

Prince è un ragazzetto in gamba, dice e fa cose giuste. Ma sono sicuro che il suo nuovo disco ci finirà comunque su internet. Internet è incontrollabile sia in positivo che in negativo, la rete è incontrollabile. Di paese in paese poi ci sono state reazioni e azioni diverse legate all’avvento di internet. L’Italia lascia correre tutto. Internet è di sicuro un modo per veicolare informazioni, promuovere musica e video, ma è anche la prima causa della crisi discografica. Basterebbe comprare i dischi, invece di scaricarli rubando. La musica và sostenuta CONCRETAMENTE, oggi come non mai.

Da dove nasce il nome della band?

Il nome nasce dalla voglia di cambiare, prima ci chiamavamo Goya e suonavamo musica molto diversa. Abbiamo scelto le Strisce come nome, perché era un nome facile da ricordare, un nome adatto a livello grafico, equivocabile e che si sposava bene con il nostro nuovo sound.

Le Strisce in esclusiva a SoundsblogQual è la situazione in Italia per una band che vuole emergere?

La situazione non è delle migliori, ‘uno su mille ce la fa’ cantava Morandi. Noi abbiamo un dannata voglia di emergere e troppa ostinazione per fermarci prima di aver raggiunto l’obbiettivo prefisso. Consiglio a tutti gli emergenti d’Italia, di darsi molto da fare, di essere ‘ostinati e contrari’ per fare un’altra citazione, che le cose in Italia stanno un po’ cambiando ultimamente, in bene secondo me. Tra non molto ci sarà un ritorno alla “musica vera”, quella che te la suoni, te la scrivi e te la canti.. e voi dove sarete?

Cosa vuol dire fare musica per le Strisce?
Fare musica è un modo di vivere, è porsi un obbiettivo nella vita, è sognare quando nessuno sogna piu’. Fare musica per le strisce, sopra ogni cosa è comunicare, parlare alla gente, con le nostre canzoni. C’è una generazione intera di giovani che ha molto da dire, ma non ha spazio perché siamo un paese per vecchi. Una generazione che le Strisce si vogliono portare sulle spalle.

Ho visto che badate molto ai testi delle vostre canzoni, ironiche ma anche profondamente legate alla realtà che vi circonda. Raccontatemi il processo creativo di un brano. Da cosa partite prima, dalla musica o dalle parole?

Scrivere è una cosa meravigliosa e un’arte che si stà un po’ perdendo. Nel nostro caso le canzoni nascono dal voler comunicare qualcosa, un momento di vita, qualcosa di vissuto, qualcosa di non ancora vissuto, storie di ragazzi veri, con problemi veri, sogni veri. Vogliamo raccontare quello che succede oggi nel belpaese, in maniera diretta, in modo che tutti possano poter toccare con mano quello che diciamo nelle canzoni. Le canzoni nascono sempre da un’idea, da una scintilla, poi testo e musica le sviluppo sempre di pari passo.


Raccontatemi un aneddoto o un incontro in ambito musicale che ha significato qualcosa di importante nel vostro percorso artistico.

Di incontri ce ne sono stati tanti, a partire dai discografici della Emi…e anche merito loro se scriviamo canzoni sempre migliori, da Gabriele Minelli a Enrico Romano a Marco Alboni, siamo delle teste calde, un po’ tutti, spesso ci si manda a fanculo tra di noi, ma poi siamo sempre qui a lavorare
come una squadra, non credo che in altre etichette succedano cose del genere.

Se le Strisce fanno il grande salto, molte etichette italiane dovranno prendere appunti. Poi mi viene in mente l’incontro con il nostro produttore Luca Mattioni, una persona che ci ha insegnato tante cose, o l’incontro con Cesare Cremonini, che è un fratello e un punto di riferimento e ha creduto in me e nelle Strisce, molto prima di tante persone…e queste cose non te le dimentichi.

Non vi piace farvi etichettare da un genere preciso ma sicuramente il brit pop e l’Inghilterra sono nelle vostre corde. Spesso vi affiancate agli Arctic Monkeys, per quello che raccontano nelle loro canzoni sugli adolescenti e la realtà dei giovani. In cosa “Le Strisce” si differenziano dal gruppo
alternative rock a parte cantare in italiano?

Inanzitutto tra l’italiano e l’inglese e tra gli italiani e gli inglesi c’è un mondo di differenza. Si parla di mondi diversi, di storie diverse, di realtà diverse.
Gli Arctic Monkeys, i Vampire Weekend, Jamie T, I Kings of Leon, gli Strokes ecc ..sono tutte realtà che ci piacciono tanto, ma ascoltiamo anche tanta altra musica e ci lasciamo contagiare anche da tanta altra musica.

Prima di diventare “ricchi e famosi” a quali concerti andavate?

Ultimamente ricordo Paolo Conte, Babyshambles, Paolo Nutini, Florence and the Machine, The Kooks, Capossela, Kings of Convenience, The Streets..

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