Le cover che non ti aspetti: Johnny Cash rifa Hurt dei Nine Inch Nails

Era il 2003, quell’anno sarebbe morto, e Johnny Cash decise di lasciarci una delle sue più grandi e indelebili canzoni: Hurt. Una struggente ballata della nostalgia per solo piano e voce. La sua voce, resa ancora più roca e rotta dall’età. Uno dei più grandi testamenti musicali della storia. Eppure la canzone non era sua,

di cesare

Era il 2003, quell’anno sarebbe morto, e Johnny Cash decise di lasciarci una delle sue più grandi e indelebili canzoni: Hurt. Una struggente ballata della nostalgia per solo piano e voce. La sua voce, resa ancora più roca e rotta dall’età. Uno dei più grandi testamenti musicali della storia. Eppure la canzone non era sua, era una cover che “l’uomo in nero” seppe interpretare in modo incredibile.

Per l’esattezza era una cover di un pezzo di nove anni prima dei Nine Inch Nails, uno di quei capolavori melodici che ogni tanto Trent Reznor infilava negli album altrimenti industrial e fragorosi della sua band. Per l’esattezza nel loro più grande capolavoro, quel Downward Spiral del 1994 che è il vertice della loro carriera senza sé né ma. E chissà quanti tra i fan dei Nine Inch Nails non conoscono questa cover (l’originale dopo il salto) così come tra i fan di Cash non sanno che il testamento di Johnny in realtà l’aveva scritto Trent. Il quale dichiarò in proposito:

“La prima volta che sentii la cover di Cash ero in studio con Zach De La Rocha (Rage Against The Machine). Alla fine dell’ascolto eravamo sul punto di piangere, c’era un silenzio incredibile. Poi qualcuno si schiarì un po’ la voce e per rompere quel silenzio surreale disse “Ok, andiamo a prendere un caffé?”

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