Woven Hand: un viaggio spirituale nell’America perduta

Mea culpa: non avevo mai ascoltato con tanta attenzione i lavori dei Woven Hand (e dei precedenti 16 Horsepower). L’altra sera ho avuto l’occasione di assistere ad un loro concerto gratuito a Bologna e devo dire che sono stati in grado di colpirmi fin da subito (cosa che non era successa con gli ascolti distratti

Mea culpa: non avevo mai ascoltato con tanta attenzione i lavori dei Woven Hand (e dei precedenti 16 Horsepower).

L’altra sera ho avuto l’occasione di assistere ad un loro concerto gratuito a Bologna e devo dire che sono stati in grado di colpirmi fin da subito (cosa che non era successa con gli ascolti distratti dei loro dischi). Il protagonista è senza dubbio il leader David Eugene Edwards: si dimena (sullo sgabello) come posseduto da qualche incantesimo di antichi sciamani indiani, sputa versi come un Nick Cave in estasi spirituale e si alterna fra il banjo ed una chitarra elettrica a metà strada fra feedback acidi e arpeggi noir/far west perfetti per una colonna sonora di un film di Tarantino.

Qualcuno per descrive il suono della band usa il termine “gothic country”, ma in verità sono presenti tantissime influenze, dai nativi americani ai Joy Division, dei quali hanno proposto una personalissima versione di “Heart And Soul”. Il nuovo album della band del Colorado si initola “The Threshingfloor” ed è da poco uscito per la Glitterhouse Records. In cima al post trovate “His Rest”, probabilmente il brano più radiofonico del nuovo disco, mentre dopo il salto trovate “Dirty Blue”, estratto da “Mosaic” del 2006.

Dirty Blue

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