Uscite discografiche Marzo 2013 (2° parte): recensioni

Gli ultimi album usciti, recensioni e consigli per gli acquisti per Marzo 2013


John Grant – Pale Green Ghosts : il cantautore torna a tre anni di distanza dall’acclamato “Queen of Denmark”. Tre anni nei quali ha scoperto i synth e l’elettronica, andando così a plasmare una direzione sonora differente. Attenzione però, John non si è tuffato a testa bassa negli anni ’80: i punti di contatto contatto con il passato e con le ballate soft rimangono ancora forti. Artista da conservare. (z.) Voto: 7+

Suede – Bloodsports : quest’anno va così: attesissimi ritorni discografici dopo secoli, in grado di accontentare più o meno tutti. Certo, i Suede di “Bloodsports” sono andati parecchio sul sicuro, ma la altissima concentrazione di ottimi brani è fuori questione. Quando c’è la qualità anche il pop-rock più semplice lascia il segno e questo è uno di quei casi, tra melodie a cascata e sferzate chitarristiche che ti fanno dire “oh, finalmente!”. Che il vero nuovo mattino (“A New Morning”, 2002) sia in realtà questo? (z.) Voto:7

Justin Timberlake – The 20/20 Experience : con “Justified” dimostrò di poter ambire a qualcosa di più rispetto all’essere l’idolo della teen-band di turno, con “FutureSex/LoveSounds” (nonostante gli alti e bassi) dimostrò di poter ambire a molto di più: essere un vero artista. Sette anni dopo lo è diventato e “The 20/20 Experience” ne è la dimostrazione. E’ sempre pop (sporcato ovviamente a modo suo tra r&b e soul) ma è concettualmente arty (un po’ come il Kanye di “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” se vogliamo): produzione di fino, dettagli su dettagli e brani lunghi il doppio della classica hit. Un lavorone, peccato per un paio di scivoloni (i latinismi etnici di “Let The Groove Get In” e la sistematica furbizia estrema di “Mirrors”. La sua trasformazione è quasi completata, aspettando la chiacchierata seconda parte. (z.) Voto:7

Depeche Mode – Delta Machine : rispetto ad altre stadium band nate negli anni ’80 (U2 e RHCP) i Depeche Mode si sono conservati meglio, mantenendo una certa dignità anche quando l’ispirazione latitava (il precedente “Sounds of the Universe”). Ispirazione in parte tornata nel nuovo “Delta Machine”, soprattutto a livello di intuizioni di Gore: un disco che non doveva trovare nuovi adepti ma tenere buoni i numerosissimi fan e in questo senso si avvicina alla perfezione. (z.) Voto:6,5

Woodkid – The Golden Age : tutto è pronto per il botto per Yoann Lemoine/Woodkid. Il poliedrico artista francese pubblica l’album di debutto intitolato The Golden Age che conferma quanto mostrato negli ultimi due anni tra l’Iron EP e hit singles trasversali. Grandi orchestrazioni, pomposità, ritmi incalzanti, fanfare e una teatrale vocalità che può ricordare quella Antony. Forse un po’ ripetitivo, ma questo è Pop al 100%, realizzato con intelligenza e grande personalità. (z.) Voto:7-

Hurts – Exile : “Happiness”, il loro debutto di tre anni era un buon disco pop. Un meritato successo (dalle nostre parti superiore che altrove) che tre anni più tardi non riesce a confermare il duo di Manchester sugli stessi livelli. Ripetitivo e senza grossi hook memorabili, “Exile” non è completamente da buttare ma risulta essere più debole di “Happiness” praticamente sotto tutti i punti di vista. (z.) Voto:5/6

Low – The Invisible Way : quello prodotto da Jeff Tweedy non è certo il miglior disco della storica formazione slow-core sempre più vicina a territori folk. Ciò nonostante è il classico “grower” e l’ennesima conferma a quasi vent’anni dal super esordio “I Could Live in Hope”. (z.) Voto:7-

Autechre – Exai : l’ormai storico duo inglese torna dopo il non entusiasmante “Oversteps” con un disco complesso e apparentemente prolisso. In verità il trucco sta nell’armarsi di pazienza, lasciarsi colpire dai beat aritmici e captarne il fascino sperimentale. Il loro lavoro più riuscito da parecchio tempo… e primo grande disco targato Warp del 2013. (z.) Voto:7

Doldrums – Lesser Evil : il debutto lungo dell’amico di Grimes non delude le (tante) aspettative. Airick Woodhead/Doldrums vive in un mondo sonoro tutto suo: ambiguità di fondo a generare un pop sbilenco sporcato da noise-synth fuori controllo. Post-sperimentalismi che nascondono un talento da tenere d’occhio. (z.) Voto:7

The Men – New Moon: la prolifica rock band di Brooklyn torna ad un solo anno di distanza dal grande botto fatto con “Open Your Heart”. “New Moon” pur faticando maggiormente rispetto al predecessore a conquistare durante l’ascolto, è comunque un ottimo disco di transizione nell’attesa del prossimo step, che speriamo arrivi con un po’ meno fretta. (z.) Voto: 6/7

Plan De Fuga – LOVE°PDF : Virgin Radio li ha sempre supportati ed è un peccato perchè i Plan De Fuga meriterebbero molto di più (e non mi riferisco al sempre più ridicolo HJF, dove hanno già suonato). Il gruppo italiano anche nel successore di “In a Minute” guarda in direzione rock-fm americano anni ’90 ma lo fa con un tocco tutto suo, fatto di intrecci electroascustici e strutture sospese. (z.) Voto:6,5

The Mary Onettes – Hit The Waves : i The Mary Onettes tornano praticamente in contemporanea con i connazionali indie-poppers The Embassy e Shout Out Louds. Come quest’ultimi anche gli autori di “Hit the Waves”, si fanno cullare dagli anni ’80 di Cure in versione easy listening. La forza dei Mary Onettes sta però nel risultare piacevoli anche quando le idee scarseggiano. (z.) Voto:6

The Drones – I See Seaweed: il combo australiano che da più di un decennio incanta gli amanti del rock-blues viscerale torna con uno dei capitoli più riusciti: otto lunghe tracce notturne e visionarie. Ammaliante. (z.) Voto:7

Bon Jovi – What About Now : il finto rock imbalsamato dei Bon Jovi si trascina da anni sotto il livello della mediocrità e raggiunge gli abissi nell’ultimo capitolo “What About Now”. (z.) Voto:3

Devendra Banhart – Mala : l’ex-freakfolker si è ripigliato dopo essersi perso un po’ per strada nelle più recenti (“recenti” si fa per dire, l’ultima era del 2009) occasioni. Il nuovo e maturo Devendra tocca corde più ricercate, ridefinendo sottopelle il suo suono. (z.) Voto:6,5

Blue Hawaii – Untogether : Canada grande patria del nuovo pop elettronico. Un 2013 che sembra non poter raggiungere gli apici assoluti del 2012 (Grimes, Purity Ring), ma che sta regalando tante belle cose. Una di queste è “Untogether” dei Blue Hawaii: registrato in separata sede dai Raphaelle Standell-Preston e Alexander Cowan, ne rappresenta in realtà l’unione. Un disco raffinato fatto di giochi di bassi, astrazione elettronica e melodica e sporadici beat da club inglese.(z.) Voto:7-

Team Ghost – Rituals : mentre Anthony Gonzalez è sempre più una star con gli M83, l’altro membro fondatore, Nicolas Fromageau, tenta da un po’ di tempo la fortuna con i Team Ghost. “Rituals” è un lavoro molto vario (si passa dal pop alle malinconie dark-ambientali in un amen) ma il target rimane indefinibile. (z.) Voto:6+

Young Dreams – Between Places : il debutto targato Young Dreams non sembra provenire dalla fredda Norvegia ma dalle assolate spiagge californiane. Un mix di Animal Collective-meets-Vampire Weekend, surf-pop e cori BB che potrà regalare qualche minuto di spensieratezza (l’omonima traccia su tutte) e poco più. (z.) Voto:6

Appino – Il Testamento : Andrea Appino degli Zen Circus si è preso il suo spazio, spinto da una urgenza espressiva liberatoria che tra alti e bassi riesce comunque a convincere. (z.) Voto:6+

Clinic – Free Reign II : seconda parte del progetto “Free Reign” lanciato sul finire dell’anno scorso. “Free Reign II” non è solo più interessante (letteralmente free dall’attitudine sperimentale), ma è uno dei loro migliori lavori e in un certo senso la rinascita dopo vari tentativi poco a fuoco. Se volevano prendersi una rivincita sui Suuns ci sono riusciti, ma continuo a preferire la band canadese che da poco ha pubblicato “Images du Futur”. (z.) Voto:7-

Wild Belle – Isles : poveri Wild Belle… volevano farlo strano, differenziandosi dalle decine di proposte uomo-donna per l’atipico sax in primo piano. Invece oltre all’idea (e all’immagine) c’è poco altro: (retro)pop music dalle languide influenze jamaicane prive di mordente.(z.) Voto:5+

Mister Lies – Mowgli : prometteva grandi cose il giovanissimo Nick Zanca/Mister Lies. Nelle otto tracce del suo album di debutto “Mowgli” però non riesce a trovare un vero tratto distintivo. Poco male, la personalità e le capacità non gli mancano… farà meglio la prossima volta. (z.) Voto:6+

Javelin – Hi Beams: il duo americano torna a tre anni di distanza da “No Más”. Sempre indie-electropop dalle iniezioni psichedeliche, ma perchè guardare dall’altra parte dell’oceano quando qui da noi abbiamo i ben più validi Drink To Me?. (z.) Voto:6-

Lightouts – Want : i Lightouts sono stati poco furbi a pubblicare il loro debutto fatto di inni rock-pop dalle derive anthemiche in contemporanea con i grandi ritorni di David Bowie e Suede.(z.) Voto:6

Chelsea Light Moving – Chelsea Light Moving: dopo il bel lavoro solista del 2011, per Thurston Moore è arrivato il momento di lanciare il progetto CLM insieme a Keith Wood, Samara Lubelski e John Moloney. Pausizzati i Sonic Youth, Moore continua a fare quello che sa fare meglio e regala dieci passaggi di inide(noise)rock alla vecchia maniera. (z.) Voto:6,5

K-X-P – II : opera seconda per il progetto finlandese. Synth-pop contaminato da ritmi kraut… interessante solo a tratti ed estremamente contagioso in una sola occasione: “Melody”. (z.) Voto:6,5

Nantes – Being Beings : il debutto dei Nantes è un po’ tutto quello che avrebbe dovuto essere il nuovo degli Hurts (vedi sopra). Radici anni ’80 e l’epicità oscura post-indie di band come White Lies alla ricerca della melodia radiofonica. Nulla di particolarmente memorabile, ma fatto piuttosto bene. (z.) Voto:6

Simona Gretchen – Post-Krieg : gran bel ritorno per Simona, Post-Krieg è un breve anello di congiunzione (a)temporale tra kraut teutonico e italico post-punk, sporcato dai risvolti avant/sperimentali dei compagni di viaggio Nicola Manzan, Paolo Mongardi e Paolo Rainer. (z.) Voto:7-

Golden Grrrls – Golden Grrrls: a Glasgow riscoprono l’alba dell’indie-pop, quello sghembo e diretto. La pensieratezza melodica è l’unica regola tra cori e sdoppiamenti vocali. (z.) Voto:6,5

Hey Marseilles – Lines We Trace : con il loro comeback, gli Hey Marseilles potrebbero sfruttare il boom folk-pop e trovare visibilità. Purtroppo da un lato difettano ancora di pezzi da novanta e dall’altro di una proposta musicale veramente personale… un limbo che, soprattutto agli appassionati del genere, può regalare soddisfazioni. (z.) Voto:6

The Cave Singers – Naomi : grande buco nell’acqua il quarto lavoro dei Cave Singers, i buoni risultati del precedente “No Witch” non hanno giovato.(z.) Voto:5/6

Beliefs – Beliefs : pop-gaze abbastanza innocuo. Per i fan del genere. (z.) Voto:6+

Pure Love – Anthems : debutto da dimenticare per la nuova band dell’ex-Gallows Frank Carter. (z.) Voto:4/5

Gold Fields – Black Sun : dall’australia fresco club-indie pop con derivazioni post-Klaxons. (z.) Voto:6+

Mice Parade – Candela : la fantasia spiazzante dei loro anni zero è solo un lontano ricordo. (z.) Voto:5,5

Bloodgroup – Tracing Echoes : discreto downtempo virato electro dall’Islanda. (z.) Voto:6

LEGENDA
10: la perfezione… non esiste
9: capolavoro, fra i migliori di sempre
8: grandissimo disco, probabilmente destinato a rimanere nella storia 5 stars1
7: album di buon livello, manca solo quel qualcosa che lo renda veramente memorabile 4 stars
6: discreto, passa abbastanza inosservato… innocuo 3 stelle
5: disco trascurabile, banale e poco degno di nota 2 stelle
4: album completamente inutile 1 stella
3: neanche Justin Bieber, difficile trovare di peggio.
2: non c’è limite al peggio
1: …
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Marzo 2013 – 1° Parte
Febbraio 2013 – 3° Parte
Febbraio 2013 – 2° Parte
Febbraio 2013 – 1° Parte
Gennaio 2013 – 2° Parte
Gennaio 2013 – 1° Parte
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