Billie Joe Armostrong, intervista Rolling Stone: il leader dei Green Day è uscito dal rehab

Billie Joe Armostrong ha lasciato il rehab e rilascia un’intervista a Rolling Stone parlando anche dell’incidente all’iHeart Radio

Sono passati mesi dal suo ricovero in rehab. Era settembre 2012 e il suo crollo nervoso è avvenuto sotto gli occhi del pubblico e dei fan. Una scena che ricorderete sicuramente. Mancava meno di un minuto alla fine dell’esibizione dei Green Day e Billie Joe Armstrong ha perso la pazienza, inveendo contro i presenti e sfasciando, successivamente, la chitarra:

“Fan*ulo, sto per suonare una canzone, dammi del ca*zo di tempo! Rimane un minuto! Un fot*uto minuto. Mi vuoi dare solo un dannato minuto? Guarda lì quella scritta, questo diavolo di minuto. Lasciatemi dire qualcosa, sono qua dal 1988. E adesso mi date solo un fot*uto minuto? Mi state prendendo in giro?! Non sono un fot*uto Justin Bieber! Ora vi mostro cosa può fare una persona in un dannato minuto”

Fu l’ultima apparizione del leader della band prima del suo ricovero in rehab. Non c’erano opzioni differenti, nonostante la massiccia campagna promozionale prevista, l’uscita dei tre album del gruppo e il tour imminente. Dischi a parte, tutto è stato rimandato fino alla fine della terapia di riabilitazione del cantante. Ed ecco arrivare ad oggi, quando Billie Joe, finalmente, riesce a raccontare quello che è successo sulle pagine della rivista Rolling Stone. Lo vuole fare solo questa volta, non tornare più continuamente su quest’argomento. Ma, allo stesso tempo, sa che è necessario affrontarlo.

Sono chiare le sue parole:

“Questa è sicuramente l’unica intervista che farò”

Armostrong ammette le sue battaglie con i farmaci da prescrizione e l’alcol. Soffre di problemi d’ansia e di sonno e risalgono al 1997, quando i Green Day pubblicarono Nimrod. Il ricordo poi vola direttamente a quella sera, durante l’iHeart Radio festival a Las Vegas

“La cosa accaduta a Las Vegas, alcune persone la amano, altre persone la odiano. So che non la rivivrò. Questa è una parte di me che non voglio possa essere rivista dai miei fan. Ho avuto un blackout. Ricordo piccole cose, il raggiungere il luogo, il dietro le quinte, cercando di cacciare via questa condizione che provavo (…) Quello che ho detto o fatto, non è questo che mi disturba veramente. E’ il fatto che non ero io. Non sono quella persona. io non voglio essere così”

Durante la riabilitazione, ha lavorato sulle sue dipendenze attraverso la preghiera e la meditazione. Ha avuto solo brevissimi contatti con l’esterno in quel periodo. Ha rivisto per poco i suoi compagni di band (“Tre era spaventato, Mike era furioso”). E il ricovero gli ha permesso di capire a fondo che cosa rischiava di perdere: non solo i Green Day ma anche sua moglie Adrienne:

“Sono sicuro che questa cosa l’ha sconvolta. E che se non fossi riuscito a ritornare sobrio, avrei potuto perdere tutto. Avrei potuto perdere anche il mio gruppo. Non mi rendevo conto di quanto fossi distruttivo. Pensavo che fosse quasi un gioco per tutti, ma alla fine ero io lo scherzo, lo zimbello”

Infine l’onestà di ammettere ancora una debolezza esistente:

“”Non sono sicuro di essere pronto. C’è ancora l’ossessione per l’alcol”

Ma allo stesso tempo è è determinato a cacciarla, contrastarla. Ed è entusiasta di iniziare la fase successiva della sua carriera … alle sue condizioni:

“Non voglio essere il ragazzo che parla delle sue dipendenze. L’ultima cosa che voglio è la compassione di tutti. Non voglio ‘un party della pietà'”