Britney Spears: secondo il Rolling Stone “Blackout” è l’album più influente degli utlimi 5 anni

Avete presente quei poeti, scrittori o filosofi non considerati da nessuno durante la loro vita ma che poi, dopo il passaggio nell’aldilà, sono diventati grandi della letteratura o della filosofia? In realtà questo riferimento potrebbe essere un po’ azzardato se accostato a quanto stiamo per dire ma in effetti qualcosa di analogo al topic di

Avete presente quei poeti, scrittori o filosofi non considerati da nessuno durante la loro vita ma che poi, dopo il passaggio nell’aldilà, sono diventati grandi della letteratura o della filosofia? In realtà questo riferimento potrebbe essere un po’ azzardato se accostato a quanto stiamo per dire ma in effetti qualcosa di analogo al topic di questo post c’è.

Il famigerato Rolling Stone ha decretato il controverso album di Britney Spears “Blackout” come uno dei lavori più influenti degli ultimi 5 anni, proprio lo stesso “Blackout” che nel periodo di pubblicazione fu molto criticato (in negativo) e non esordì col botto in classifica. Insomma: dopo diversi anni quel disco, che inizialmente apparve come di scarso livello e che aveva come unico scopo quello di rappresentare un tappabuchi per una carriera che stava andando in frantumi per via dei problemi di salute della cantante, viene osannato dagli addetti al settore in quanto avrebbe aperto le porte alla musica contemporanea… ed in effetti non si può dire il contrario.

Elektropop ed autotune diedero il via ad un’epoca musicale caratterizzata dalla fine della popular music semplicistica ed impregnata dal retrogusto sonoro dell’hip hop. L’elettronica così incominciò a prendere piede e continua ad impazzare ancora tutt’ora. L’influenza dance che nel 2010 sta incominciando a dilagare metterà fine a questo predominio? Ne riparleremo fra qualche mese. Ma voi siete d’accordo con quanto affermato dalla prestigiosa rivista? Ha “Blackout” cambiato le sorti del pop?

Personalmente ritengo che quanto esplicitato sia realmente vero: Britney, a quei tempi ignara di tutto, diede inizio ad una moda che ancora adesso va forte. Allo stesso tempo però quelle scelte stilistiche di quel progetto discografico determinarono la fine del bel canto, delle belle note e della bella melodia. Suoni robotici, pseudo-rap e ripetitività musicale presero ingiustamente il posto dei vecchi e cari strumenti, delle belle ugole d’oro e dello studio classico. Fortunatamente di artisti appartenenti alla vecchia scuola in giro ce ne sono ancora molti ma quelli che più fanno tendenza appartengono al nuovo filone del quale, ad ogni modo, non potremmo fare assolutamente a meno. Il futuro della musica pop dipende anche da loro ed ogni tanto le loro mani “senza calli” qualche bel prodotto l’hanno sfornato.