Creative Loafing: “Nessuno ne parla ma la musicassetta è un formato che va ancora alla grande”

Gesti come quello di passare la notte a registrare in religioso silenzio su cassetta le canzoni passate dalla stazione radiofonica preferita, ricontrollando il tutto mandando avanti e indietro il nastro per memorizzare la progressione delle tracce, potrà sembrare assolutamente anacronistico in un’epoca dominata dal “self-service digitale”, dai supporti ottici e dalle memorie USB capaci di


Gesti come quello di passare la notte a registrare in religioso silenzio su cassetta le canzoni passate dalla stazione radiofonica preferita, ricontrollando il tutto mandando avanti e indietro il nastro per memorizzare la progressione delle tracce, potrà sembrare assolutamente anacronistico in un’epoca dominata dal “self-service digitale”, dai supporti ottici e dalle memorie USB capaci di immagazzinare migliaia di brani senza sforzo alcuno: c’è però chi, come i colleghi del quotidiano statunitense Creative Loafing, attraverso l’analisi di fonti diverse dai classici dati ufficiali di vendite discografiche (basati esclusivamente sui CD e sui singoli digitali commercializzati) ha scoperto che la musicassetta non è assolutamente un formato morto, ma che anzi riesce timidamente ad acquisire fette di mercato sempre più consistenti.

“La prossima volta che assisterete ad una performance live di un gruppo punk, garage o power pop, fate un salto veloce al tavolo del merchandising: solo in quel momento capirete che la musicassetta riesce orgogliosamente a contendere il posto al vinile come alternativa umana allo strapotere dei Compact Disc. Quello della musicassetta è un fenomento che esiste ben al di là dell’universo chiuso dei dati di vendita digitale e dei supporti ottici, dove quel che conta sono i codici a barre e rendiconto trimestrali. La musicassetta è un sistema economico per chi la fa e per chi la compra, ha un rapporto qualità-prezzo invidiabile. Di solito, per 5 o 6 dollari, il prezzo di un 7 pollici, hai l’equivalente di un album.

Vogliamo poi parlare del fattore nostalgia? Capisco che per chi non è abbastanza vecchio potrà sembrare una cosa assurda, ma mandare il nastro di una cassetta registrata con le proprie mani avanti e indietro è un’esperienza che ti segna dentro e ti lega indissolubilmente con ciò che hai ascoltati, non c’è paragone tra una canzone scoperta oggi da un ragazzo tramite internet ed un brano scoperto casualmente da un suo coetaneo degli anni ’80 con la propria radio: per i ragazzi di allora, ascoltare adesso una musicassetta è come reincontrare un vecchio e caro amico.”

E voi, cosa ne pensate al riguardo?