Orchestraevoce Tour 2010: Francesco Renga in concerto – la recensione

Non è la prima volta, né sarà l’ultima, che ci capita di assistere all’incontro fra la musica classica e la musica cosiddetta leggera. Orchestraevoce, il concerto di Francesco Renga, al quale ho assistito sabato sera a Roma presso l’Auditorium di via della Conciliazione, è una perla nel mare della contaminazione che ormai siamo abituati ad

Non è la prima volta, né sarà l’ultima, che ci capita di assistere all’incontro fra la musica classica e la musica cosiddetta leggera.

Orchestraevoce, il concerto di Francesco Renga, al quale ho assistito sabato sera a Roma presso l’Auditorium di via della Conciliazione, è una perla nel mare della contaminazione che ormai siamo abituati ad attraversare, da quando il “traghettatore” Zucchero Fornaciari azzardò una collaborazione con il grande Luciano Pavarotti. Ma anche un incontro, semplice come quello fra due vecchi amici, fra l’orchestra e la voce, che in questo caso può definirsi veramente lo strumento del solista.

Una perla essenziale, soprattutto nella prima parte del concerto, quando la voce risuona limpida sullo sfondo nero del palco e delle note del pianoforte. Poi il sipario si apre ed appare l’Ensemble Symphony Orchestra, la cui versatilità è sottolineata anche dai colori variopinti sugli abiti degli elementi, esaltati magistralmente dai movimenti delle luci. I grandi successi di Renga, da “Tracce di te”a “Raccontami”, da “Ferro e Cartone” alla recente “Uomo senza Età”, si alternano alle prove contenute nell’ultimo lavoro del cantante, Orchestraevoce appunto, insieme una dedica alle canzoni dell’infanzia e la prova della maturità per chi davvero vuole definirsi cantante. In “Se perdo te”, “Pugni chiusi”, “La mente torna”, “La voce del silenzio” e “Non si può morire dentro” orchestra e voce trovano il connubio perfetto. Gli arrangiamenti non arrivano mai come suoni scontati all’orecchio e nell’essenzialità non si avverte mai qualcosa di già sentito. Poi si arriva alla prova del campione e l’esecuzione di “Un amore così grande” strappa nel crescendo straordinario e nell’acuto finale la standing ovation e richiede il bis, come nella più classica delle tradizioni della musica leggera. Alla fine si può solo aggiungere che, nell’ennesimo ascolto, “Angelo” ci sembra una canzone sincera e originale, che non teme confronti.
Bravo Francesco.

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