Gigi D’Alessio: dura critica alla "logica industriale" dei talent show

Gigi D�Alessio: dura critica alla "logica industriale" dei talent show

Intervistato da "La Stampa" in previsione della prima serata offertagli da RaiUno giusto ieri con "Gigi, questo sono io", Gigi D'Alessio ha raccontato gli anni di gavetta a cui ha dovuto sottostare in questi anni prima di raggiungere la notorietà, lanciandosi per l'occasione in una dura disamina sui valori e sul tipo di "celebrità" offerta dai talent show a quei giovani che, seppure talentuosi, decidono di entrare nello scintillante mondo della musica scegliendo la strada meno impegnativa:

"La mia è stata una gavetta lunga, faticosa. Non come quella di tanti ragazzi oggi che diventano subito famosi. Valerio (Scanu) ha vinto Sanremo senza emozionarsi, come se gli fosse dovuto. Mi faceva impressione guardarlo. Io avrei pianto per venti giorni, ancora oggi, figurarsi alla sua età. Ho fatto Sanremo nel 2000, avevo 33 anni e prima di salire sul palco ero gelato, tremavo mentre cantavo, mentre tutti questi ragazzi erano tranquilli. Non è bene per loro. Rischiano grosso, rischiano di essere triturati dal meccanismo che li ha fatti diventare subito famosi. Perché passato il loro anno, ecco un'altra trasmissione, facce nuove."

Poco prima di concludere l'intervista indicando negativamente i discografici e la fredda logica "industriale" (da "mercato della frutta") che li induce a scegliere questo o quel cantante in base ai gusti del momento, lo stesso D'Alessio ha però precisato che tali dichiarazioni non hanno il benchè minimo valore di "sfida" verso le nuove leve della musica italiana: piuttosto, è un modo per proteggerli dal potenzialmente enorme danno psicologico ed emotivo che un simile successo a singhiozzo può provocare loro.

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