La EMI ‘salva’ Abbey Road ma vende gli studi dei Rolling Stones

Un brevissimo riassunto della situazione. A metà febbraio, la EMI comunica che gli studi di registrazione di Abbey Road saranno messi in vendita. La quarta major più potente al mondo, dichiara di non potersi più permettere i costi e la gestione della struttura e che sta pensando di disfarsene. Il mondo della musica insorge (e


Un brevissimo riassunto della situazione. A metà febbraio, la EMI comunica che gli studi di registrazione di Abbey Road saranno messi in vendita. La quarta major più potente al mondo, dichiara di non potersi più permettere i costi e la gestione della struttura e che sta pensando di disfarsene.

Il mondo della musica insorge (e ci mancherebbe). Si mobilitano artisti e personalità dello spettacolo del calibro di Paul McCartney e Andrew Lloyd Weber. La EMI tentenna, minimizzando quanto deciso. Entra in scena il governo britannico che dichiara gli studi “monumento nazionale”. Non si potrà quindi più intervenire con nessuna modifica sostanziale del palazzo (e del suo contenuto). La EMI, ovviamente, intasca ‘qualche soldino’ per la gestione dello storico edificio.

Pensate che la major si accontenti con così poco? Neanche per sogno. Calmate le acque sulla polemica Abbey Road, la EMI corre a vendere la sede di un altro luogo di culto londinese: gli “Olympic Sound Studios”. Il nome non sarà famoso come quello di Abbey Road per noi italiani, ma gli Olympic Sound sono gli studi dove hanno inciso la maggior parte dei loro capolavori i Rolling Stones. E non solo.

Agli Olympic Sound sono stati registrati tutti i dischi dei Led Zeppelin dal 1968 al 1975, Andrew Lloyd Webber e Tim Rice incisero lì “Jesus Christ superstar” e negli anni Ottanta lo studio è stata la roccaforte di Duran Duran e Spandau Ballet. Quanti soldi vale un pezzo di cultura pop e rock come questo? Tre milioni e 500.000 sterline: cifra che pare sia stata sborsata da un un uomo d’affari che ha intenzione di trasformare gli studi in un cinema multisala. Speriamo che la EMI non inizi a vendere i dischi d’oro collezionati.

Foto | Guardian