San Giovanni Valdarno, tre compositori scrivono cadenze inedite per Mozart: il progetto del festival
Il XXI Festival di Musica Classica di San Giovanni Valdarno commissiona nove cadenze inedite per Mozart a tre giovani compositori: Enea Chisci, Giovanni Vannoni e Giulio
Alla sua ventunesima edizione, il festival di musica classica di San Giovanni Valdarno ha scelto di fare qualcosa di preciso e non banale: commissionare a tre compositori contemporanei under 35 la scrittura di nove cadenze inedite per concerti di Mozart. Non una celebrazione generica del repertorio, ma un progetto di composizione attiva che mette in dialogo il linguaggio di oggi con una delle forme più codificate della tradizione classica. Il risultato è uno degli interventi più interessanti che un festival di territorio italiano abbia proposto negli ultimi anni sul fronte della musica da camera e del repertorio solistico.
Tre compositori, nove cadenze: come funziona il progetto
I tre compositori coinvolti sono Enea Chisci, Giovanni Vannoni e Giulio Piras, tutti under 35. Ciascuno ha ricevuto una commissione specifica dall’Accademia Musicale Valdarnese, organizzatrice del festival in collaborazione con il Comune di San Giovanni Valdarno. L’obiettivo era scrivere cadenze originali per concerti mozartiani — in totale nove — che potessero essere eseguite all’interno della programmazione della XXI edizione.
La cadenza, nel concerto classico, è quel momento in cui il solista si esprime liberamente, senza accompagnamento orchestrale, in un passaggio che storicamente veniva improvvisato o composto dallo stesso interprete. Mozart ne scrisse alcune, altri compositori ne hanno redatte versioni proprie nel corso dei secoli. Commissionar ne di nuove a compositori giovani significa scegliere di non trattare il repertorio come un archivio intoccabile, ma come un materiale ancora aperto.
Dalle fonti disponibili risulta confermato che Giulio Piras ha scritto la cadenza per il Concerto K 459 e che Giovanni Vannoni ha lavorato su un altro concerto mozartiano, il cui numero di catalogo non è stato specificato nelle fonti ufficiali. Per quanto riguarda Enea Chisci, il concerto di riferimento non è stato indicato nelle fonti verificate: il suo coinvolgimento nel progetto è confermato, ma i dettagli dell’assegnazione specifica non sono stati resi pubblici.
→ Leggi anche: Autunno musicale italiano: Nuova Consonanza a Roma, Biennale Musica a Venezia e Filarmonica a Rovereto
La XXI edizione: dal 18 ottobre al 13 dicembre 2026
Il XXI Festival di Musica Classica – Città di San Giovanni Valdarno è in corso dal 18 ottobre al 13 dicembre 2026. La direzione artistica è affidata al maestro Andrea Turini, con la direzione junior del maestro Gabriele Cerofolini. Il concerto inaugurale si è tenuto domenica 18 ottobre 2026 nella Pieve di San Giovanni Battista, con il pianista Simone Pedroni e la violoncellista Christiana Coppola.
La scelta della Pieve come sede d’apertura non è casuale: l’acustica degli spazi ecclesiastici toscani si presta particolarmente al repertorio da camera e solistico, e il festival ha costruito nel tempo una relazione con i luoghi storici del territorio valdarnese. San Giovanni Valdarno, città della provincia di Arezzo, non è una delle capitali musicali italiane, ma il festival ha saputo costruire una proposta che va oltre la semplice rassegna locale.
Il progetto delle cadenze mozartiane si inserisce in questa logica: non accontentarsi di programmare titoli sicuri, ma aggiungere un livello di ricerca e commissione che rende la manifestazione distinguibile. Per un festival di territorio, finanziare la creazione di nove nuove composizioni è una scelta che ha un peso concreto — sia economico che artistico.
Perché le cadenze mozartiane e perché adesso
Mozart è il compositore più eseguito nei festival di musica classica italiani, e questo può diventare un problema di routine. Affidarsi a cadenze già note — quelle di Beethoven per il Concerto K 466, o quelle dello stesso Mozart per i concerti in cui le lasciò scritte — è la scelta più comune e meno rischiosa. Commissionarne di nuove significa invece accettare che il testo mozartiano possa continuare a generare risposte creative, che la forma non sia chiusa.
→ Leggi anche: Sciarrino a Venezia e Pichon a Versailles: il 2026 della musica contemporanea europea
Dal punto di vista compositivo, scrivere una cadenza per un concerto di Mozart è un esercizio tutt’altro che semplice. Il compositore deve confrontarsi con un linguaggio armonico e tematico preciso, decidere quanto restare aderente allo stile originale e quanto introdurre elementi propri, trovare una durata e una tensione drammatica coerenti con il contesto. Tre compositori under 35, con probabili formazioni e sensibilità diverse, produrranno quasi certamente cadenze molto differenti tra loro — e questa varietà è probabilmente parte dell’interesse del progetto.
Il K 459, per cui Piras ha scritto la sua cadenza, è il Concerto per pianoforte n. 19 in fa maggiore: un lavoro del 1784, brillante e contrappuntistico nel finale, che offre al solista ampio spazio espressivo. La scelta di questo concerto come uno dei bersagli del progetto suggerisce un’attenzione al repertorio meno frequentato rispetto ai titoli più celebri come il K 466 o il K 488.
Il contesto: Accademia Musicale Valdarnese e la direzione artistica
L’Accademia Musicale Valdarnese è l’ente che organizza il festival in collaborazione con il Comune. La struttura a doppia direzione — artistica con Turini, junior con Cerofolini — riflette probabilmente l’attenzione del festival verso le generazioni più giovani, coerente con la scelta di coinvolgere compositori under 35 nel progetto delle cadenze.
Per chi volesse seguire gli appuntamenti restanti della XXI edizione, il festival prosegue fino al 13 dicembre 2026. Il programma completo è consultabile attraverso i canali ufficiali della manifestazione e le risorse locali dedicate agli eventi culturali della provincia di Arezzo.
Quello che il progetto delle cadenze mozartiane dimostra, al di là dei singoli concerti, è che un festival può scegliere di essere un luogo di produzione oltre che di programmazione. Nove nuove composizioni entrano nel repertorio — piccole, certo, ma reali — e tre compositori giovani si misurano con uno dei linguaggi più esigenti della storia della musica occidentale. È un tipo di scommessa che vale la pena seguire fino in fondo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.