Enrico Ruggeri, “Gli occhi del musicista” si riaprono al mondo: con un’edizione in vinile 23 anni dopo
Il capolavoro del 2003 di Enrico Ruggeri esce domani – 16 gennaio – in un doppio vinile esclusivo color cristallo. Contiene “Nessuno tocchi Caino” e “Primavera a Sarajevo”, presentato a Sanremo.
Con ventitré anni di ritardo rispetto alla sua prima pubblicazione, erano gli anni del CD e la musica in streaming era un disegno di cui si parlava (Napster era già morto) ma che all’epoca non si poteva immaginare avrebbe inglobato tutto il sistema stravolgendolo. All’epoca, tuttavia, erano molti gli artisti che si concentravano quasi esclusivamente sul sopporto CD. Vinili e cassette erano già oggetti di antiquariato.
Troppa fretta. E così oggi, non solo per i collezionisti ma anche per chi ha riscoperto nei vinili e nella diffusione analogica un mercato da rivalutare, a distanza di ventitré anni dalla sua pubblicazione originale “Gli occhi del musicista” album capolavoro di Enrico Ruggeri torna in una veste inedita.
Gli occhi del musicista, storie e sentimenti
Una pubblicazione che arriva in un momento particolarmente significativo: dal 13 gennaio il cantautore è infatti tornato su Rai2 con la terza edizione del programma musicale che richiama proprio il titolo dell’album, “Gli occhi del musicista”.
Un album che si distingue per un racconto musicale molto umano, popolato da personaggi e sentimenti spesso sospesi tra realtà e introspezione. Tra i brani più rappresentativi spicca “A un passo dalle nuvole”, una riflessione poetica sull’amore come forza vitale che accompagna ogni età della vita, mentre “Morirò d’amore” ne indaga invece i risvolti psicologici più profondi e inquieti.
Particolarmente cinematografico è l’approccio narrativo di “Il matrimonio di Maria”, in cui Ruggeri racconta le nozze della protagonista dal punto di vista di un invitato che ha sempre nutrito per lei un amore silenzioso, mai dichiarato, sospeso nella timidezza e nell’incertezza di manifestarsi. Una prospettiva originale che conferma la capacità del cantautore milanese di costruire storie complete in pochi minuti di canzone.

I brani di Sanremo e l’impegno civile
In questo percorso trovano spazio anche due tra i momenti più rilevanti della produzione di Ruggeri in quegli anni. “Nessuno tocchi Caino”, in duetto con la sua compagna Andrea Mirò e presentata proprio al Festival di Sanremo 2003, oltre alla splendida “Primavera a Sarajevo”, con cui il cantautore aveva partecipato all’edizione 2002 della kermesse. Due ritratti d’autore che testimoniano la capacità di Ruggeri di andare al di là delle dimensioni del pop per affrontare temi civili e sociali con profondità e sensibilità, senza mai scadere nella retorica.
Sono brani che hanno segnato un’epoca, portando sul palco dell’Ariston questioni complesse come la pena di morte e le ferite dei conflitti balcanici, in quel periodo molto attuali e drammatiche, temi che Ruggeri ha saputo trattare con la delicatezza e l’intelligenza che da sempre caratterizzano la sua scrittura.
Il tutto con un gusto della ricerca musicale davvero speciale: “Primavera a Sarajevo” è una ballata di sapore balcanico, con strumenti etnici, parole in lingua locale e un’atmosfera che sa di festa, nonostante tutto. Perché la musica risuona a pochi mesi di distanza dal suono delle bombe e delle urla disperate di una città martoriata.
Musicisti di eccellenza
L’album vede la partecipazione di musicisti di straordinario talento che hanno arricchito la tessitura armonica del lavoro: Antonio Marangolo al sax, Mimmo Turone alle tastiere, Tiziano Barbieri al basso, Vittorio Volpe alla batteria, Andrea Allione alla chitarra, Marcello Crocco al flauto, Claudio Capuro e Massimo Boccalini a sax e clarinetto, Mirco Marchelli alla tromba, Marco Lepratto al trombone e Fanette al violoncello.
Una formazione che ha contribuito a creare quel suono raffinato e stratificato che contraddistingue “Gli occhi del musicista”, rendendolo uno degli album più completi e maturi della discografia di Ruggeri.

Uno, dieci, mille Enrico Ruggeri
Nel corso degli ultimi anni Enrico Ruggeri si è divertito a fare molte cose diverse, tutte bene: ha condotto in Tv, ha fatto il dj in radio, ha ridato vita ai Decibel con due album per nulla nostalgici, tornando di tanto in tanto alla TV con progetti elaborati e di spessore.
Un autore che ha sempre scritto in modo industriale il cui ritmo di pubblicazione si è un po’ rallentato: La Caverna di Platone è stato lo scorso anno il suo venticinquesimo album in studio, il terzo in sei anni. Cui si aggiungono due live ufficiali, quattro raccolte e altrettanti album con i Decibel, due vecchissimi e due pubblicati a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, tra 2017 e 2018. E poi cinque romanzi, raccolte di poesie.
A Sanremo è andato undici volte come interprete: due vittorie, una con Morandi e Tozzi (Si può dare di più) e una da solo (Mistero). Quest’anno non ci sarà. Ultimamente ha fatto tagliando in ospedale per l’asportazione di un polipo dalla gola. E se consideriamo il livello di queste canzoni di ventitre anni fa… e quelle di oggi, ci mancherà molto.