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Ingrid Carbone, tra musica e matematica: “Ogni composizione è un teorema che dimostro insieme al pubblico”

Pianista, matematica e divulgatrice, Ingrid Carbone racconta come numeri e note si intrecciano nelle sue conversazioni‑concerto, tra Liszt, Schubert e un nuovo modo di ascoltare e interpretare la musica.

16 Novembre 2025 09:30

Docente di Analisi Matematica all’Università della Calabria e pianista con una solida carriera internazionale, Ingrid Carbone ha costruito un percorso che è assolutamente unico nel suo genere e che l’ha imposta all’attenzione di un pubblico sempre più ampio in Italia e all’estero.

Ingrid Carbone, piano e voce

Dagli album dedicati a Liszt, Schubert e Leoncavallo ai numerosi premi ottenuti all’estero, fino a un format per piano e voce, nel corso delle quali il concerto diventa un pretesto per conversazioni nelle quali musica, matematica e divulgazione, convergono in un rapporto di condivisiione con il pubblico che è davvero singolare e che sfugge a ogni etichetta semplice.

Il tutto in un paese che anche attraverso le sue parole si conferma non facile per una proposta fuori dagli schemi più convenzionali: “L’Italia è certamente un posto complicato nel quale è difficile suonare, soprattutto se hai un progetto che sfugge a quello che è ‘comodo’ portare in un teatro. Io non ho un management, faccio tutto autonomamente: dalla progettazione ai contatti. È un aspetto che mi sta molto stretto, perché finisco per dovermi inventare un lavoro parallelo che non è certo quello del musicista. Inoltre vedo circuiti chiusi, dove girano sempre le stesse persone. Quando porto progetti innovativi mi sento dire che il pubblico non è pronto, ma io sono convinta che spesso non sia pronto chi organizza”.

Accompagnare l’ascolto: il format conversazione‑concerto

Anzi, la risposta dal pubblico sembra sempre molto incoraggiante: “A ogni data so quando inizio e mai quando finisco. Incontro tante persone, tanti giovani curiosi che dopo ogni concerto chiedono, indagano sul mio metodo e sulle mie esperienze. Quindi io non credo che le persone non siano pronte: devono semplicemente essere accompagnate nell’ascolto. La forma standard di concerto funziona sempre meno, viviamo in un tempo in cui l’attenzione è breve, distratta e frammentata. Nelle conversazioni‑concerto creo un attimo di pausa e di riflessione, un tempo di attesa che prepara all’ascolto. A Cagliari, nell’evento tra musica e matematica, ho visto quanto il pubblico reagisca bene quando lo si guida passo dopo passo”.

Musica e matematica: l’approccio analitico

Ogni composizione diventa un teorema da dimostrare: “Il mio modo di studiare è più quello della studiosa di matematica che della pianista tradizionale. Ho un approccio analitico a qualsiasi spartito. Devo capire se una scelta interpretativa funziona, se è ragionevole. Devo capire ogni passaggio e non ho pace finché non ho capito davvero il senso di ciò che leggo. Per me ogni interpretazione è una dimostrazione di un teorema. Un conto è suonare le note, un altro è capire e un altro ancora è realizzare un’idea musicale compiuta.”

Con qualche piccolo percorso più elaborato: “Quando ho studiato ‘San Francesco da Paola che cammina sulle acque’, uno dei momenti più alti della musica di Franz Liszt, non ero completamente soddisfatta. C’era qualcosa che non mi convinceva, un momento poco armonico, quasi una dissonanza proprio alla fine. Ho studiato, ho analizzato, ho verificato ogni singola nota. E alla fine ho capito. Liszt voleva rendere l’idea delle campane che suonano a festa. E tutto ha avuto un senso”.

Ingrid Carbone
Ingrid Carbone durante una delle sue lezioni di matematica – Credits Marianna Zupi (Soundsblog.it)

Ingrid Carbone “La tecnica è necessaria, ma non basta”

Mettere in connessione matematica e musica è un tentativo interessante e non solo un esercizio di tecnicismo fine a se stesso: “I più grandi creativi della musica per pianoforte erano dei musicisti tecnicamente straordinari. Sono convinta che la creatività sia un esercizio controllato della tecnica, una sorta di rifinitura e di liberazione del proprio talento. Io studio lo spartito di altri, non creo nulla. Quando mi siedo al pianoforte non cerco di dimostrare la tecnica ma solo di usarla per raccontare qualcosa: un’atmosfera, un sentimento, un’emozione. Ogni brano diventa un racconto, non solo una struttura formale”.

Liszt, Schubert e la musica che descrive

L’esempio torna a Liszt, le cui composizioni non a caso erano spesso richieste per allestimenti che dovevano essere più teatrali, se non addirittura paesaggistiche che semplicemente musicali: “Il riferimento in questo senso è ‘Jeux d’eau à la Villa d’Este’, che tra l’altro ho inciso. Liszt era un architetto di suoni, sapeva rendere l’idea dell’acqua e della sua intersezione con i giochi di luce con una precisione quasi fisica. Anche nella musica descrittiva, come Vivaldi, parto dallo spartito ma cerco di andare oltre, lavorando con mani e piedi per ottenere l’effetto giusto”.

Altrettanto interessante la relazione tra musica e parole: “Nei Lieder di Liszt e Schubert mi interessa moltissimo il passaggio dalla poesia alla musica: come un testo si trasformi in gesto sonoro. È un lavoro di traduzione in cui analisi ed emozione devono procedere insieme di pari passo”.

Tra concerti e divulgazione

La carriera di Ingrid Carbone si divide tra esibizioni, sala di registrazione con una ricca collezione dui album tra i quali si distinguono oltre quelli dedicati a Liszt (Les Harmonies de l’Esprit, Le Sentiment de la Nature), Schubert (L’enchantement retrouvé) e Leoncavallo, con premi internazionali come ICMA e Global Music Awards.

Dall’estero le chiamate sono molte: “Mi affascinava molto un lavoro che mi era stato richiesto in Nuova Zelanda, ma dovrò rimandare. È un viaggio che richiede tempo e sono molti gli impegni qui. L’idea è quella di proseguire il mio lavoro di analisi e di esecuzione magari ampliandolo a un progetto che potrebbe essere un libro, una lettura con un percorso che non sia solo testuale ma anche di navigazione guidata”.

Molto ambizioso, il tutto in un momento in cui il pubblico viene definito nella migliore delle intenzioni ‘pigro’… : “Non siamo pigri, né tanto meno ignoranti: questa è una scusa comoda. Il problema non è il pubblico, ma l’assenza di strumenti, strutture e di un accompagnamento che consenta a chi vuole approfondire certi aspetti di farlo liberamente. Lavoro da sempre con scuole, università e istituti culturali perché credo che il musicista oggi abbia una responsabilità importante, quella di dare chiavi di accesso senza alzare barriere né creare recinti”.

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