Intervista a Fabrizio Moro: “La mia vera paura è perdere la creatività”
Esce oggi Non ho paura di niente, il nuovo album di Fabrizio Moro, pubblicato a due anni e mezzo di distanza dal precedente: “Un disco sofferto, nato tra notti insonni, dubbi, vecchi fantasmi e una nuova pace con se stesso” ha raccontato il cantautore a Soundsblog.it
Cinquant’anni. Ma non li dimostra. E forse non se li sente nemmeno… “Ho vissuto il giro di boa del mezzo secolo con troppa ansia, chiedendomi cosa sarebbe successo, cosa sarebbe cambiato, che cosa mi sarebbe pesato. E ora che ci sono dentro sono molto più sereno. Mai abbastanza…”
Fabrizio Moro, il disco della verità
Fabrizio Moro arriva a questo nuovo album, il decimo di inediti a due anni e mezzo di distanza dall’EP La mia voce e ben sei da Figli di Nessuno, con la stanchezza di chi ha visto cambiare tutto, nel mondo e nella musica, e la consapevolezza di chi decide di ripartire dalle proprie fragilità. Un disco sofferto. Ma forse anche per questo sereno… “Non ho paura di niente non è un proclama e nemmeno una testimonianza di forza assoluta. Tutti abbiamo sempre e comunque paura di qualcosa. Per me quella più grande era quella di perdere la creatività, la capacità di esprimere tutto quello che avevo dentro. Avevo paura di restare ingrippato negli ingranaggi, e di non sfruttare quei meccanismi che ti permettono di trasformare le emozioni in canzoni”.
Fabrizio Moro, come chiunque, ha vissuto il blackout della pandemia come un periodo difficile da sintetizzare: “Dopo il Covid ci ho messo davvero tanto tempo per riattivarmi: in due anni e mezzo ho scritto più di quaranta brani, ma per mettere a fuoco le cose ci sono voluti mesi. Ho scritto, registrato, rifinito, ripensato e alla fine sono contento perché so che tutto questo tempo è stato necessario”.
Il tempo necessario
Un tempo dilatato che ha prodotto un disco che non nasce di getto, ma per stratificazioni successive, tentativi, scarti, ripensamenti: “È stato un album sofferto a cominciare proprio da Non ho paura di niente, che è la canzone che mi ha sbloccato. All’inizio le prime cose che scrivevo non mi davano una bella sensazione, non sentivo che fossero davvero mie. Poi, dopo un po’, le cose si sono sbloccate e tutto ha cominciato a riprendere forma. Questa canzone è stata quella che forse più di ogni altra ha mostrato la direzione che volevo prendere”.
Ma il sogno vero, però, è sempre quello: “Voglio scrivere canzoni che restano nel tempo. Non sono un ipocrita, so che i numeri sono importanti perché ti permettono di sopravvivere. Ma se su trenta canzoni ne hai almeno due o tre che diventano evergreen, la diferenza è tutta lì. Il sogno è l’immortalità. Non conosco un solo artista che non la sogna…”
La paura come alleata e la generazione di mezzo
Nel titolo del disco sembra esserci una dichiarazione di forza, quasi una sfida. In realtà, dietro c’è molto di più: “Ho paura di tante cose – ammette Moro – quel ‘Non ho paura di niente’ è solo lo sfogo della parte coraggiosa di me, quella che esce allo scoperto quando bisogna alzare la voce. E comunque per fortuna c’è una parte di me che continua ad avere paura. La paura è un alleato, non un nemico: se la incanali bene ti tiene con i piedi per terra, ti fa ragionare. Se ti senti troppo sicuro rischi di perdere il contatto con la realtà e finisci per fare un sacco di stupidaggini”.
Dentro le nuove canzoni c’è anche il racconto di quella che Moro definisce ‘la generazione di mezzo’: “Noi che abbiamo tra i quaranta e i cinquant’anni siamo nel limbo, non siamo giovani e non siamo ancora i vecchi da museo. Siamo cresciuti nel mainstream, a vinile e CD. Ma oggi è tutto virale: sono tutti influencer, tutti cantanti, tutti virali. È facile sentirsi fuori posto in un quadro del genere: passi dalla paura di pensare che la gente si scorderà di quello che hai fatto al desiderio di farti ricordare”.

Arrangiamenti, suono “vecchio” e rifiuto della musica usa e getta
In un’epoca di produzioni velocissime, piattaforme e playlist, Fabrizio Moro rivendica il diritto di prendersi tempo anche in studio: “Amo le canzoni che nascono già arrangiate. Le scrivo pensando a come saranno. Poi alcune cose si affinano per merito dei musicisti e del produttore. Anche se in questo caso Katoo, Francesco Catitti, l’ho tirato dalla mia parte. Siamo partiti con tecnologia, siamo arrivati analogici. È stato coraggioso da parte sua. Un produttore giovane oggi ha un compito più semplice ma anche più complicato allo stesso tempo: ha tutti gli strumenti del mondo, potenzialità tecnologiche impressionanti. Ma in questo disco abbiamo fatto di tutto per non nascondere le canzoni dietro all’elettronica”.
Moro non rinuncia alla sua idea di suono: “Mi piace che le canzoni suonino ‘vecchie’. E cosa più importante io le voglio suonare proprio come sul disco, le voglio suonare sul serio. Non riesco a concepire il mio mondo, sul palco, senza questa garanzia. Anche per questo in studio siamo passati da basso digitale e computer, a una progressiva umanizzazione del brano. Se metti troppa elettronica rischi di cambiare il peso del testo”.
I tempi lunghi delle registrazioni sono anche il frutto di questo approccio: “C’è voluto il tempo che c’è voluto. Preferisco fare le cose con calma, accettare le notti insonni, lavorare finché la canzone non arriva dove deve arrivare. Quando una cosa arriva lo senti, perché capisci che doveva essere proprio così”.
Major, frustrazione e una nuova energia
Dopo tanti anni di carriera, anche il rapporto con il sistema discografico ha attraversato tempeste vere: “C’è stato un momento in cui mi ero proprio rotto le palle – dice Fabrizio senza giri di parole – ero arrivato al punto di non avere più alcun entusiasmo. Non volevo più scrivere canzoni. Avevo la sensazione di non essere considerato all’altezza, di essere sempre quello da mettere in discussione. Poi sono arrivato in BMG e ho trovato dirigenti che hanno messo la musica al centro. Abbiamo ricominciato a parlare di musica: non sono persone che corrono solo dietro ai numeri e all’algoritmo, e lo dimostrano anche gli artisti che hanno in cast. Mi hanno dato un’energia che non sentivo da un sacco di tempo. La priorità, per me, restano sempre le canzoni: la parte film mi interessa, ma di meno”.
La frustrazione, ammette Fabrizio Moro, è stata anche una molla creativa: “Sono un combattente. Nei momenti in cui gli amici erano pochi e io ero in down, la rabbia è diventata un motore. Non bastano i pezzi: ci vogliono talento, determinazione e anche fortuna. Passi tutta la vita ad aspettare, e a volte ti viene voglia di mollare. Ma poi ti rimetti a scrivere. E il giorno dopo è un po’ meglio. E il tunnel è più corto…”
Pace con se stesso, figli adolescenti e il rapporto con il tempo
Nel disco e nelle sue parole c’è spesso l’immagine delle “scatole”, il titolo del suo primo singolo che esce oggi. Scatole dei traslochi, che rappresentano il tempo che passa e scandisce le fasi della vita: “Sono ripartito una infinità di volte, poi ho fatto pace con me stesso dopo un mucchio di separazioni – confessa – magari sarà la vecchiaia (ride), i cinquant’anni. Ma mi sento a posto, non mi sento più obbligato a dover dimostrare qualcosa a tutti i costi. Ho avuto una vita bella, fatta di alti altissimi e di bassi profondi, ma se morissi oggi – a parte che mi roderebbe il culo – avrei tante cose da raccontare a Gesù. Mi sento in debito per tutto quello che ho ricevuto. Sono credente e penso ringrazierà….”.
A cambiare lo sguardo hanno contribuito anche i figli: “Averli adolescenti ti apre a un dialogo diverso e questo mi ha dato un equilibrio maggiore. Casa tua diventa anche quello spazio mentale dove ti rendi conto che, in mezzo a scatole e traslochi, l’unica cosa che conta davvero è con chi condividi il viaggio”.

Sanremo, Baudo e le persone che ti tirano su
Quando gli chiedi di Sanremo, Moro non nasconde una certa fatica: “Sanremo mi ha traumatizzato. Le altre trasmissioni non mi fanno questo effetto, ma lì dovrei davvero prepararmi psicologicamente. È un gran sbattimento, mi mette ansia. E poi credo che il Festival sia cambiato: molta più tv e sempre meno canzoni. Non basta più una bella canzone, a volte nemmeno una canzone splendida. Ci vuole sempre un compromesso, qualcosa da raccontare che va al di là dell’essenza stessa del brano. Il prossimo Sanremo? – alza gli occhi al cielo e riflette – forse non sono pronto abbastanza. Ci vuole tempo per accettare quella maratona”.
Un sorriso arriva quando Fabrizio Moro parla chi lo ha aiutato lungo la strada: “Per me sono state fondamentali le persone che mi hanno dato una mano. Quando ho avuto bisogno, anche se mi sono trovato pochissime volte a chiedere aiuto, ho trovato poche persone che mi hanno dato molto, e per le quali mi taglierei un braccio, e tante dalle quali mi aspettavo qualcosa e che non mi hanno filato. Ricordo tutto. Me la sono legata al dito. Non sono una persona leggera su queste cose, ci ho sofferto molto. Ricordo chi mi ha aiutato ma soprattutto chi mi ha ignorato”.
Pippo Baudo a Sanremo lo ha voluto, protetto e in un certo qual modo sostenuto: “È stato fondamentale. Una persona di potere che può fare quello che vuole di te e della tua canzone, non sempre ti aiuta. Lui invece ha voluto dedicare parte del suo potere a chi da solo non ce l’avrebbe fatta. Non lo dimenticherò mai. Ho voluto essere al suo funerale, fino all’ultimo istante anche per dirgli grazie…”.
La parola al pubblico
Alla fine, Non ho paura di niente sembra la fotografia di un artista che ha attraversato il buio e che oggi si concede il lusso di guardarlo in faccia, senza fingere di essere invincibile. La paura resta lì, al suo posto, a fare da bussola. Le canzoni, invece, sono ancora il modo più onesto per mettere ordine in tutte le scatole che si è portato dietro fino adesso.
E ora c’è il pubblico: “Non vedo l’ora di essere sul palco, di suonare, di portare le mie canzoni alla gente e vedere i loro volti, sentire le loro sensazioni. Il disco è importante. Ma la prova del palco per me è ancora la cosa che conta di più…”
Le date di Fabrizio Moro: firmacopie e meet & greet
Oggi – Roma – Feltrinelli in Via Appia Nuova 427 – ore 18.00
17 novembre – Napoli – Feltrinelli in Piazza dei Martiri – ore 18.00
18 novembre – Bari – Feltrinelli in Via Melo 119 – ore 18.00
20 novembre – Firenze – Feltrinelli in Piazza della Repubblica 26/29 – ore 18.00
21 novembre – Milano – Feltrinelli in Piazza Piemonte 2 – ore 18.30
22 novembre – Torino – Feltrinelli in Piazza C.L.N. 251 – ore 18.00
25 novembre – Catania – Feltrinelli in Via Etnea 283 – ore 18.00
26 novembre – Palermo – Feltrinelli in Via Cavour 133 – ore 18.00
Le date del tour di Fabrizio Moro
2 maggio 2026 – Roma – Palazzo dello Sport
23 ottobre 2026 – Padova – Hall
24 ottobre 2026 – Senigallia (Ancona) – Mamamia
28 ottobre 2026 – Milano – Fabrique
31 ottobre 2026 – Venaria Reale (Torino) – Concordia
6 novembre 2026 – Firenze – Cartiere Carrara
7 novembre 2026 – Bologna – Estragon
12 novembre 2026 – Napoli – Casa della Musica
13 novembre 2026 – Molfetta (Bari) – Eremo Club
15 novembre 2026 – Catania – Land