Home Interviste Intervista Esclusiva, Fabrizio Paterlini pubblica Layers: “Esco dal guscio…”

Intervista Esclusiva, Fabrizio Paterlini pubblica Layers: “Esco dal guscio…”

Il compositore Fabrizio Paterlini pubblica Layers, coraggioso esperimento di un musicista che ha deciso di diventare professionista in un momento di difficoltà personale… “non ho scelto la musica, forse è la musica che ha scelto me”

13 Novembre 2025 17:38

Indossa una maglia di Animals, dei Pink Floyd, jeans, braccia tatuate e ha un aspetto che mi ricorda più un tastierista dei Nine Inch Nails che non un rigoroso musicista di estrazione classica. Il primo impatto è eccellente. Fabrizio Paterlini sa come spiegare la sua musica e non deve sorprendere il fatto che il suo successo, purtroppo, sia soprattutto all’estero. Dunque partiamo da qui…

Fabrizio Paterlini, l’Italia, gli spazi e il mainstream

Come si vive di musica oggi? “Cogliendo le occasioni che capitano, viaggiando molto, non rinunciando alle opportunità che significano viaggio, esperienza, conoscenza, nuove amicizia e forse nuove forme di ispirazione. Ho suonato dappertutto: Nord Europa, Russia, Cina, America. In Italia poco. Quasi nulla…”

E perché? “Perché la musica che propongo va avvicinata poco alla volta e forse spiegata. In Italia ci sarebbe la necessità di suonare in un piccolo posto per 150-200 persone con un minimo di promozione. Poi magari in un teatro più grande, poi in uno più grande. E a distanza di quattro anni forse anche qui avrei il mio pubblico. Tutto questo accade a Utrecht, Valencia, Berlino, persino in Cina. Qui no. Non parlo di radio o di distribuzione tradizionale, non oso nemmeno immaginare qualcosa del genere. Parlo di spazi a misura di chi vuole suonare qualcosa di diverso e anche di chi vuole ascoltare qualcosa di diverso”.

L’Italia del festival e delle canzonette

Interessantissimo il ragionamento che si fa con Fabrizio a proposito del tipo di ascolto che c’è in Italia: “Non so se dipenda dalle major o dal pubblico o da quello che arriva più facilmente alle persone e alla gente. Ma l’algoritmo ha fatto danni enormi. È tutto veloce, istantaneo, servono numeri grandissimi: se no non sei nessuno e finisci macinato nel rumore di fondo. Io ho rifiutato questo concetto. Faccio tutto per conto mio. Ho agenti che vendono il mio spettacolo e vado dove ci sono richieste. Per fortuna sempre di più e con gli anni ho il mio pubblico. Purtroppo non qui”.

Colpa delle canzonette? “Diciamo che l’ascoltatore italiano ama quello che può cantare, ma siamo anche la patria della musica classica e operistica, di Einaudi, Allevi e molti altri. Io sono felice della vita che faccio e di come la faccio. La libertà in questo senso è un valore straordinario”.

“Sopravvissuto a un lavoro normale”

Il suo approccio alla musica per professione arriva tardi: “Avevo un lavoro normale e quando potevo componevo, registravo e suonavo. Poi l’azienda per cui lavoravo mi ha lasciato a casa: e passato il primo momento di evidente sconcerto e paura mi sono deciso a diventare professionista di me stesso. È stata in qualche modo una svolta che mi ha consentito di capire molto di quello che sono e delle risorse che ho. Non tornerei indietro al mio lavoro d’ufficio”.

Qualcuno direbbe che hai scelto la musica: “Quella l’ho sempre scelta, in questo caso forse in modo presuntuoso mi viene da dire che la musica ha scelto me per questo percorso del quale sono così orgoglioso”

Il caso di Fabrizio Paterlini è singolare ma non unico. In Italia ci sono decine, decine di musicisti e autori straordinari che cercano il loro spazio con una ostinazione ammirevoli. Per poi scoprire che, nel suo caso, quasi due milioni di ascoltatori solo su Spotify e vantano 260 milioni di streaming… Al 90% dall’estero. Una cifra considerevole: “La distribuzione digitale è pratica, immediata, funzionale. Io sono un nostalgico dei vecchi supporti ma se riesco a suonare, e la mia musica piace, è più facile che chi la vuole approfondire la scarichi da un telefonino che vada in un negozio a comprarla. Dove magari la troverebbe sepolta sotto promozioni che gli farebbero cambiare idea”.

Layers, il disco che nasce per sovrastrutture

Quindici album di ispirazione anche molto diversa. Layers esce domani, 14 novembre. Insieme a mille-mila altri album. Da dove nasce? “Dalla voglia di non essere più da solo ma di confrontarmi con altre teste e un modo di produzione diverso. Diciamo che sono stato un pochino più audace del solito: ho giocato con live‑looping, archi e un po’ di elettronica. A suonare con me”.

Dunque in scena va un trio e con lui ci sono i LoopArc (violino/violoncello): “Non sono più solo. Sono uscito dal mio guscio e dalla mia comfort zone. A loro ho dato la classica carta bianca. Avevano la mia linea melodica, la struttura di ogni singolo brano, diciamo così. Ma poi sopra hanno messo molto di loro e ogni brano è diventato una architettura di struttura che in qualche modo ha avuto un’autonomia e una definizione diversa da quella che probabilmente avrei pensato all’inizio se fossi stato da solo”.

Fabrizio Paterlini
Fabrizio Paterlini, in uscita con il suo 15esimo album di inediti, Layers – Credits Instagram @fpaterlini (Soundsblog.it)

La composizione verticale

Interessante il concetto di composizione verticale, con un gusto per l’elettronica che è narrativo e non vuole mai indulgere alla scorciatoia o al colpo di scena: “Io continuo a usare in studio e live i miei strumenti di sempre, piano verticale, il mio amatissimo Fender-Rhodes da 70 chili, un Oberheim, un synth, una piccola loop station. Il computer connette tutto: ma suoniamo, suoniamo tutto, dalla prima all’ultima nota”.

In tutto questo Stefano Zeni (violino) e Marco Remondini (violoncello) si possono definire co-autori: “Arrivavano proprio da quel background atipico fatto di musica classica, pop‑rock ed elettronica cui guardavo con interesse e non c’è stato bisogno di dirsi molto. In studio hanno colmato gli spazi e conferito al disco una personalità nuova e diversa”.

Si parla di musica a 360 gradi, di concerti, di Miles Davies, di jazz e prog. Qui c’è il 10% di quello che si potrebbe scrivere. E anche chi scrive si sente un po’ in colpa, chiedendosi perché questa musica italiana sia così difficile da fare ascoltare in Italia.

Consigli per gli acquisti: e i Live

Fabrizio Paterlini nel 2016 ha fondato la Memory Records che gli consente di fare quello che vuole. Dunque, in attesa che il suo nuovo disco sia disponibile, questione di poche ore, un ascolto molto attenta merita Attitude deliziosa rilettura di classici del grunge al pianoforte. Pearl Jam, Alice in Chains e una versione di Black Hole Sun che a Chris Cornell sarebbe piaciuta enormemente.

Qualcosa che vi costringerà a gettare nell’inceneritore tutto quello che pensate della musica piano-solo, quella che si sente negli ascensori, dal dentista, in segreteria telefonica… Attendere prego… E noi attendiamo. Di vederlo presto anche qui. Intanto chi vuole ascoltarlo lo troverà con l’anno nuovo a Groningen, Utrecht, Haarlem, Eindhoven, Anversa, Dusseldorf, Langen e Monaco di Baviera.

Interviste